La password della settimana: l'Africa

16 giugno 2017 ore 16:07, Paolo Pivetti
"La Libia caccia le Ong: parlano con gli scafisti". Così apre Libero dell’11 giugno scorso, che aggiunge: "La Marina militare (libica n.d.r.) intima alle navi dei volontari di andarsene e riporta indietro 570 migranti. Ieri otto morti in un altro naufragio".
Questa è l’Africa, nelle note di dolore di un Mediterraneo ormai trasformato in fossa comune.

AFRICA - Secondo gli antichi Latini terra degli Afri. E il nome Afri potrebbe risalire al fenicio afar, “polvere”; altri lo collegano col berbero ifran, “grotta”. Altri ancora legano il nome greco Aphrikè, ad aphròs, che rappresenta la schiuma delle onde marine. Grande incertezza e forse molta fantasia. Flavio Giuseppe, storico romano di origine giudaica vissuto nel primo secolo dopo Cristo, fa derivare Africa da Epher, nipote di Abramo, i cui discendenti avrebbero invaso la Libia; mentre di Isidoro di Siviglia, teologo e vescovo cattolico vissuto tra il VI e il VII secolo, nelle sue “Etymologiae” fa discendere Africa da aprìcus, “esposto al sole”.
Quello che sta accadendo oggi tra noi e l’Africa, oltre a sfuggire al comune lettore, che preferisce passare a temi più accattivanti: la Brexit, Trump, il proporzionale, il maggioritario, sfugge anche ai politici di mezza Europa. Ma da noi ci sono delle brave Procure che se ne stanno occupando: Palermo, Trapani, Catania. E questo deve dare molto fastidio, perché ha infranto, o perlomeno incrinato, la crosta di reverenza buonista che avvolgeva le Ong, intente a risolvere il problema di far attraversare il Mediterraneo a tutti gli Africani che vogliono migrare, con la stessa metodica caparbietà del bambino che voleva svuotare il mare con un cucchiaio. 
La stampa, comunque, continua ad occuparsi dell’Africa. Repubblica, il 13 giugno, in un’elegante grafica di silhouettes nere, illustra il piano del G20 per quel continente, che nel 2050 arriverà a contare 2,5 miliardi di abitanti: un piano tutto imperniato sull’energia pulita: “Sole e vento a buon mercato per far decollare il continente”. Bello...
Il Giornale, sempre martedì 13, si rifà in un ampio servizio al libro “La carità che uccide” di Dambisa Moyo, economista africana che ha studiato a Oxford e Harvard e ha lavorato per la Banca mondiale e per Goldman Sachs. Ci dice che la pioggia di denaro che cade sull’Africa sotto forma di “aiuti” dal mondo occidentale attraverso le Ong (515 miliardi di dollari negli ultimi 10 anni, una cifra immensa) tiene l’Africa in un’inferiorità perenne e serve soltanto a impoverire quelle popolazioni. L’Ocse infatti conferma che gli aiuti hanno aumentato il tasso di povertà dell’11%. I dittatori africani, oltre ad intascarsi tanta parte degli aiuti, di fronte ai finanziamenti perdono interesse a perseguire obiettivi di sviluppo. E alle Ong che fanno da tramite, spiega ancora il servizio, non conviene che cambi questo sistema che giustifica la loro esistenza.
Anche questa è Africa.

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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