'Ndrangheta e migranti: troppa "Misericordia", il giorno del giudizio

16 maggio 2017 ore 11:18, Americo Mascarucci
"Il centro di accoglienza e la Misericordia erano il bancomat della mafia". E’ duro il giudizio degli inquirenti che stanno indagando sui presunti affari illeciti al Cara di Crotone, indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale antimafia di Catanzaro con a capo il procuratore Nicola Gratteri. Ieri sono scattati gli arresti per 68 persone. Al centro dell’inchiesta vi sarebbe il clan Arena espressione della ‘ndrangheta crotonese che secondo gli inquirenti avrebbe messo le mani sul centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto, il più grande d’Europa con 1200 posti attraverso la locale Confraternita della Misericordia che a sua volta fa parte di una confederazione più ampia chiamata Confederazione delle Misericordie che riunisce oltre 700 confraternite, alle quali aderiscono circa 670 mila iscritti, dei quali oltre 100 mila impegnati permanentemente in opere di carità,
'Ndrangheta e migranti: troppa 'Misericordia', il giorno del giudizio

LE ACCUSE - Secondo gli inquirenti la presunta infiltrazione mafiosa all'interno del Cara sarebbe avvenuta grazie alla complicità del capo della Fraternità di Misericordia Leonardo Sacco, il quale pare facesse in maniera tale che la cosca si aggiudicasse gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per le forniture dei servizi di ristorazione al centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto e di Lampedusa. Appalti affidati secondo l'accusa a imprese appositamente costituite dagli Arena e da altre famiglie di ‘ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all'accoglienza dei migranti.

IL RUOLO DEL PARROCO - Al centro dell'inchiesta vi sarebbe anche il parroco don Edoardo Scordio.
Secondo quanto riporta Repubblica don Scordio avrebbe incassato 3,5 miloni di euro. Denaro prelevato dalle casse del Cara di Crotone sempre con l'aiuto di Leonardo Sacco.  Ogni anno - riporta Repubblica - dal 2006 al 2015, la parrocchia di Maria Assunta retta da Don Scordio avrebbe ricevuto soldi in contanti e in assegni con motivazioni però del tutto inventate secondo la Procura. Gli affari sarebbero iniziati nel 2006, quando la Misericordia smette di gestire il centro gratuitamente e ottiene l'appalto dalla prefettura di Crotone. Lo Stato allora gli avrebbe concesso 1,4 milioni di euro, Sacco ne avrebbe stornato la metà per consegnarli alle aziende colluse e 57.200 li avrebbe versati a don Scordio. Nel 2007 sarebbero entrati 8,3 milioni, Sacco ne avrebbe sottratti 3 e dati alla parrocchia Maria Assunta di Isola Capo Rizzuto 653mila. Nel 2014 avrebbero incassato 14 milioni per la gestione del Cara, trattenendone 4,8 per loro, con un'elargizione a don Scordio da 400mila euro. 
Al vaglio dei magistrati ci sarebbe in particolare un episodio contestato al parroco ed emerso in una intercettazione ambientale captata il 17 giugno 2016. Un imprenditore arrestato, lo definisce del tutto "incapace di gestire il denaro" che spreca in "acquisti futili". Non solo: don Scordio, durante le feste padronali, "pretenderebbe addirittura 200 euro per ogni fedele". Una sorta di quota di partecipazione alla cerimonia.
Tutte accuse che ora dovranno essere dimostrate. Ma se risultassero vere, sarebbe davvero sconcertante vedere quanto business si nasconda dietro il "mercato della misericordia"

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