Cosa c'è dietro il Ceta, il libero scambio col Canada

17 febbraio 2017 ore 14:13, Luca Lippi
Con 408 voti a favore e 254 contrari, il Parlamento Europeo apre le porte al Ceta. Il Ceta è un trattato di libero scambio tra Ue e Canada. Nulla di definitivo, se è vero, come è vero, che con l’approvazione del trattato da parte del Parlamento Europeo una buona parte del Ceta entra immediatamente in vigore, è anche vero che ora la palla passa a ciascuno dei parlamenti nazionali. E’ sufficiente che un solo Paese non lo ratifichi per fare in modo che il Ceta non passi.

COSA PREVEDE IL CETA
Ufficialmente il trattato punta a favorire gli scambi commerciali tra le due aree economiche. Le 2.256 pagine che compongono il corposissimo documento prevedono infatti una riduzione drastica dei diritti doganali, ma soprattutto una “convergenza normativa” tra l’Ue e il Canada. In questo modo, si vuole far sì ad esempio che un’azienda possa effettuare un solo test sui propri prodotti per commercializzare la merce in entrambe le zone. Sono esclusi dal trattato alcuni beni giudicati sensibili, come ad esempio gli organismi geneticamente modificati.
Ciò dovrebbe, sulla carta, permettere al Canada di moltiplicare per dieci le proprie esportazioni di carne verso l’Europa, e alle imprese del Vecchio Continente di incrementare sensibilmente le vendite di formaggi al di là dell’Atlantico. Il Ceta prevede poi un’apertura pari al 30% dei mercati pubblici canadesi alle imprese europee (oggi la quota è pari al 10%), benché quelli dell’Ue siano già aperti al 90%. Infine, il trattato dispone la creazione di una corte arbitrale, chiamata Ics (Investment Court System), incaricata di giudicare le eventuali controversie.

Cosa c'è dietro il Ceta, il libero scambio col Canada

NON SI REGISTRANO ENTUSIASMI
Secondo i detrattori, il testo rischia di colpire il modello agricolo locale, nonché i diritti dei lavoratori, il sistema sanitario e le norme a protezione dei consumatori e dell’ambiente. Senza dimenticare che gli arbitrati potrebbero invadere, se non addirittura schiacciare, il potere legislativo dei parlamenti locali. Per concedere il proprio ok, infatti, la Vallonia aveva imposto modifiche non di poco conto, a cominciare da quella secondo la quale le dispute commerciali saranno sottoposte ad una giurisdizione interamente pubblica. 
Inoltre, dovrà essere effettuata una valutazione, a intervalli regolari, degli impatti socio-economici e ambientali dell’applicazione provvisoria del Ceta. Mentre la Corte di giustizia dell’Unione europea dovrà pronunciarsi sulla compatibilità con le regole comunitarie del tribunale che si dovrà occupare della risoluzione delle controversie tra multinazionali e Stati.
Commenta Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia: “Ancora una volta siamo di fronte a un trattato che intende affermare gli interessi della grande industria, a scapito sia dei cittadini che dei produttori di piccola scala. Ciò di cui abbiamo bisogno è invece l’adozione di un nuovo sistema che ci indirizzi verso una politica commerciale inclusiva, che abbia come punti cardine i bisogni delle persone e del nostro pianeta. Ratificare il Ceta ci allontanerebbe sicuramente da questo obiettivo. Già 3,5 milioni hanno manifestato il loro dissenso firmando la petizione diffusa nei mesi scorsi, è ora di dare loro ascolto!”.
Conclude Pascale: “Chiediamo quindi al Governo italiano che rispetti l’opinione dei cittadini e si schieri finalmente a favore dei produttori locali e dell’ambiente. L’accordo, infatti, include moltissimi temi, dai lavori pubblici alla carne agli ormoni, dal glifosato agli Ogm, tema tra l’altro, su cui si deciderà in gran segreto”.

UN ESEMPIO PER FAR COMPRENDERE MEGLIO
In Europa ci sono 1300 prodotti alimentari a indicazione geografica, 2800 vini e 330 distillati. Di questi, il Ceta ne tutelerebbe solamente 173. Carlo Petrini, presidente di Slow Food spiega: “Questo significa che alcune denominazioni di origine di prodotti legati al territorio e con una tecnica produttiva tradizionale potrebbero essere tranquillamente imitati oltreoceano, senza essere passibili di alcuna sanzione. Attenzione a non pensare che questo sia un discorso protezionista nei confronti dei contadini europei, perché per altre filiere vale al contrario”. 
Prendiamo la produzione di latte, che in Europa soffre a causa della sovrapproduzione e prezzi troppo bassi, mentre in Canada si sono mantenuti livelli di remunerazione soddisfacenti. “Il Ceta aprirebbe il mercato canadese ai prodotti lattiero-caseari europei provocando una caduta dei prezzi oltreoceano e di conseguenza un peggioramento delle condizioni di vita degli allevatori. Il discorso è lo stesso dunque: invece di migliorare le condizioni di chi sta peggio, si innesca una guerra al ribasso che porta al baratro chi produce bene. Queste misure fanno esclusivamente il gioco della grande industria e della speculazione finanziaria”.
Questo non è un discorso specifico per il trattato Ceta, lo è in generale per tutti i trattati di libero scambio. E’ il lato negativo della ‘globalizzazione’, all’interno del quale sopravvive e prolifera solamente il cartello delle lobby mentre per tutti gli altri si configura un meccanismo di abbattimento di prezzi e salari che costituiscono un guadagno per la grande industria ma una sventura per i redditi.

IN CONCLUSIONE
Lo hanno chiamato un atto di fiducia dall’Europarlamento, Cecilia Malmstrom e gli altri parlamentari Ue a favore del Ceta hanno giustificato la scelta:Bisogna cooperare con il Canada, che condivide i nostri valori e i nostri obiettivi. Si tratta di un progetto moderno e ambizioso, buono per l’Europa”. Ma non è finita qui, perché questo voto è stato “uno schiaffo a Donald Trump” e alle sue “manie di protezionismo”, alla Le Pen, presente in aula, “che vuole chiudere la Francia in se stessa come l’Albania”. 
Ancora una volta si configura la divisione in blocchi ideologici senza considerare le implicazioni economiche (quelle che contano). Da una parte ci sono i nazionalisti “xenofobi, retrogradi e populisti”, dall’altra i progressisti globalizzatori. Peccato che Trump, per quanto eccentrico, non sia affatto un pazzo, e le sue pur piccole misure di politica nazionale (anche del protezionismo presunto del Tycoon ci sarebbe da discutere) rappresentano la lungimiranza di un popolo che, insieme agli inglesi, la globalizzazione l’ha inventata: dopo averne abbondantemente approfittato, lasciano il banco prima di perdere l’intera giocata.

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autore / Luca Lippi
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