Dopo Gentiloni, Boldrini: "Svolta sociale". Già finito tempo 'liberale' o un tranello?

17 marzo 2017 ore 10:39, intelligo
Dopo Gentiloni, Boldrini: 'Svolta sociale'. Già finito tempo 'liberale' o un tranello?
Cosa non si fa per non morire di populismo. Dopo Gentiloni, ecco che tocca alla Boldrini ripetere un concetto che forse le stesse elìtes stanno proponendo di dire: «Ora una svolta sociale: 
una tripla A ai Paesi che difendono 
i diritti».
La presidente della Camera fa la eco infatti alle parole del premieche solo ieri aveva dichiarato: "Rimettere l’Europa sociale al centro delle politiche Ue". Finish del capitalismo sfrenato, finish della globalizzazione avevamo scritto? Non è proprio così, la strana coincidenza del ripetersi della parola "sociale" dopo un periodo in cui sembrava quasi una bestemmia, sembra più una riverniciata di falsa socialità ed equità per svuotare dall'interno le tematiche che riguardano i populismi. Fatto sta che i liberali, da ieri in Olanda è evidente, non convincono più e che la crisi è scoppiata. Per capire meglio questo fenomeno è necessario partire da un breve excursus. 
Gira in rete un anonimo aforisma di cui ignoro la provenienza ma che spiega bene i due fenomeni: "Il socialdemocratico è un socialista che è sceso a compromessi con la realtà, il liberale è un anarchico sceso agli stessi compromessi con la realtà". La differenza tra le due visioni c'è e ve la spieghiamo. Rispetto ai liberali, i socialdemocratici sono per la distribuzione del reddito. I primi vivono chiedendo il principio di equità a tutte le fasce di reddito, i secondi non vogliono l'ingerenza dello Stato nel mercato. Ma entrambi, in due periodi storici diversi, sono andati in tilt. I liberali sono passati dalla difesa del libero scambio anti-protezionismo (siamo nell'800) alla promozione del massimo intervento del governo sui temi etici (vedi eutanasia, nozze gay etc). Mentre i socialdemocratici sono passati dall’ideale della proprietà pubblica dei mezzi di produzione all'accettazione dell'economia mista anche se in un quadro di Stato sociale. 
Un'altra differenza è che il liberalismo sfrutta la democrazia, ma ritenendosi pensiero elitario crede di dover governare e guidare le masse ignoranti e il pensiero 'popolare', dunque (lo stiamo vedendo oggi) entra senza neanche accorgersene in collisione con la stessa concezione democratica. Il liberalismo è per i diritti individuali che per loro natura esulano dal concetto di Stato, che non può in alcun modo interferire.
Facendo un esempio pratico: per i socialdemocratici i diritti sociali vengono prima di quelli dei gay, per i liberali sono diritti fondamentali. Entrambi partono, secondo me, da un'analisi parziale della società e dei suoi fenomeni, relegando l'uomo a produttore o lavoratore, come se si possa esaurire qui tutto quello che è e che rappresenta, ma entrambi hanno fatto e stanno facendo uno sforzo stimabile per cercare di trovare una strada alla soddisfazione delle persone. 
La risposta che sembra guardare però all'uomo più nella sua completezza (non solo rispetto a quello che fa o a cui ha diritto) è nelle recenti encicliche di Benedetto XVI (“Deus caritas est” e” Caritas in veritate”): parliamo dei temi della dottrina sociale della Chiesa. Un vero dibattito culturale, sociale ed economico su questi argomenti non è stato portato mai in Parlamento da nessuna forza politica, se non la vecchia Dc ma in maniera impropria e spesso meramente strumentale. 
Parlo dell'umanesimo integrale e solidale che propone vie per l’azione nel rapporto con la natura e la società, per conseguire il bene comune (Lett. Enciclica:” Sollecitudo rei socialis”). Gli sconvolgenti processi di cambiamento dalla globalizzazione fino alla crisi degli Stati nazionali e delle imprese travolte dall'innovazione industriale e quindi sociale può trovare in questo pensiero una reale risposta. Esiste il principio di solidarietà, del lavoro e la dignità del lavoratore, l’equa remunerazione, la distribuzione del reddito, sul libero mercato spiega le opportunità e i rischi della globalizzazione, lascia libertà di movimento ma fondata su valori che prescindono la nostra accettazione o meno perché connaturati ed essenziali alla persona. Studiare per credere. O rifarsi al modello Olivetti, vero cattolico e imprenditore.

#sociale #europa #boldrini
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