Cena avvelenata May-Juncker: tra i due litiganti la Grecia gode

02 maggio 2017 ore 12:31, Luca Lippi
La cena tra la premier britannica Theresa May  e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, è finita male. Juncker  non ha affatto digerito e si è detto "dieci volte più scettico" rispetto a prima "su una soluzione positiva dei negoziati sulla Brexit con il Regno Unito", e secondo il suo entourage, trovandosi nella patria delle scommesse, la probabilità di un fallimento è "superiore al 50%". 
Theresa May dotata di tipico aplomb britannico ha dichiarato: "L'incontro è stato costruttivo".
Secondo quanto riportato da Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung, alla Merkel, l'ex premier lussemburghese avrebbe spiegato che la "May vive in un'altra galassia e si sta facendo illusioni". Un portavoce della Commissione ha rifiutato di commentare, limitandosi a ricordare le dichiarazione di Juncker ai giornalisti a margine del Consiglio europeo di sabato, e cioè che l'incontro di Londra è stato "molto costruttivo", si è svolto "in una atmosfera amichevole".
Cena avvelenata May-Juncker: tra i due litiganti la Grecia gode
L’incontro si è consumato per chiarire i termini del conto salatissimo che la Commissione vorrebbe far pagare alla Gran Bretagna, conto che assume più le note di una buona uscita, una sorta di mancato preavviso. In sostanza la Gran Bretagna dovrebbe pagare la sua quota alla Bce come se fosse ancora parte della Ue per altri due anni, insomma la richiesta sarebbe stata 60-65 miliardi di euro.
La May invece, senza perdere il sorriso avrebbe (secondo il Sunday Times) fatto notare che legalmente il Regno Unito non deve nulla ai Paesi dell'Ue in base ai Trattati.
Anche sulla questione dei diritti dei lavoratori stranieri in territorio britannico non c’è stato accordo. La premier avrebbe detto che la questione dei diritti dei cittadini potrebbe essere risolta all'inizio dei negoziati, nelle prossime settimane al Consiglio europeo di giugno, suggerendo che i cittadini Ue in Gb potrebbero in futuro essere trattati in base agli stessi diritti dei lavoratori stranieri nel Regno Unito. Juncker avrebbe risposto definendo lo scenario "problematico" in quanto i cittadini comunitari godono di una serie di diritti in più. "Credo che tu stia sottostimando ciò, Theresa", le avrebbe detto il presidente della Commissione.
Detto questo, dopo il muro contro muro tra Gb e Ue si sono magicamente spalancate le porte alla Grecia che ha raggiunto un accordo preliminare con i creditori. "I negoziati si sono conclusi", ha annunciato il ministro delle Finanze greco, Euclid Tsakalotos, all'agenzia statale Ana, e ha specificato che al termine di colloqui durati tutta la notte è stato trovato "un accordo tecnico preliminare", in vista dell'incontro del prossimo 22 maggio dei ministri finanziari dell'Eurozona, che dovrà approvare l'intesa.
Tsakalotos si è detto "certo" che l'accordo consentirà alla Grecia di ottenere misure di alleggerimento del debito da parte dei creditori, cosa vitale per il recupero della debole economia del Paese. Secondo l'intesa raggiunta, il governo ellenico si è impegnato a portare a termine ulteriori tagli fiscali con riforme del sistema pensionistico, oltre a rivedere il proprio mercato del lavoro, con privatizzazioni e revisioni finalizzate a rendere l'economia più competitiva.
Le parti hanno anche deciso di adottare un pacchetto di misure di miglioramento della crescita. Il compromesso raggiunto darà il via alla prossima tranche di aiuti per il salvataggio di Atene. La Grecia dovrà restituire 7,5 miliardi di euro a luglio ai suoi creditori: Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale. I colloqui tra il Paese e i suoi creditori erano ripresi lo scorso 29 aprile. Il governo greco nelle scorse settimane aveva deciso, come sollecitato dai creditori, ulteriori tagli alla spesa pubblica per 3,6 miliardi di euro da attuare nel 2019 e nel 2020.
Obiettivo delle riforme è ottenere risparmi pari al 2% del Pil. Se Atene dovesse superare i target, potrà far scattare una serie di misure per rendere meno pesante l'austerità, soprattutto in materia di fiscalità. In una bozza dell'accordo, che l'agenzia Reuters ha avuto modo di vedere, il Fmi ha chiesto ad Atene di raggiungere un surplus pari al 2,2% nel 2018 e del 3,5% l'anno nel periodo 2019-2021. Successivamente, l'obiettivo di surplus dovrebbe scendere all'1,5% l'anno.
Il Fmi, che ritiene insostenibile il debito del Paese, non ha ancora ufficialmente aderito al salvataggio di Atene. La settimana scorsa il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha dichiarato che un accordo sul debito potrebbe essere raggiunto entro il mese.
In conclusione, perso un pezzo, la Gran Bretagna, tanto vale cercare di salvare il salvabile, la Grecia. Tuttavia sono giochi di numeri fini a se stessi perché sarebbe solo una questione di stelle sulla bandiera.

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autore / Luca Lippi
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