La storia del vaccino e perché non c'è ancora quello contro la stupidità

21 aprile 2017 ore 11:01, Paolo Pivetti
Sull’argomento vaccino grava purtroppo una lacuna: nessuno ha ancora inventato il vaccino contro la stupidità. Ma andiamo con ordine. Nel latino classico l’aggettivo vàrius significa, com’è facile intuire, vario. Di qui, attraverso i secoli, deriva, nel latino medievale, l’aggettivo varìolus cioè variegato, screziato: un aggettivo che indica anche l’effetto visivo dell’eruzione cutanea, sull’uomo e su molti animali, di pustole purulente che una volta disseccate lasciano cicatrici bianchicce, profonde e indelebili. Si tratta di una malattia, per molti secoli temuta, il cui germe patogeno fu definito nel latino scientifico varìola virus, per via appunto del variegato effetto visivo prodotto. Nell’italiano corrente, è il vaiolo, una malattia infettiva acuta, contagiosa, di natura virale. Fu individuato chiaramente già nel secolo XVII, e ha rappresentato in passato una delle cause principali di mortalità.
La storia del vaccino e perché non c'è ancora quello contro la stupidità
Nella seconda metà del Settecento, in decenni di studi e osservazioni, il medico inglese Edward Jenner constatò che il vaiolo bovino, o vaccino, era benigno nell’uomo, e che le persone guarite di vaiolo vaccino non si ammalavano mai del temibile e temutissimo vaiolo umano.
Fu nel 1796 che il dottor Jenner decise di inoculare in un bambino, attraverso un taglietto nella cute, del materiale purulento prelevato da pustole presenti nelle mammelle di mucche affette da vaiolo, materiale che conteneva sì il virus del vaiolo, ma vaccinus, per dirla nel latino scientifico: innocuo per l’uomo. Ma da quel momento fu prezioso nella prevenzione della malattia. Ecco come nacque il primo vaccino e la prima vaccinazione della storia: e il nome deriva alla fine dalla docile vacca.

È superfluo ricordare come questa tecnica, consistente nell’inoculare in dose minima una coltura di agente infettivo in un organismo vivente, umano o animale, per provocare immunità generando anticorpi protettivi, sia stata poi ripresa, perfezionata ed applicata con successo da altri scienziati ad altre patologie: da Louis Pasteur, fondatore nell’Ottocento della microbiologia, su, su fino a Jonas Salk e Albert Sabin cui si deve, a metà Novecento, il vaccino contro la poliomielite.

Vaccino: il nome di questa profilassi che ha salvato l’umanità da tanti flagelli nasce dunque da un aggettivo sostantivato che alla lettera significa di vacca. Da esso anche il verbo vaccinare, il sostantivo vaccinazione eccetera: tutte cose positive acquisite da secoli nella nostra vita e nella nostra cultura.
Ma l’uomo cede spesso alla tentazione di farsi del male. Ed eccoci alla superstizione antiscientifica che, in nome di una irresponsabile difesa della vita “naturale” tenta di rimettere in discussione l’efficacia dei vaccini, ributtandoci indietro di secoli.

Appunto: manca il vaccino contro la stupidità.

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autore / Paolo Pivetti
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