Per Dijsselbloem ''Paesi del Sud spendono in donne e alcol''. Ma non è razzismo?

22 marzo 2017 ore 11:11, intelligo
di Stefano Ursi

Parola d'ordine: non discriminare. Ma, evidentemente, non per tutti. Hanno scatenato una vera bufera le parole rilasciate al Frankfurter Allgemeine Zeitung dall'olandese Jeroen Dijsselbloem, presidente dell'Eurogruppo: "I Paesi del Nord Europa hanno dimostrato solidarietà con i Paesi colpiti dalla crisi dell'euro. Io come socialdemocratico do importanza alla solidarietà, ma non possono spendere tutti i soldi in liquori e donne e poi chiedere solidarietà". In sostanza, un'accusa ai Paesi del Sud Europa di scialacquare tutti i propri soldi. Sulla questione si sono espressi gli europarlamentari del Movimento 5 Stelle, che in una nota chiedono che ''Dijsselbloem rassegni immediatamente le dimissioni da presidente dell'Eurogruppo, le sue dichiarazioni sui Paesi del Sud sono inaccettabili. "È inaccettabile che il presidente dell'Eurogruppo, in carica dal 2013, e con in mano le chiavi della moneta unica – attaccano – si esprima in questi termini. La visione di Europa Dijsselbloem è ben evidente nelle politiche di questa Unione: una presunta superiorità economica, morale e anche culturale, dei Paesi del Nord a danno di quelli del Sud. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un'Europa ridotta in macerie dai burocrati come Dijsselbloem". Ma lui non si scusa delle parole rilasciate a Faz e la polemica cresce. Anche dopo le parole del suo portavoce, che ha spiegato come non si riferisse ad alcun Paese o gruppo di Paesi.

Per Dijsselbloem ''Paesi del Sud spendono in donne e alcol''. Ma non è razzismo?
Jeroen Dijsselbloem
E a stretto giro di posta anche l'ex premier Matteo Renzi rincara la dose sul suo profilo Facebook: ''Il Presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha perso una ottima occasione per tacere. In una intervista a un quotidiano tedesco si è lasciato andare a battute stupide - non trovo termine migliore - contro i Paesi del sud Europa a cominciare dall'Italia e dalla Spagna. Penso che gente come Dijsselbloem, che pure appartiene al partito socialista europeo anche se forse non se ne è accorto, non meriti di occupare il ruolo che occupa. E prima si dimette meglio è. Per lui ma anche per la credibilità delle istituzioni europee. Se vuole offendere l'Italia lo faccia al Bar Sport sotto casa sua, non nel suo ruolo istituzionale''. E potremmo andare avanti ancora con altri commenti e prese di posizione indignate. Ma a questo punto occorre farsi una domanda: nell'Europa che detta le regole della comunicazione unica, dell'etica unica, che decide cosa si può dire e cosa no, che bolla chiunque la pensi diversamente come discriminatore e populista, come si può definire l'uscita di Dijsselbloem? Leggerezza, come in molti tenteranno di dire, oppure simbolo di una visione nord-centrica dell'Unione? Di una mentalità, latente ma mai sopita, che si fonda su una presunta supremazia culturale sui Paesi del Sud? Fonte e sostrato di un pensiero radicato, ma paradossalmente base di fondazione della dottrina del politicamente corretto a tutti i costi. Che taccia chiunque sia in dissenso come discriminatore, populista, razzista e xenofobo. E a volte capita che i censori incappino fatalmente nelle maglie del sistema che essi stessi hanno creato.

#Dijsselbloem #Europa #UE #alcol #donne

autore / intelligo
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