Effetto Vajont sulle dighe di Campotosto, "ma senza panico". Delrio convoca tutti

23 gennaio 2017 ore 10:50, Andrea De Angelis
"Nella zona di #Campotosto c’è il secondo bacino più grande d’Europa con tre dighe, una delle quali su una faglia che si è parzialmente riattivata e ci possono essere movimenti importanti di suolo che cascano nel lago, per dirla semplice è l’effetto #Vajont" aveva detto Sergio Bertolucci, aggiungendo che "se si avverte un aumento del rischio, bisogna immediatamente renderlo trasparente alle autorità e alla popolazione". Anche per questo motivo, continuava, "non possiamo assolutamente abbassare la guardia soprattutto per quanto riguarda gli edifici strategici come scuole o ospedali". A parlare così è stato il presidente della #GrandiRischi Sergio #Bertolucci, intervistato ai microfoni del Tg3. Immediatamente i principali quotidiani nazionali hanno ripreso la notizia ed è esploso il caso, vista anche la fonte da cui provenivano tali affermazioni. Poi quello che appare un dietrofront: "La diga di Campotosto non rischia pericolo imminente di effetto Vajont". Allarme rientrato? Insomma. Il messaggio lanciato inizialmente resta. 

Effetto Vajont sulle dighe di Campotosto, 'ma senza panico'. Delrio convoca tutti
Cerchiamo di fare chiarezza. Campotosto intanto è un piccolo comune in provincia de L'Aquila. Quando si parla di Vajont invece bisogna tornare indietro di oltre cinquant'anni, per la precisione al 1963. Il disastro del Vajont fu l'evento occorso la sera del 9 ottobre 1963 nel neo-bacino idroelettrico artificiale del torrente Vajont, a causa della caduta di una colossale frana dal soprastante pendio del Monte Toc nelle acque del sottostante e omonimo bacino lacustre alpino realizzato con l'omonima diga. La conseguente tracimazione dell'acqua contenuta nell'invaso, con effetto di dilavamento delle sponde del lago, e il superamento della diga, provocarono l'inondazione e la distruzione degli abitati del fondovalle veneto, tra cui Longarone. I circa 25 milioni di metri cubi d'acqua che riuscirono a scavalcare l'opera raggiunsero il greto sassoso della valle del Piave e asportarono consistenti detriti, che si riversarono sul settore meridionale di Longarone causando la quasi completa distruzione della cittadina (si salvarono solo il municipio e le case poste a nord di esso) e di altri nuclei limitrofi, e la morte, nel complesso, di circa duemila persone (i dati ufficiali parlano di 1917 vittime, ma non è possibile determinarne con certezza il numero). È stato stimato che l'onda d'urto dovuta allo spostamento d'aria fosse di intensità uguale, se non addirittura superiore, a quella generata dalla bomba atomica sganciata su Hiroshima
Tutto questo è sufficiente per far capire come l'aver pronunciato quel nome lasci, nonostante i passi indietro, tanta preoccupazione nella popolazione. Fare un simile riferimento, infatti, vuol dire sapere di cosa si sta parlando. Specialmente se si è alla guida della Grandi Rischi. Intanto, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Deliro, ha convocato una riunione sulle Grandi dighe delle regioni del #CentroItalia colpite dai recenti eventi. Il ministero esercita, infatti, un'azione di vigilanza tramite la Direzione generale specifica. All'incontro parteciperanno la Protezione civile, il Consiglio superiore dei lavori pubblici, le Regioni coinvolte e i gestori che hanno la responsabilità dei controlli. Sulla questione interviene anche #Enel, che gestisce l'infrastruttura di Campotosto, ribadendo che la struttura è in sicurezza. "A seguito dei recenti eventi sismici non si rileva alcun danno alla diga", è il messaggio.
I soccorritori, intanto, continuano a scavare. Le condizioni dei bambini migliorano con il passare delle ore, mentre non si placano ancora le polemiche su Charlie Hebdo
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