Manchester, Pontecorvo (Comunità ebraica): "E' tempo di "boots on the ground". Trump? Visita epocale"

23 maggio 2017 ore 14:21, Andrea Barcariol
Una notte di sangue e paura a Manchester riaccende l'incubo terrorismo. Un kamikaze si è fatto esplodere alla fine del concerto della cantante Ariana Grande, idolo dei teenager, uccidendo 22 persone (tra cui diversi bambini) e ferendone 59. Una nuova strage che arriva a poco più di un mese dall'attentato terroristico dello scorso 20 aprile a Parigi. IntelligoNews ha contattato Gianluca Pontecorvo, giovane ebreo co-fondatore del Progetto Dreyfus e consigliere dell'UCEI, per sapere il suo punto di vista sia in relazione alla strage sia sulla visita di Donald Trump in Israele.

Manchester, Pontecorvo (Comunità ebraica): 'E' tempo di 'boots on the ground'. Trump? Visita epocale'
Attentato a Manchester, come reagite di fronte a queste drammatiche notizie?

"Nulla a oggi è cambiato da Parigi, Nizza, Tolosa, Berlino, Tel Aviv e Boston. L'odio che certi islamisti radicalizzati provano nei confronti del modello della società occidentale non si ferma nemmeno davanti a ignari adolescenti. È odioso vedere come sui siti islamisti taluni esultino davanti immagini tanto raccapriccianti come quelle della Manchester Arena, mentre qui in Italia ospitiamo personaggi deprecabili come Tariq Ramadan. Anche l'aggiunta di chiodi all'esplosivo del kamikaze non è un nuovo modus operandi, lo hanno imparato dai maestri terroristi palestinesi che già lo adottavano nella prima intifada. L'occidente non può più esimersi da dare una risposta dura, univoca e inequivocabile. Non è accettabile lasciare i nostri figli alla mercé dei terroristi. I leader occidentali hanno la responsabilità di difenderci e non possono più prendere tempo. Non credo che una nuova crociata sia la soluzione ma è arrivato il momento del famoso "boots on the ground".

La visita di Trump da Netanyahu che importanza ha avuto nei rapporti tra Usa e Israele?

"La visita di Trump segna una data epocale rispetto allo scenario geopolitico internazionale, si chiude finalmente un'epoca, quella di Obama, in cui gli Usa hanno creato solo danni con la propria politica estera. Con la nuova amministrazione, Israele ritrova un alleato forte ma al tempo stesso ancora da conoscere e comprendere. Positivo è stato anche l'incontro con il leader palestinese Abu Mazen. Non sono stati lasciati spazi a equivoci e si sono lanciate le basi per un nuovo processo di pace. Interessante in questo senso la dichiarazione del presidente Rivlin: "Spero di addormentarmi in un sogno di pace, spero di non svegliarmi in un incubo". In ultima analisi spero ancora vivamente che, dopo tanto parlarne, si riesca prossimamente a spostare la sede dell'ambasciata Usa a Gerusalemme, come inizialmente promesso dall'amministrazione americana. Incredibilmente Trump ha anche raccolto un record: è sua la prima visita di un presidente in carica al muro del pianto".

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