Oms choc, depressione in aumento: "I giovani si suicidano di più"

24 febbraio 2017 ore 17:06, Andrea De Angelis
Si fa presto a dire depressione. Ma soprattutto a sottovalutarla, perché ci sono malattie, disagi (dall'inglese disease, dove il concetto di male non è presente per indicare un problema fisico) che non riusciamo proprio ad accettare come tali. Insomma, se un nostro anziano parente si rompe il femore siamo lì, vicini al suo letto pronti ad aiutarlo. Consapevoli del guaio subito e dei problemi che dovrà vivere. Se invece la stessa persona soffre di demenza e depressione c'è qualche ostacolo di troppo e finiamo per non provare la stessa attenzione. La stessa emozione. Siamo alla solita, dura resistenza della nostra mente ad accettare che le malattie non sono solo quelle "visibili", come fratture o deformazioni. 

Oms choc, depressione in aumento: 'I giovani si suicidano di più'
I NUMERI
La depressione esiste, eccome se esiste. E merita massima attenzione. Dal 2005 al 2015 la depressione ha visto un aumento del 18,4% dei casi, ma solo la metà di chi ne è colpito ha accesso a cure e trattamenti adeguati, proporzione che, ricorda puntualmente l'Ansa cala al 10% in alcuni paesi particolarmente poveri. Problemi che, nei casi più gravi, portano al suicidio. Nel 2015 quasi ottocentomila persone sono morte togliendosi la vita. E il suicidio rappresenta a livello mondiale l'1,5% di tutti i decessi e, in particolare, è la seconda causa di morte tra i giovani tra i 15 ed i 29 anni di età.

DEPRESSIONE: LET'S TALK

Di qui lo slogan "Depressione, parliamone" (Depression: Let's talk) scelto dall'Oms per celebrare la Giornata mondiale della Salute 2017. Obiettivo, incoraggiare chi ne soffre a parlare della propria esperienza e cercare un aiuto. "Il dato confuta l’opinione comune che questi disturbi siano malattie dei ricchi o dei benestanti. In realtà, in molti Paesi dove ci sono povertà, disoccupazione, guerre civili e conflitti, le persone sono a più alto rischio di soffrire di disturbi d’ansia e di depressione", dice Chisholm. "Le pressioni sui giovani di oggi sono forse senza precedenti. Un altro gruppo vulnerabile sono le donne incinte o che hanno appena partorito"aggiunge lo studioso. Anche i pensionati sono sensibili a questa condizione: "Quando smettiamo di lavorare o perdiamo il nostro partner diventamo più fragili, più soggetti a malattie fisiche e disturbi come la depressione". 
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