Germania, il suicidio di AfD. E Merkel ringrazia

26 aprile 2017 ore 10:20, intelligo
di Alfonso Francia

Dovevano essere la vera rivoluzione elettorale del 2017, la forza politica che più di Nigel Farage e di Marine Le Pen avrebbe contribuito a demolire l’Unione Europea come la conosciamo. E invece Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania) si è condannata da sola, col congresso tenuto a Colonia lo scorso weekend, a restare una forza periferica di estrema destra che non riuscirà a impensierire la sempre più potente Angela Merkel alle elezioni federali di settembre.
La mozione della presidente Frauke Petry, che puntava a portare il partito su posizioni centriste e aprirsi a possibili alleanze per rubare voti alla CDU della cancelliera, non è stata neanche inserita nell’ordine del giorno. Il partito ha deciso di correre da solo, anche a costo di non riuscire a entrare in Parlamento, pur di poter mantenere le sue posizioni xenofobe. Una batosta che si somma alla contemporanea incoronazione della rivale Alice Weidel - 38enne consulente aziendale e omosessuale che vive assieme ai figli e alla compagna anche se il partito dice di difendere la famiglia tradizionale - a leader della prossima campagna elettorale. La quale ha ringraziato promettendo di far finire la correttezza politica “tra i rifiuti della Storia” e consigliando ai turchi che hanno votato a favore della riforma presidenziale di Erdogan di “tornare nel loro paese”, sancendo l’ulteriore spostamento a destra di un partito che non è mai stato esattamente moderato.
Germania, il suicidio di AfD. E Merkel ringrazia
Eppure l’AfD era nato con ambizioni ben diverse: fondato nel 2013 dall’economista e professore universitario Bernd Lucke, si proponeva di unire le élite socioeconomiche del Paese contro la burocrazia redistributiva europea che a suo dire favoriva l’Europa meridionale a discapito dei virtuosi paesi del Nord. Nel programma si parlava di uscita dall’euro o di sua limitazione alle economie più stabili. Un partito certo euroscettico e conservatore, ma lontanissimo dal populismo becero e razzista. Il progetto di Lucke si era però arenato appena due anni dopo con la vittoria al congresso del 2015 proprio di Petry, che aveva tentato di virare il focus del partito dall’economia alle questioni identitarie ispirandosi al Front National della Le Pen. Risultato: nel giro di due anni l’AdF è stato cannibalizzato da sostenitori dell’ultradestra, allontanando tutto l’elettorato moderato inizialmente interessato alle rivendicazioni economiche di Lucke. 
Il paladino della nuova AfD è ormai Björn Höcke, impresentabile leader del partito in Turingia, uno che durante un comizio tenuto in una birreria (ricorda qualcuno?) aveva definito il memoriale dell’Olocausto di Berlino “un monumento della vergogna” e si era lamentato del “culto della colpa” nel quale i tedeschi vivrebbero a causa dello sterminio degli ebrei. Frasi che avevano causato un vespaio a livello nazionale e per le quali Petry aveva cercato di cacciarlo – copiando la strategia della mentore Le Pen che dal Front aveva addirittura espulso il padre per le sue dichiarazioni razziste - ma senza trovare l’appoggio del partito. E la Merkel, senza più seri rivali a destra, sentitamente ringrazia.

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