Eurispes fotografa Sanità e italiani insoddisfatti: quanti si rivolgono al Web

26 gennaio 2017 ore 20:02, Luca Lippi
Secondo una ricerca di Eurispes (‘Rapporto Italia 2017’ ) quasi la metà degli italiani si rivolge al web per cercare consigli e informazioni sulla Salute. L’indagine rileva che il 47,7% degli intervistati utilizza internet per cercare informazioni sui propri disturbi. 
Ad affidarsi al web con maggiore assiduità sono soprattutto i giovanissimi dai 18 ai 24 anni (64,4%). Internet si usa soprattutto per capire a che cosa siano dovuti i sintomi o i disturbi che si avvertono (91,5%). Segue chi cerca online buone pratiche e abitudini utili alla Salute (79,9%), chi si informa su quali esami fare (50,7%) e chi su quali farmaci assumere per il proprio disturbo (47,4%).
Sempre Eurispes, segnala che più di metà degli italiani non è soddisfatto della sanità, una percentuale che al sud supera il 70%. L'istituto europeo vede un 54,3% scontento, contro il 45,6% dei soddisfatti, un dato stabile rispetto a sette anni fa.
Al Nord-Ovest prevale nettamente la soddisfazione (70,3%), che ottiene la maggioranza anche al Nord-Est (56,3%). Del tutto diversa la situazione al Centro-Sud: i giudizi positivi si fermano a poco più di un terzo al Centro (34%, a fronte del 65,9% dei negativi), al 27,6% nelle Isole (72,4% negativi) ed al 26,4% al Sud (73,6% negativi).
"Il disagio più frequente - si legge nell'indagine - sono le lunghe liste di attesa per visite ed esami medici (75,5%). Oltre la metà (53,2%) ha incontrato lunghe liste di attesa per interventi chirurgici, quasi la metà (48,9%) scarsa disponibilità del personale medico ed infermieristico. Nel 42,2% dei casi si denunciano strutture mediche fatiscenti, nel 41,8% condizioni igieniche insoddisfacenti. Oltre un terzo (34,1%) di quanti si sono rivolti alla sanità pubblica ha sperimentato errori medici".
Agli intervistati è stato chiesto se nel corso dell'ultimo anno è capitato loro di dover rinunciare, a causa dei costi eccessivi, ad una serie di spese mediche. 
Le cure dentistiche risultano essere la più frequente rinuncia (31,9%), sia perché solitamente non riconducibili a patologie gravi ed interventi urgenti sia per i costi elevati. Quasi un quarto del campione ha rinunciato a fisioterapia/riabilitazione (23,2%) ed alla prevenzione (22,6%). Il 17,5% ha sacrificato persino medicine e terapie.
In parte anche questa china ha determinato l’aumento di ‘autodiagnosi’ riscontrato nella rilevazione precedente.
Una ricerca di mercato di Gfk, invece, rileva che più di 11 milioni di italiani cercano informazioni sulla salute via web. Ed è in crescita anche l’utilizzo di app per monitorare i parametri vitali. E i medici si adeguano, utilizzando Facebook e LinkedIn e gestendo il paziente a distanza tramite mail e servizi di messaggistica. 
Notizie buone, perché in genere chi si informa sul web è anche più attento alla prevenzione. Ma attenzione: per 4 medici su 10 le informazioni che girano in rete non sono accurate.
Secondo una ricerca di Dottori.it il 49% della popolazione italiana ammette di utilizzare internet come fonte per reperire informazioni sulla propria salute, ma questo per il 52% dei medici non rappresenta un problema, anzi i medici notano un netto miglioramento nel rapporto coi pazienti.
Per il 52% degli specialisti inoltre, grazie alla rete, il rapporto medico-paziente è diventato più interattivo, per il 15% più personalizzato e per l’8% più approfondito. Il 45% dei medici ha notato un ulteriore beneficio ovvero una maggiore attenzione da parte dei pazienti nel cercare e richiedere la consulenza direttamente allo specialista che si possa occupare di una determinata patologia.


Ma quali criticità si possono celare dietro questa forma di consultazione?
Nonostante i numerosi pro riscontrati dagli addetti ai lavori, è inevitabile trovare anche qualche aspetto negativo: il 39% dei professionisti dichiara di incontrare pazienti più allarmati da ciò che hanno reperito sul web per quanto riguarda i propri sintomi. Questo perché i pazienti ripongono troppa fiducia sulle risposte trovate su internet e la maggior parte tende a farsi delle autodiagnosi prima di aver consultato uno specialista.
Detto questo però il 34% dei medici sostiene che la rete ha un ruolo davvero importante nella prevenzione in quanto i pazienti sono sempre più attenti a tutti i temi riguardanti questo specifico argomento.
Il sondaggio di dottori.it  ha rivelato inoltre che per il 22% dei medici italiani sia aumentata l’inclinazione da parte dei pazienti al fai da te in materia di salute, la fiducia nel medico, tuttavia, rimane indiscussa e solo per il 13% degli specialisti è calata a causa dell’utilizzo della rete. Un ulteriore dato emerso è che solo l’8% degli addetti ai lavori ha incontrato una maggiore disinvoltura nell’affrontare, da parte dei pazienti, problemi di natura “imbarazzante”.
Soluzioni? 
Un uso etico del digitale in medicina. “Ben vengano le campagne di educazione sanitaria” scrivono Letizia Affinito e Walter Ricciardi in E-patient e social media . Ma non si dovrebbe mai sostituire il parere di un medico con quello del dottor Web.
In conclusione, ecco un riassunto dei dati emersi dalla ricerca effettuata riguardo al paziente 2.0 secondo l’opinione dei medici:
-Più attivo nel cercare un medico/professionista in grado di rispondere alle sue esigenze: 45%
-Più allarmato da quello che legge in merito ai propri malesseri: 39%
-Più incline all’autodiagnosi: 38%
-Più informato su tematiche come prevenzione, comportamenti corretti/scorretti, ecc.: 34&
-Più influenzabile dai racconti trovati in rete di altri soggetti con in propri sintomi: 34%
-Più incline a cercare da solo una cura per i suoi problemi o quelli dei suoi parenti: 22%
-Meno fiducioso nel parere del medico: 13%
-Più ipocondriaco: 12%
-Meno timoroso nell’affrontare patologie o problematiche per lui/lei imbarazzanti: 8%

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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