Pa senza giovani dipendenti: neanche il 3%. Boom di 50enni

27 marzo 2017 ore 12:43, Andrea Barcariol
Pochi, privilegiati e anziani, è la fotografia del pubblico impiego fatta dall’Aran, dove meno del 3% dei lavoratori è sotto la soglia dei 30 anni. Esattamente sono il 2,7%, meno di 3 su 100 i giovani sotto i 30 anni che lavorano nella Pa. Volendo spingersi a considerare i lavoratori che hanno meno di 35 anni il quadro non risulta molto più confortante: sono il 6,8% del totale, nemmeno 7 ogni 100 lavoratori. 
Il dato emerge, come anticipato, dall’aggiornamento al 2015 appena pubblicato dall’Agenzia che si occupa di pubblico impiego. Su oltre 3 milioni di dipendenti pubblici, quelli tra i 18 e i 29 anni si fermano a quota 81.746, che diventano 205.333 ponendo come limite i 34 anni. Insomma i giovani nella P.a. scarseggiano, tanto che l’età media ha superato i 50 anni.  
Per quello che riguarda i lavoratori con contratti a tempo indeterminato, tranne le forze dell’ordine (41,4), sono tutti over50: medici (53,1), dirigenti (54,4), docenti della scuola (51,2), professori e ricercatori universitari (53,2). 
Allargando lo sguardo agli ultimi 15 anni, dal 2001 al 2015, dai dati emerge il rapido invecchiamento dei lavoratori della pubblica amministrazione. L’età media è passata da 44,2 anni a 50,4 nel complesso: i dipendenti di Regioni e Comuni hanno preso 6,8 anni, quelli della sanità 4,9, le forze armate 5,4, i corpi di polizia 9,5, i ministeri 8,1, la scuola 4,5. 

Pa senza giovani dipendenti: neanche il 3%. Boom di 50enni

L'età media dei lavoratori del comparto risulta, infatti, essere sempre più alta, la sostituzione con forze fresche appare un'utopia, la familiarità con le nuove tecnologie latita e quando necessario deve essere preceduto dalla formazione e dall’aggiornamento che ha comunque un costo notevole e non sempre destinato a rivelarsi un buon investimento.
Certo non tutto può essere letto attraverso la lente del semplice fattore anagrafico. 
Non mancano i dipendenti pubblici magari non più giovanissimi che si tengono assolutamente al passo con i tempi e sono in grado di dare lezioni di informatica ai venti-trentenni. Ma è anche vero che parlando con chi lavora nelle strutture dello Stato spesso si incappa in lavoratori che per una semplice determina dirigenziale fanno decine se non centinaia di copie invece di ricorrere all'uso della posta elettronica.
Il segretario generale della Confsal Unsa, Massimo Battaglia dichiara a proposito: “C’è un problema di ricambio generazionale che, oltre che sulla quantità, si riflette anche sulla qualità dei servizi”, aggiungendo che negli ultimi tre anni “si sono persi 224.049 posti di lavoro”. 
La Fp Cgil ha effettuato di recente un calcolo sui fabbisogni nella Pa “La stima oscilla sulle 160 mila unità”, ha avvertito la segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino. 
Secondo un dossier sempre della Fp Cgil che risale a gennaio ci sono situazioni davvero fuori controllo. Nel Lazio l’età media di chi lavora nel settore della sanità pubblica è di 52 anni. In provincia di Latina addirittura supera i 54 anni. Nove anni prima era rispettivamente di 47,22 e 49,86. 
Secondo la Funzione Pubblica della Cgil il commissariamento è stato disastroso: negli ultimi 10 anni (dal 2006 al 2016) il personale del servizio pubblico del Lazio è passato da 54.727 unità a 43.233, con un saldo negativo di 11.494 unità tra operatori del comparto e infermieri. 
Secondo il Rapporto Oasi 2016, l’Osservatorio sulle Aziende e sul Sistema sanitario Italiano, nel 2014 i medici dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale presentavano una età media pari a 53 anni, mentre l’età media di chi operava all’interno delle varie professioni sanitarie era di 47 anni, un problema in un ambiente dove l’innovazione è decisiva. La conferma arriva anche dai dati Eurostat, secondo cui l’Italia è il Paese dell’Ue con la più alta percentuale di medici con un età pari o maggiore di 55 anni: sono il 52% dei medici italiani. Cifre simili solo a quelle di Bulgaria e Cipro. 
Volendo cambiare settore, i vigili urbani di Roma hanno un’età media di 53 anni. A Palermo un vigile su 3 ha più di 57 anni.
Per parlare dei professori italiani: secondo i dati Eurostat riferiti al 2015 i docenti italiani che hanno meno di 40 anni nelle scuole secondarie di primo e secondo grado sono il 10,3%. Siamo gli ultimi in Europa. Austria e Germania hanno una percentuale due volte e mezzo più alta, Spagna e Francia più del triplo. 

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