Berlino, l'autista polacco ucciso nel camion per compiere l'attentato

28 dicembre 2016 ore 11:01, Adriano Scianca
Emergono nuove verità sull'attentato di Berlino. Si era detto che Anis Amri avesse “dirottato” il tir guidato dal polacco Lukasz Urban, costringendo quest'ultimo a scagliarsi sulla folla, poi era emersa la possibilità di una lotta nell'abitacolo con la quale il legittimo guidatore del mezzo avrebbe tentato di evitare la strage. Ora l'autopsia svela la verità: l'uomo è stato ucciso con un colpo alla testa tra le 16.30 e le 17.30.

Berlino, l'autista polacco ucciso nel camion per compiere l'attentato

I medici escludono quindi che Urban “sia stato in grado di agire con consapevolezza” e quindi “di aggrapparsi al volante durante l'attentato”. Intanto emergono nuovi dettagli sugli spostamenti del terrorista. Dopo l'attentato, l'uomo ha viaggiato per l'Europa per far perdere le sue tracce. La mattina del 22 dicembre ha preso un treno ad alta velocità che dalla stazione di Lione lo ha portato a Chamberry, in Alta Savoia. Il treno ha proseguito fino a  Bardonecchia, nel Torinese. Amri, forse per far perdere le sue tracce, è sceso dal Tgv anche se aveva fatto il biglietto fino a Milano. Dopo un'ora di attesa, ha preso un treno regionale per Torino, dove ha atteso un'altra ora prima di imbarcarsi sul treno regionale che lo ha condotto nella stazione di Milano Centrale intorno all'una di notte del 23 di dicembre. Due ore dopo era alla stazione ferroviaria di Sesto San Giovanni, dove avrebbe potuto prendere un autobus di linea diretto nel Sud Italia o in Nord Africa. 

La Digos indaga sugli eventuali appoggi dati al fuggiasco. All'attenzione degli inquirenti ci sono i filmati delle telecamere nelle stazioni di Milano, Torino e Sesto per verificare i movimenti del tunisino e l'eventuale presenza di complici. Finora, però, non sarebbero emersi elementi che indichino la presenza di persone che si siano avvicinate all'uomo. Si sta anche scavando nel suo passato da detenuto in diversi carceri siciliane per capire se qualcuno risiede ora nell'area di Sesto. L'ipotesi è che l'uomo sia arrivato in Italia per procurarsi documenti falsi, che aveva già ottenuto in passato.
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