Brexit non scherza più, da marzo operativa e 'hard': i piani di May

28 febbraio 2017 ore 13:32, Luca Lippi
Theresa May ha l’intenzione di affermare il prossimo mese che gli immigrati in arrivo dal continente dopo l’avvio dell’articolo 50, previsto entro la fine di marzo, non avranno più automaticamente il diritto di rimanere in modo permanente nel Paese. Non solo, potranno anche essere soggetti a un visto di lavoro e vedersi limitare l’accesso ai benefit. 
In sostanza, arriva la stretta, peraltro naturale, alla libera circolazione nel Regno Unito sui cittadini Ue che pensano di trasferirsi al di là della Manica.
Dalle colonne de ‘Il Telegraph’ si legge anche di un’ipotesi già ampiamente concreta, addirittura si indica la data dopo la quale si interrompe la ‘libera circolazione’, il 15 marzo.
In concreto, però, Downing Street ha chiarito che non intende prendere decisioni unilaterali prima che sia raggiunto un accordo con Bruxelles sul futuro dei cittadini Ue residenti nel Regno e gli «expat» britannici che vivono nel continente. Per questo motivo la data indicata dal Telegraph sembra più un auspicio che una vera e propria indicazione governativa.

Brexit non scherza più, da marzo operativa e 'hard': i piani di May

Le speculazioni fatte dai media hanno spinto un alto diplomatico di Bruxelles a dichiarare al Guardian che “finchè il Regno Unito è uno Stato membro ha i suoi diritti e doveri”, sottolineando che Londra si potrà comportare in modo autonomo solo una volta che sarà uscita dall’Unione. 
La questione degli immigrati non è l’unica che deve gestire May nel complesso passaggio della Brexit, c’è anche quella della Scozia.

I NUOVI IMMIGRATI
In concreto,  la May non ha alcuna intenzione di stabilire un blocco della liberazione dal 15 marzo, la data è l’indicazione del giorno in cui parte la procedura di uscita dall’Ue. In ogni caso quello che potrebbe accadere a Italiani, francesi, tedeschi, polacchi appena sbarcati dall'aereo, con un contratto di lavoro o un permesso studio o ancora residenti da lungo tempo in Inghilterra usciti solo per un week-end sul continente, non è ancora definito ed è al centro di un attento e delicato processo di studio da parte delle istituzioni britanniche preposte. In sostanza il Regno dovrà stabilire la procedura più veloce e sicura per consentire lo status di chi è ‘già dentro’ ma che si viole muovere per l’Europa. 

RIGUARDO LA SCOZIA
Da Edimburgo circolano indiscrezioni che il governo autonomo scozzese guidato dalla premier Nicola Sturgeon, davanti alla minaccia di una "hard Brexit", una Brexit dura, che porterà il Regno Unito fuori non solo dalla Ue, ma pure dal mercato comune e dall'unione doganale, convocherà un secondo referendum per l'indipendenza dalla Gran Bretagna, con lo scopo di ottenere la sospirata sovranità (come provò a fare senza successo nel referendum del 2014) e di restare nella Ue. 
Il governo di Londra ha ribadito oggi la sua posizione contraria, affermando che un nuovo referendum è da escludere. Resta comunque il rischio che un eventuale muro contro muro blocchi il processo di devolution. La premier infatti ha la possibilità di negare il referendum ma una decisione di questo tipo rischia di provocare una vera e propria crisi costituzionale e anche lo sfaldamento del Paese. 

IN CONCLUSIONE
Prima che May invochi l'articolo 50 bisogna attendere il voto della camera dei Lord, che a differenza di quello dei Comuni potrebbe mettere condizioni alla Brexit, come il diritto dei 3 milioni di residenti europei di rimanere qui e un voto del parlamento sull'accordo finale con la Ue.
In ogni caso nulla che non sia risolvibile semplicemente usando il proverbiale buon senso degli Inglesi.

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autore / Luca Lippi
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