Migranti, D. Contucci (Polizia): ''Vi dico come siamo arrivati all'emergenza''

28 luglio 2017 ore 17:51, Stefano Ursi
''Dalla passione alla rabbia'', così si intitola il libro di Daniele Contucci, Assistente Capo Polizia in forza alla Direzione Centrale Immigrazione e Polizia delle Frontiere del Sindacato Consap. Un libro, spiega Contucci, ''che racconta tutto il mio percorso''. IntelligoNews ha chiesto a Contucci di raccontare la sua esperienza sul campo, e di fornirci un parere sugli ultimi sviluppi della crisi migratoria. Dall'ultima porta in faccia all'Italia dalla Corte di Giustizia UE, passando per il codice delle Ong e un flusso enorme, epocale, che non si ferma. Perché si è giunti a questa emergenza? Come si può arginarla?

Migranti, D. Contucci (Polizia): ''Vi dico come siamo arrivati all'emergenza''
Daniele Contucci
Dalla Corte di giustizia UE, che conferma Dublino anche in emergenza, un'altra porta in faccia all'Italia?

''Il trattato di Dublino, nelle sue tre edizioni, ha confermato questo: il migrante che sbarca deve fare richiesta al primo Paese di approdo. E nello specifico nel quadrante Mediterraneo la maggior parte arriva dalle coste libiche in Italia. E quindi fanno richiesta qui. C'è poi il sistema Dublinet, dove vengono inseriti i dati, che vengono confrontati dopo il fotosegnalamento con altri nominativi inseriti da Paesi europei: per cui se la stessa persona ha fatto già richiesta o è stata fotosegnalata ad esempio in Italia e poi, per esempio in Germania, però entrata in Germania, questa viene rimandata qui perché l'iter di richiesta asilo politico deve essere fatta in Italia. Dunque tutto confermato, come nella missione Triton e poi in quella chiamata Sofia, per cui le persone raccolte nel Mediterraneo devono essere portate in Italia, da qualsiasi nave utilizzata nelle missioni. E da qui la richiesta e l'iter di cui sopra. Io lavoro alla Direzione Centrale Immigrazione e Polizia delle Frontiere, ho fatto parte dell'URI (Unità Rapida di Intervento) e ho avuto modo di operare al C.A.R.A. di Mineo, che è il centro richiedenti asilo più grande d'Europa; qui, come task force specializzata, avevamo ridotto i tempi di permanenza da 18 a 6 mesi, quindi di un anno. Stranamente, però, questa task-force è stata demansionata e poi chiusa. Su questo sono state presentate anche due interrogazioni parlamentari, una delle quali in sede Copasir da Tofalo (M5S) e Grimoldi (LN), alle quali Alfano allora non rispose. Io ho denunciato questo, oltre all'esposizione degli agenti alle malattie infettive relativamente agli sbarchi e i centomila non fotosegnalati fra 2014 e 2015, cosa gravissima e tale da non permettere di accertare per tutti che il primo Paese di sbarco era l'Italia''.

Le Ong hanno contestato il codice di condotta proposto nell'incontro al Viminale: che ne pensa? Servirebbe un codice?

''Assolutamente sì, ma se il Trattato di Dublino nella versione 3, confermato nel 2013 dal governo Renzi, non è mai stato rivisto in questa parte, e le regole di ingaggio di Triton dicono che le navi di soccorso devono portare i migranti in Italia, primo Paese d'approdo, parliamo di nulla. Poi le ong inizialmente erano marginali ma sono aumentate sempre di più, chissà come mai; dietro questo, lo dicono le indagini della magistratura ancora in corso, ci sono interessi enormi. Da chi sono finanziate? Perché hanno dei costi incredibili''.

Da professionista che vive e lavora ancora in questo comparto: la questione immigrazione come si risolve? Che si fa adesso?

''Io innanzitutto ritengo che ci sia una volontà internazionale, con qualcuno che finanzia queste operazioni, di far arrivare più migranti possibili. Più migranti arrivano e più fondi si mettono in moto: considerando che ogni migrante ha un costo di 35 euro, moltiplichiamo questa cifra per 12/14 mesi ovvero da quando sbarca a quando la commissione territoriale decide quale che tipo di titolo dare, fra cui quello di 'motivi umanitari' che è molto discutibile perchè esiste solo qui, in Europa no. In tre anni, dal 2014 al 2016 sono entrare mezzo milione di persone, nel 2017 ne sono previste oltre 200.000. Facciamoci un'idea di che business si mette in moto. Facendo parte di questa unità altamente specializzata sul territorio nazionale, si andava ovunque servisse e ci fosse un'emergenza: ma siamo stati prima demansionati e poi la task force è stata chiusa. Io ho scritto un libro, ''Dalla passione alla rabbia'', che racconta tutto il mio percorso, quello che ho denunciato come esponente sindacale, perchè altrimenti non potrei parlare. La storia di un poliziotto semplice, che si è permesso di denunciare cose scomode contro il sistema, inteso come poteri forti. Il fallimento dell'immigrazione. Ma ad un certo punto tutti sono spariti, sono rimasto solo in questa battaglia, isolato e abbandonato. Ho evidentemente toccato gli interessi di qualcuno, specialmente in relazione al C.A.R.A. di Mineo, che è il simbolo di tutto quanto abbiamo detto finora. L'interesse a far venire queste persone c'è, ormai è evidente. Qui siamo di fronte ad un fenomeno epocale, ma i vari governi non hanno fatto nulla per contenerlo: tramite accordi con i Paesi di partenza, provenienza e transito dei migranti, magari creando delle operazioni cuscinetto in Libia, cosa che forse si farà ora ma che andava fatta tempo fa. Con corridoi umanitari devono arrivare le persone che scappano dalle guerre, ma il resto sono migranti economici quindi non hanno alcun titolo. E quelli che dovrebbero essere rimpatriati non lo sono, andando ad ingrossare le fila della malavita, creando poi uno scontro sociale con la popolazione talmente forte che è inevitabile: perché quando ci si trova di fronte a persone con cultura, storia e tradizioni totalmente diverse dalle nostre, la via più facile è che vengano inglobate nel crimine. Il mio libro racconta bene cosa accadeva nella zona del C.A.R.A. di Mineo, come ad esempio persone impiegate ad esempio nel lavoro dei campi a pochi euro, cosa che serve per abbassare i diritti dei lavoratori e avere manodopera a bassissimo costo, che viene sfruttata. E il malcontento cresce, specialmente dove la disoccupazione è forte. Ovviamente, nei mass media nazionali non ho avuto molto risalto, se non per la questione delle malattie infettive, ma si tratta sempre di una voce marginale. Tempo fa feci un'intervista e le informazioni che rilasciai le trovai poi in un libro sull'immigrazione, fatte proprie e depotenziate dall'autore. Che non poteva averle se io non gliele avessi date. Nel tempo si è fatto di tutto per non farmi più raccontare queste esperienze vissute, perchè sono divenuto scomodo''.

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autore / Stefano Ursi
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