Microchip nel cervello per pensieri in file: Elon Musk realizza Orwell

28 marzo 2017 ore 15:16, Andrea De Angelis
Dalla tecnologia al tecnologismo il passaggio è breve. Specialmente se si arriva all'idea di concepire un microchip da inserire nel cervello. Più connessi di così non si può. Del resto in una società dove la velocità e il consumo sono i due comandamenti principali, poterlo fare in modo più rapido e meno dispendioso possibile è un'opportunità che molti non vorranno perdere. Ad andare persa però potrebbe essere la libertà di scegliere. Entrare nelle nostre teste è ciò che non dovremmo permettere mai, nè lentamente nè a passo svelto. Il problema è che spesso lo si fa senza neanche accorgersene.

Microchip nel cervello per pensieri in file: Elon Musk realizza Orwell
ELON MUSK HA UN SOGNO
Collegare il computer al cervello. Non i cervelli ai computer, cosa che facciamo quotidiamente in modo, come dicevamo, più o meno consapevole. Basti pensare alle volte in cui guardiamo il display dello smartphone senza che suoni. Si chiama dipendenza. Adesso si vuole provare con la strada contraria. Roba da fantascienza, secondo alcuni. Eppure non è su un set cinematografico che si procede in tale direzione, anzi. L'obiettivo è proprio quello di rendere non solo reale, ma addirittura normale tutto ciò. Un po' come prima e dopo le automobili, o quando ancora non era possibile telefonare se non all'interno di una abitazione. Adesso, invece, lo si fa anche in metropolitana. 

IL PROGETTO
Come scrive il Corriere, ancora nessun annuncio ufficiale. Eppure la Neuralink si è registrata in California come società di ricerca medica già a luglio. Ancora un’entità embrionale con obiettivi molto lontani nel tempo. Si pensa a un'interfaccia diretta corticale: cioè un sistema che permette il trasferimento dell’intelligenza artificiale direttamente nel cervello, e che potrebbe permettere agli esseri umani di aumentare le loro abilità e quindi competere nel futuro mondo invaso da robot. Il sogno, in sostanza è uno: trasformare i nostri pensieri in file da scaricare sul computer. Collegare dunque i computer ai cervelli. Cosa ne sarà? Vale quanto disse San Giovanni Paolo II per la globalizzazione: non è né un bene né un male, dipende da che utilizzo se ne farà. Ed è, per citare Zichichi, la vecchia partita tra scienza e tecnica a finire sullo sfondo. 

Microchip nel cervello per pensieri in file: Elon Musk realizza Orwell
LO DICEVA ORWELL
"Vuole trasformarci in cyborg". "Si vuole creare l'ibrido uomo-macchina". I commenti in rete si sono moltiplicati praticamente subito. Ma c'è anche chi torna più indietro nel tempo. Né George Orwell, né Aldous Huxley si erano spinti così lontano da poter prevedere l’avvento di una popolazione controllata da microchip sottocutanei. "1984" e "Il Mondo Nuovo" hanno preceduto, almeno nella narrazione, alcune scoperte future. Già nel 1932 Huxley era arrivato a prevedere addirittura un sistema in cui gli abitanti sono concepiti e prodotti industrialmente in provetta. La rinuncia a ogni emozione, privacy, libero arbitrio che contraddistingue il Grande Fratello di Orwell e lo stato totalitario di Huxley offrono però ancora in minima parte una via di fuga. Quella che adesso, secondo i detrattori dei microchip, potrebbero venire meno. Ma forse è ancora fantascienza. E poi c'è il transumanesimo, un movimento culturale che sostiene l'uso delle scoperte scientifiche e tecnologiche per aumentare le capacità fisiche e cognitive e migliorare quegli aspetti della condizione umana che sono considerati indesiderabili, come la malattia e l'invecchiamento, in vista anche di una possibile trasformazione post umana. Il concetto di ibrido, dunque, sembra tornare.

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