Padoan non ci sta. A Ue: "Procedura infrazione allarmante, correzione ad aprile"

03 febbraio 2017 ore 10:56, Luca Lippi
Il ministro #Padoan, in audizione al Senato, rispondendo alla richiesta di correzioni sulla manovra 2017 ha dichiarato: “#Correzione richiesta indispensabile”, una #procedura di infrazione sarebbe “#allarmante”.
Padoan ha chiarito che la correzione “indispensabile” sarà da 3,4 miliardi, pari allo 0.2% promesso a Bruxelles, un miliardo atteso dalla lotta all’evasione. Il commissariamento “comporterebbe costi più alti”. E “le misure” necessarie ad aggiustare i conti “verranno adottate al più tardi entro fine aprile, presumibilmente anche prima”.
In concreto, è quanto lo stesso Padoan ha previsto e poi comunicato nella lettera scritta a Bruxelles che doveva contenere la risposta alla revisione dei conti da parte della commissione Ue. La scadenza della risposta era il 1 febbraio ed è stata rispettata.
La Commissione si trova ora di fronte ad una scelta difficile e carica di conseguenze: aprire o no la prima procedura per debito eccessivo della storia del Six-Pack. La procedura per debito eccessivo non è mai scattata. E’ stata introdotta con il Two-Pack nel 2013 ma l’Italia, appena uscita dall’altra procedura, ha goduto fino al 2015 di una fase transitoria in cui non si applicava. Ora la fase è finita e per la Commissione è proprio dal 2015 che Roma viola la norma, nonostante la flessibilità accordata.
Senza lo sforzo supplementare credibile dello 0,2% chiesto dalla Ue, il deficit strutturale italiano è destinato a salire, certificando il mancato raggiungimento degli obiettivi per il terzo anno consecutivo, circostanza che porta a far scattare la procedura per debito eccessivo, ma sempre dopo una decisione politica della Commissione.

Padoan non ci sta. A Ue: 'Procedura infrazione allarmante, correzione ad aprile'

Il ministro dell’Economia ha comunque rassicurato l’Unione europea di adottare una correzione dei conti pubblici pari allo 0,2% del Pil. Nessuna nuova manovra ma tagli di spesa e lotta all’evasione per ridurre lo scostamento dall’obiettivo di medio termine.
Lo ha fatto con una lettera nella quale ha allegato un rapporto contenente un’analisi approfondita dei fattori rilevanti che hanno influenzato l’andamento del debito in Italia.

Terremoto e migranti
Sono questi i fattori rilevanti che hanno richiesto all’Italia sforzi non previsti e l’hanno portata fuori dal percorso di stabilità. Lo sciame sismico che da agosto colpisce il centro Italia ha portato costi che già superano il miliardo di euro anche se, specifica il ministro, non sono ancora quantificabili. Spese che verranno affrontate con la costituzione di un apposito fondo.

Migranti
Per quanto riguarda il tema dei migranti, la previsione del ministero dell’Economia è che i costi possano superare i 4 miliardi di euro e superare lo 0,24% del Pil nel 2017. Tuttavia viene sottolineato che l’impatto fiscale è, secondo il Fondo monetario internazionale, ancora superiore. 
Noi in linea con il Patto di stabilità

Una manovra correttiva danneggerebbe l’economia italiana che, nel 2016, potrebbe essere cresciuta dello 0,8%. L’Italia, scrive Pier Carlo Padoan, ha già fatto molto per mettere sotto controllo la dinamica del debito: “I risultati raggiunti sono significativi considerata anche la persistenza di pressioni deflazionistiche e l’elevata volatilità sui mercati finanziari. Il deficit di bilancio dell’Italia si è collocato su un sentiero discendente sin dal 2014, con un tasso di riduzione dello 0,3% all’anno”.

Tagli di spesa e lotta all’evasione per correggere lo scostamento
Il no alla richiesta dell’Unione europea di apportare una correzione dello 0,32% del Pil ai conti pubblici (una cifra che potrebbe variare con i dati Istat sul Pil che verranno resi noti a febbraio), è accompagnato dall’illustrazione delle misure che, nel medio periodo, consentiranno all’Italia di rientrare verso l’obiettivo di medio termine. Scrive Padoan: “Lo sforzo struttuale  sarà composto all’incirca per un quarto da tagli di spesa e per il resto da aumento delle entrate fiscali. Le prime arriveranno per il 90% da risparmi sui consumi intermedi e per il 10% da interventi sulle agevolazioni fiscali. Sul fronte delle entrate l’aggiustamento includerà misure di tassazione indiretta (no aumento dell’Iva ma passaggio al regime della reverse charge ossia chi fornisce il servizio versa l’Iva e non chi lo acquista) accise e ulteriori miglioramenti nella lotta all’evasione fiscale”.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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