Morto Paolo Villaggio, il suo grido anti-droga e per San Patrignano

03 luglio 2017 ore 12:02, Americo Mascarucci
C'è un aspetto della vita di Paolo Villaggio, l'attore scomparso oggi all'età di 84 anni e da tutti conosciuto e amato per l'interpretazione del ragionier Ugo Fantozzi, che pochi in queste ore stanno ricordando. E' il lato umano, il dramma di un padre che ha lottato per anni con i problemi di tossicodipendenza del figlio e che ha trovato una speranza in un uomo che ha difeso con convinzione anche quando farlo appariva sconveniente. Quell'uomo si chiamava Vincenzo Muccioli ed era il fondatore della comunità di San Patrignano dove il figlio di Villaggio fu accolto e aiutato ad uscire dal tunnel della droga.
Villaggio non ebbe timore di difendere quel personaggio scomodo, odiato dai benpensanti di sinistra e dai radical chic, dai fautori della legalizzazione delle droghe, che consideravano San Patrignano un luogo di tortura e di morte prima ancora che un luogo di aiuto e di riabilitazione.
Morto Paolo Villaggio, il suo grido anti-droga e per San Patrignano
 
Villaggio, radicale e di sinistra, non ebbe timore di sfidare il peniero unico, anche nel momento in cui difendere Muccioli era diventato quasi impossibile alla luce dell'accusa di aver insabbiato un omicidio avvenuto all'interno della Comunità, e aver fatto occultare il cadavere di un ospite morto a seguito dei pestaggi e delle violenze impartite per rieducarlo. Naturalmente non giustificò l'avvenuto omicidio, ma si oppose strenuamente al tentativo di utilizzarlo per distriggere l'esperienza di San Patrignano. Lui attore di successo, amato dal grande pubblico non ebbe in quei momenti timore di perdere notorietà o danneggiare la propria immagine schierandosi senza se e senza ma dalla parte di quello che i media dipingevano come un "mostro", violento e torturatore, e del metodo "San Patrignano".
Su Repubblica l'attore scomparso non aveva avuto timore di affermare: "La terapia a San Patrignano è basata sul prestigio del suo leader: se lo mandi in galera, crolla tutto. Ora vogliono mettergli una bomba sotto al sedere, distruggendo la vita sua e quella di migliaia di persone: i tossicomani che sono ricoverati e le loro famiglie. Lo faranno, sono sicuro che se ne infischiano di quello che succederà, falsi e ipocriti come sono. Ma si sentono in dovere di punire, criminalizzare se a San Patrignano sono volati degli schiaffi, di cogliere l' occasione di quell' omicidio avvenuto in una situazione così ' speciale' per cancellare l' unica realtà che funziona e che ha salvato la vita a tanta gente". 
L'attore puntava poi il dito contro i nemici di Muccioli, quelli che avrebbero sicuramente goduto delle sue disgrazie e di una sua definitiva caduta. Lui i nemici li aveva ben individuati: "Prima di tutto, la Chiesa - attaccava - Vorrebbe avere il monopolio del trattamento dei tossici, perché le loro anime sono facilmente catturabili. La Chiesa è piena di invidia per il successo di Muccioli, perché non si appella a Dio, non è tentato dalla santità. Gli è scoppiata una vocazione che poi ha preso tutta quanta la sua vita, come a volte capita ai collezionisti. E' un artigiano, non è un redentore o uno scienziato, ma mantiene le promesse, e gratis. E questo è intollerabile per una Chiesa che sta dilagando, che vorrebbe fermare il mondo al medioevo, come ha dimostrato con le reazioni isteriche alla risoluzione del Parlamento europeo sui diritti degli omosessuali". 
Ma non meno severo il giudizio sullo Stato: "Lo Stato non è meglio - continuava Villaggio - E' capace solo di reprimere, come per l' inchiesta sulle tangenti: feroce, stritolatore. Per anni ha delegato a Muccioli il problema del recupero dei tossicodipendenti, chiudendo entrambi gli occhi. Tutti sapevano dei metodi ' severi' , ma se ne fottevano salvo usare San Patrignano come tribuna del dolore in clima elettorale. Quanti politici, Craxi in testa, passavano di lì a farsi belli, senza capire. Ora vorrebbero insegnare a Muccioli come si fa, stabilire i limiti del dolore e della costrizione. I giovani ricoverati in comunità non sono angeli, sono venuti su a Poggioreale, sono terribili: come si fa a controllarne duemila così? Qualcuno di quelli che vorrebbero condannare Muccioli se lo è posto il problema? Però lo Stato ora vuole intervenire in modo legale, secondo le norme astratte. Bene, manderanno Muccioli in galera le nostre carogne, soddisfatti. Fatto il loro ' dovere' non li vedremo più, e crepino pure i tossicomani". 
Poi l'attore riconosceva i suoi errori di padre, contrapponendoli alla giusta severità che secondo lui Muccioli faceva bene ad adottare: "Come mi pento - diceva - di non aver preso a giusti sberloni i miei figli... Sono stato un padre permissivo, in realtà era solo un modo di fottermene. Dietro la tossicodipendenza c' è una disfunzione genetica, ma la scienza ne sa poco e non c' è un rimedio. L' unica cosa che funzioni è il sistema duro, la reclusione violenta. Altrimenti c' è lo sterminio. Se Muccioli è un bastardo, ben vengano altri bastardi come lui".
Forse questo lato umano di Villaggio vale molto di più dei tanti coccodrilli che stanno riempendo i media in queste ore.

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