Donna uccisa al cimitero, arrestato il figlio: le fracassò la testa

31 maggio 2017 ore 11:23, Micaela Del Monte
Era il 7 gennaio 2014 quando il cadavere di Maria Concetta Velardi fu ritrovato all'interno del Cimitero di Catania, con il cranio fracassato a colpi di pietra. A distanza di quasi tre anni e mezzo arriva una svolta nelle indagini, la polizia di Stato avrebbe infatti arrestato il figlio Angelo Fabio Matà per omicidio aggravato. Nei suoi confronti la squadra mobile ha eseguito un'ordinanza del Gip. Ad accusarlo il suo dna, trovato sulle tracce biologiche rilevate sul luogo del delitto. Il movente sarebbe da ricondurre a dissidi familiari tra madre e figlio.

Donna uccisa al cimitero, arrestato il figlio: le fracassò la testa
IL CASO -
A denunciare il ritrovamento fu proprio il figlio, sottufficiale della Marina militare, che spostò la grossa pietra, sporcandosi le mani di sangue e chiese aiuto a un custode che ha avvisò la polizia. Agli investigatori disse che intorno alle 17 era andato a prendere un caffè al bar e che quando era tornato aveva trovato la madre senza vita. Il movente della rapina venne subito escluso, poiché la donna aveva indosso una collana e un suo bracciale fu trovato vicino al masso. Le indagini si indirizzarono così anche sul figlio, che fu indagato assieme ad altre quattro persone, poi uscite dall'inchiesta: due presunti "spasimanti" della vedova e una coppia di romeni che frequentava il cimitero.
Matà, tramite i suoi difensori, aveva esposto la tesi che al delitto avesse partecipato una donna e che ad assassinare la madre fossero stati in due. Aveva per questo chiesto la riesumazione della salma per verifiche su ferite alla schiena della vittima per verificare se fossero state provocate da unghiate. La richiesta è stata però rigettata dal Tribunale.

VEDOVA ABITUDINARIA -  La vedova si recava tutti i giorni al cimitero per pregare e pulire la cappella della famiglia Matà, dove sono tumulati anche suo marito Angelo e suo figlio Lorenzo, morto nel 2009 anni fa per un male incurabile. Le indagini della squadra mobile della Questura, coordinate dalla Procura, si indirizzarono anche sul figlio che è stato indagato assieme ad altre quattro persone, poi uscite dall'inchiesta: due presunti "spasimanti" della vedova e una coppia di romeni che frequentava il cimitero. Gli investigatori ritengono che adesso sono stati "acquisiti univoci e concordanti indizi di colpevolezza nei confronti del figlio della vittima e svelare il movente dell'omicidio".

ESAMI DNA - Ad inchiodare Matà, che si è sempre dichiarato innocente sin dal primo momento quando è stato iscritto nel registro degli indagati, gli esiti degli esami del Dna eseguiti dalla Polizia Scientifica. E' stata analizzata al microscopio ogni tipo di traccia biologica ritrovata sulla scena del crimine.
caricamento in corso...
caricamento in corso...