Perché rischiamo successioni e donazioni più care e non Iva e accise

05 aprile 2017 ore 11:18, Luca Lippi
Siamo ormai agli sgoccioli della scadenza/tagliola della manovra-bis da 3,4 miliardi e quindi le sorprese non dovrebbero tardare ad arrivare. Si tratta ovviamente di un prelievo fiscale che dobbiamo pagare tutti indistintamente allo scopo di fornire disponibilità liquide necessarie e sufficienti a coprire quanto richiesto dalla Ue. Al vaglio delle commissione, come obiettivo primaro per recuperare risorse, c’è la tassa di successione e donazione. È la tassa su cui si può intervenire senza andare a sconvolgere gli equilibri economici del paese. Per fare un esempio, se si intervenisse sull’Iva le ripercussioni sarebbero assai più importanti.

LA MANOVRA BIS
Calendario alla mano, dunque, la correzione da 3,4 miliardi di euro chiesta dalla Ue  per rimettere in linea con gli impegni previsti dal patto di stabilità i conti pubblici del 2017, dovrebbe arrivare entro e non oltre il prossimo 30 aprile,  visto che la scadenza per presentare il Documento di economia e finanza è fissata al prossimo 10 aprile.
Scongiurata, dunque, l’ipotesi slittamento a maggio, a causa delle primarie del Pd fissate per il 30 aprile come temeva più di qualcuno che, però, Bruxelles non avrebbe visto decisamente di buon occhio, per usare un eufemismo. 

PERCHE’ NON L’AUMENTO DELL’IVA E DELLE ACCISE
Perché i margini sono molto più risicati sull’aumento dell’Iva, piena di incognite per l’economia del paese e già bocciata da Renzi. Discorso simile per le accise: Il governo sembra orientato ad aumentare le accise su carburanti e tabacchi, ma il gettito che ne deriverebbe non sarebbe tale da coprire quei 3,4 miliardi di euro chiesti dall’Unione europea.
Perché rischiamo successioni e donazioni più care e non Iva e accise
PERCHE’ TASSARE LE SUCCESSIONI E LE DONAZIONI
L’Italia ha una tassazione molto bassa rispetto agli altri paesi europei. Guardando infatti ai dati resi noti dall’Ocse, al 31 dicembre 2015, gli altri paesi Ue hanno livelli di tassazione molto alti: la Francia allo 0,57% sul Pil, ad esempio contro lo 0,04% dell’Italia. Ed è dove esistono margini di manovra che il governo andrà per forza di cose a toccare qualcosa.
Ecco perchè la tassazione su successione e donazione rischia seriamente di essere interessata. Se il nostro paese dovesse mettere mano alla tassazione fiscale in tema di successioni e donazioni allora si potrebbe ottenere un gettito di 10 miliardi di euro e oltre. Un salasso per eredi e donatari, un respiro di sollievo per lo Stato.

LA SITUAZIONE ATTUALE DELLA TASSA DI SUCCESSIONE E DONAZIONE
Allo stato dell’arte, con l’entrata in vigore del Decreto semplificazione cambiano gli obblighi di dichiarazione di successione. A partire dal fatto che non è più previsto l’obbligo di presentare la dichiarazione di successione quando il patrimonio del defunto non supera 100.000 euro e se nel patrimonio non sono compresi beni immobili e diritti immobiliari.
L’ultima novità introdotta risale a Marzo 2016 e giunge dopo la notizia sul “rispolvero” da parte del Governo dell’aumento della tassa di successione e donazione. L’incremento dell’imposta sulle successioni e donazioni era nell’aria già da tempo: la proposta di legge era stata presentata l’anno scorso dai deputati di Sel. 
La nuova imposta sulle successioni e donazioni prevede delle franchigie (cioè delle soglie esenti da tassazione) molto più basse rispetto alle attuali soglie e un innalzamento delle aliquote per tutti i contribuenti, anche qualora chi erediti sia il coniuge o il figlio. Non solo: se il valore dell’eredità supera 5 milioni di euro, le aliquote arrivano anche al 45%. Visto l’aumento delle tasse sulla successione, occorrerà valutare se conviene di più fare una donazione diretta o indiretta in vita della casa. Vediamo i nuovi aumenti delle tasse nel dettaglio.

LA TASSA DI SUCCESSIONE
La base imponibile della nuova imposta di successione sarà sempre costituita dal valore complessivo dell’eredità. L’ammontare della tassa, però, si determinerà applicando le seguenti aliquote:
-7%: per il coniuge ed i parenti in linea retta (genitori e figli), con una franchigia massima di 400.000 euro (vuol dire che il tributo si paga sul valore che eccede questa soglia). Attualmente, l’aliquota è al 4%, e la franchigia a un milione di euro;
-8%, per fratelli e sorelle, con una franchigia di 100.000 Euro; attualmente, l’aliquota è al 6%, e la franchigia è uguale;
-10%, senza franchigia, per gli altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al terzo grado; attualmente la franchigia è pari al 6%;
-15%, senza franchigia per gli altri soggetti; attualmente la franchigia è pari all’8%.
Ma le novità non finiscono qui: se il valore del patrimonio ereditario supera i 5 milioni di euro, le aliquote saranno pari al:
-21%, per coniuge, genitori e figli;
-24%,per fratelli e sorelle;
-30%, per tutti gli altri parenti sino al 4° grado;
-45%, per gli altri soggetti.

VALORE DELL’ASSE EREDITARIO
Il valore del patrimonio ereditario viene determinato non solo in base a conti correnti, depositi, ed a tutti i beni mobili del defunto, ma anche in base agli immobili posseduti.
In particolare, il valore degli immobili ai fini dell’imposta sulla successione si calcola in questo modo:
rendita catastale rivalutata del 5%, moltiplicata per uno dei seguenti coefficienti:
-110, per la prima casa;
-120, per i fabbricati appartenenti ai gruppi catastali A e C (esclusi A/10 e C/1);
-140, per i fabbricati appartenenti al gruppo catastale B;
-60, per i fabbricati delle categorie A/10 (uffici e studi privati) e D;
-40,8, per i fabbricati delle categorie C/1 (negozi e botteghe) ed E.
Il valore dei terreni non edificabili si determina moltiplicando per 90 il reddito dominicale già rivalutato del 25%.

IMPOSTE SU IMMOBILI EREDITATI
Non dimentichiamo, poi, che l’imposta sulle successioni non è l’unica tassa da pagare quando si eredita un immobile: devono essere effettuate, in questo caso, anche le volture catastali e saldate le imposte ipotecarie e catastali. Tra l’altro, mentre la dichiarazione di successione può essere presentata entro 1 anno dal decesso, e la relativa imposta è liquidata dall’Agenzia delle Entrate entro 3 anni, le imposte ipotecarie e catastali (la prima pari al 2%, e la seconda all’1% del valore dell’immobile) devono essere liquidate prima della presentazione della dichiarazione di successione. Delle eccezioni sono previste per la prima casa. Non dovrebbero essere previsti ritocchi al rialzo per tali imposte.

QUALI ULTERIORI AUMENTI?
L’Italia, da questa tipologia di tassazione incassa poco più di 600 milioni di euro l’anno. Un’inerzia a confronto di altri paesi europei.La tassazione, in quasi tutte le sue componenti, è già ai livelli massimi europei. Eccetto per l’imposta sulle successioni e donazioni, il cui livello qualifica l’Italia come un vero e proprio paradiso fiscale per questo genere di imposizione.
Se l’Italia dovesse riformare l’imposizione fiscale in tema di successioni e donazioni, magari avvicinandosi ai livelli della Francia (0.57% sul Pil, contro lo 0.04% dell’Italia, nonostante lo stato di necessità più elevato), potrebbe ottenere un gettito strutturale di circa 10 miliardi di euro e oltre. Un bel salasso per gli eredi e i donatari, ma anche una boccata di ossigeno per le casse statali.

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autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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