Gli effetti Soros-Gentiloni: "l'internazionale liberal" perfettamente in linea

05 maggio 2017 ore 11:09, intelligo
L’incontro a Palazzo Chigi tra il premier Paolo Gentiloni e il banchiere transnazionale George Soros ha sancito ufficialmente, in ambito persino istituzionale, il legame di ferro corrente tra le forze del liberalismo culturale, di cui il partito di appartenenza del presidente del Consiglio italiano è il paradigma nostrano per eccellenza, e l’oligarchia di comando del capitalismo finanziario senza frontiere. 
Gli italiani si accorgono oggi del ruolo politico giocato da un personaggio come Soros poiché in qualche modo tastano con mano ciò che il banchiere statunitense di origini magiare intende per “società aperta” e “multiculturale”. George Soros fu accusato, a detta degli osservatori più accorti, di essere il responsabile dell’attacco speculativo che nel
Gli effetti Soros-Gentiloni: 'l'internazionale liberal' perfettamente in linea
1992 causò la svalutazione della lira di ben 30 punti percentuali e bruciò, seduta stante, 40mila miliardi del vecchio conio. Soros è anche colui che ebbe a definire, recentemente, il caos sociale provocato dalle ondate migratorie di massa che interessano l’Europa una sorta di nuovo standard di vita cui gli abitanti del Vecchio Continente avrebbero dovuto adeguarsi, in nome dell’apertura globale di mode e mercati in direzione del liberalismo, della sottocultura della mobilità e del cosmopolitismo. 
Chi scrive non possiede dati a sufficienza per affermare o negare l’assunto secondo cui Soros sia il finanziatore occulto dei processi di sostituzione di massa che vanno interessando l’Europa ma è noto che la Fondazione “politico-culturale” (Open Society Foundation) facente capo a costui sarebbe stato tra i principali sponsor internazionali di pressoché tutti i tentativi, riusciti o meno, di golpe postmoderno, camuffati da “rivoluzione colorata” in ogni Paese, soprattutto dell’Europa centrorientale ex socialista, da ricondurre sotto l’orbita geopolitica dell’Occidente. Questi colpi di Stato furono attuati, nei Paesi di cui sopra, dalla Serbia all’Ucraina, passando per le cosiddette “primavere arabe” in Egitto e, per certi versi, Tunisia, con il determinate ausilio di manovalanza studentesca fornita alla bisogna dalle cosiddette Ong per la “promozione della democrazia all’estero” sostenute, in molti casi anche dal punto di vista economico, dalla Fondazione Soros. Il Fondo d’investimento facente capo a Soros fu inoltre, nel 2016, tra i più lauti donatori della campagna elettorale di Hillary Clinton negli Usa
Soros, infine, vanta indubbiamente interessi importanti nell’ambito dell’economia e nel settore dei media in Italia, con ipotizzate partecipazioni per più di 2 miliardi di euro in Eni, Telecom, Mediaset e istituti bancari privati. Non è necessario essere politologi di fama mondiale per intuire che tra Gentiloni e Soros uno è il gatto, anzi, la volpe che muove la coda, e l’altro è la coda. Chi dei due personaggi in questione rappresenti la volpe e chi la coda è d’uopo lasciarlo al giudizio del lettore… Sta di fatto che il modello sociale, economico, politico e finanche antropologico che hanno in mente gli attori politici riconducibili all’"Internazionale Liberal" (Justin Trudeau, Emmanuel Macron, Matteo Renzi, ecc.) è perfettamente compatibile con i progetti sorosiani di “società aperta” alla speculazione finanziaria, all’immigrazione come deportazione di massa dai Paesi poveri per impinguare i profitti di chi gestisce e sfrutta questo traffico indiscriminato di esseri umani e all’istituzionalizzazione delle politiche, portate avanti come schiacciasassi dai governi liberali europei, cosiddette integrazioniste e gay friendly
George Soros è il finanziatore e il promotore, per antonomasia, di iniziative tese all’edificazione strumentale di un modello politico, economico, sociale e antropologico improntato all’anarchia capitalistica e al caos morale. Il dialogo tra George Soros e Paolo Gentiloni va interpretato, in definitiva, come una replica di quanto si dissero Matteo Renzi e Francis Fukuyama in occasione del viaggio d’istruzione del segretario del Pd presso i centri nevralgici del potere globale americano della Silicon Valley, pochi mesi or sono. In sintesi si potrebbe leggere così: i giovani squali neoliberali cooptati dai padroni del mondo per tutelare gli interessi dell’1 per cento della popolazione mondiale recepiscono le idee delle classi dominanti e le veicolano, presso il restante 99 per cento dell’umanità, come il “verbo” neodemocratico cui tutti, pena l’esclusione dai meccanismi di cooptazione e integrazione propri della società cosiddetta civile e aperta, devono aderire.  

di Paolo Borgognone

#soros #gentiloni #incontro #libdem
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...