Scenari post-referendum, parla Messora: “Prenderanno tempo: hanno bisogno di un salvataggio…”

07 dicembre 2016 ore 17:38, Luca Lippi
IntelligoNews ha chiesto a Claudio Messora, blogger dal 2007 (Byoblu è il terzo blog di informazione politica 2015) ed ex portavoce del M5S, di commentare gli scenari politici nell’immediato post referendum. Ne è scaturita una conversazione che va bene oltre il futuro governo e che abbraccia anche le banche. 

Scenari post-referendum, parla Messora: “Prenderanno tempo: hanno bisogno di un salvataggio…”

Dopo le dimissioni di Matteo Renzi quali scenari possibili o prefigurabili vede nell’immediato?
C’è stato il tentativo di cambiare la Costituzione (nel senso voluto dalle grandi banche d’affari), ovvero quello di destrutturare le grandi costituzioni dei Paesi del sud Europa troppo socialiste. Ora a tentativo fallito c’è il problema di riportare l’Italia nella scia europeista e questo problema lo stanno cercando di risolvere con il piano “B”, B come Bruxelles. Piano già anticipato velatamente dall’Economist come quando scrisse che le banche italiane sarebbero fallite se avesse vinto il No al referendum, ma anche da Renzi quando disse “dopo di me il governo tecnico”. La realtà è che stanno cercando di utilizzare il fondo Salva Stati altrimenti detto Mes (meccanismo europeo di stabilità) perché automaticamente, nel momento in cui si chiedono degli aiuti, si finisce ad essere commissariati come democrazia”.
Che tradotto significa?
Non è più possibile effettuare qualunque manovra economica in autonomia, non c’è il Parlamento sovrano, tutto deve passare attraverso il commissario della famigerata Troika (Bce, Fmi e Commissione Europea). C’è un piano che prevede che saremo commissariati, per cui qualunque governo verrà (anche fosse un governo a Cinque Stelle) non avrà la legittimità a fare nulla. In questo momento un tale decreto sarebbe totalmente illegittimo perché il governo è dimissionario e bisognerebbe aspettare per lo meno il dopo elezioni.
Quindi elezioni nel più breve tempo possibile?
Certo, perché il rischio sarebbe quello di avere un parlamento ‘commissariato’ che continuerà, nonostante l’esito elettorale, a stare nel solco europeista.
Dunque il fatto che per quanto riguarda le banche non è successo nulla, è solo una posizione di attesa, oppure i mercati già sanno qualcosa o forse già c’è una decisione nota e gradita alla finanza?
Lo spauracchio è sempre usato, ormai dal 2011 si usa questa strategia per terrorizzare l’elettore, così è successo per la Brexit, per le elezioni in Usa e stavolta anche in Italia per il referendum. Il fatto che non sia successo niente è la conferma che è solo uno spettro da agitare. I mercati, nella loro declinazione più comprensibile, sono votati alla speculazione e quindi che vinca il Sì o vinca il No a loro basta fare qualche affare. Però in questo caso, una parte della grande speculazione organizzata è a stretto contatto con le organizzazioni finanziarie come quella del Lussemburgo  e con i grandi piloti della “democrazia” europea.
Quindi prefigura un futuro governo a guida Padoan?
In questo momento loro hanno paura che andando a elezioni l’esito potrebbe essere imprevedibile, anzi, prevedibilissimo visto come è andata in Inghilterra o negli Usa. Loro devono cautelarsi in qualunque modo, Mattarella ha fatto prendere tempo, Padoan sta pensando di lanciare questa richiesta di aiuto al Mes, dopo di che se riescono a concludere e a siglare questa richiesta formale di aiuti,  equivarrebbe a commissariare l’Italia.
Il loro interesse è quello di prendere tempo per chiudere questa richiesta di salvataggio che rappresenta la loro ancora di salvezza. Trattandosi di un decreto legge dovrà essere firmato dal parlamento entro 80 giorni e quindi per tutto questo tempo noi dobbiamo avere un parlamento legittimo e ‘sensibile’ e consapevole di fronte a questa minaccia”.

autore / Luca Lippi
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