Pensioni news: assegni familiari,trattenuta, nodi su Ape, precoci e quota 41

09 gennaio 2017 ore 11:48, Luca Lippi
Novità interessantissime per le pensioni, soprattutto per il portafoglio. Aumentano gli assegni per alcuni mentre diminuiscono per altri. Questo non accade per effetto i scelte dettate da esigenze di bilancio, ma esclusivamente per questioni aritmetiche.
Andiamo con ordine e vediamo le novità che riguardano diversi milioni di pensionati.
La prima novità è il cambiamento del calendario dei pagamenti che, come annunciato dall'Inps, darà il via all'erogazione del denaro il primo giorno utile del mese e non più il "primo bancabile" come previsto dal decreto legge del 21 maggio 2015.
La seconda novità è che aumenterà l’assegno, in realtà questo accade solamente per alcune pensioni e per effetto di due novità inserite nel pacchetto riforma pensioni 2017, uno è l’allargamento della “No tax area”, cioè la fascia di reddito in cui le detrazioni azzerano l’Irpef e dunque le tasse non sono dovute, l’altro è l’estensione della quattordicesima a una platea più ampia di pensionati, oltreché di un aumento per chi già la riceveva.
I benefici non sono per tutti, soprattutto non saranno di uguale entità. Qualche spicciolo in più entrerà nelle tasche di chi ha un reddito annuo lordo fino a circa 50.000 euro. 
Quindi gli assegni aumenteranno, è vero, ma nella maggior parte dei casi di una manciata di spiccioli: una decina di euro al mese. Avvertirà di più il beneficio chi fino ad oggi non riceveva la quattordicesima e ha un reddito lordo annuo tra 11.000 e 13.000 euro: chi rientra in questa fascia si metterà in tasca circa 500 euro in più rispetto al 2016, ma grazie soprattutto alla quattordicesima che arriva in soluzione unica. 
Contestualmente l’assegno diminuisce! Questo accade per il medesimo meccanismo per cui in passato le pensioni aumentavano, è l’aggiornamento e l’allineamento agli indici Istat aggiornati potrebbe causare un lieve taglio delle provvidenze percepite fino ad ora. 
Vediamo subito chi rischia un taglio della pensione nel 2017 con l’aggiornamento degli indici di rivalutazione.
Ogni anno un decreto ministeriale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale aggiorna gli indici di rivalutazione delle pensioni per l’anno corrente e per quello successivo: questi sono modulati in funzione dell’inflazione in atto e di quella che si stima per l’anno dopo.
Di conseguenza, i trattamenti pensionistici sono erogati sulla base dell’indice di inflazione stimato per l’anno in corso, ed è previsto che, eventualmente, si procederà ad un conguaglio qualora il tasso di inflazione reale non coincida con quello atteso.
Partendo dal presupposto che raramente si manifestano deflazioni, il massimo risultato a cui i pensionati possono ambire è che dal confronto tra i dati programmati e quelli reali risulti una netta parità, in modo che l’ammontare della rivalutazione sia pari a 0.
In base al provvedimento pubblicato il 23 novembre scorso sulla Gazzetta Ufficiale, non sarebbe dovuta alcuna rivalutazione delle pensioni né per il biennio 2014-2015 né per quello 2016-2017.
Tuttavia, le pensioni del 2017 dovrebbero subire un taglio dello 0,1% che risale a qualche anno addietro: i pensionati nel 2015 hanno ricevuto pensioni calcolate secondo un tasso di inflazione stimato allo 0,3%. L’inflazione reale, però, si è aggirata solo attorno allo 0,2%, motivo per cui gli stessi dovrebbero restituire la differenza indebitamente ricevuta. 

Pensioni news: assegni familiari,trattenuta, nodi su Ape, precoci e quota 41

Era stata la Legge di Stabilità 2016 a prorogare la restituzione al 2017, in quanto il Governo era sicuro del fatto che lo stesso 0,1% si sarebbe ammortizzato attraverso l’inflazione reale del 2016, paventata come superiore rispetto a quella programmata. Ebbene così non è stato.
Prontamente, la riforma delle pensioni, inaugurata con la nuova Legge di Stabilità 2017, ha posto rimedio anche a questo inconveniente: infatti, di qui in avanti, per fronteggiare eventuali decurtazioni sulle pensioni a causa dei cicli economici, si applicherà artificialmente un coefficiente pari a 1, procedendo successivamente al recupero della somma, non appena l’indice sarà positivo.
Va detto che l'importo da restituire sarà esiguo, ma in tempi di crisi la notizia di certo non farà piacere ai pensionati. E la richiesta dell'Inps che procederà con la trattenuta dal 2017 ha già scatenato la reazione dei sindacati, in particolare la Cgil pensionati: "In questo modo tutte le pensioni avranno una perdita di valore. Nel caso di una pensione al minimo la perdita sarà di 6,50 euro all’anno e di 13 euro per una da 1.000 euro. Cifre che possono sembrare di poco conto ma che incidono in particolare sulle pensioni basse per le quali qualche euro in più o in meno al mese fa la differenza".
Riguardo altre novità, relativamente alla riforma delle pensioni, si attende che il nuovo governo Gentiloni sciolga gli ultimi nodi che riguardano le misure pensionistiche a favore dei lavoratori precoci con l'uscita con quota 41, l'opzione donna, l'anticipo pensionistico Ape.
Per l'attuazione sia dell'Ape volontaria, social e aziendale occorrerà attendere il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che definisca ulteriormente le condizioni di pensione anticipata. Il Dpcm è atteso entro il prossimo 2 marzo, in modo che possano essere stipulati gli accordi coi i settori bancari e assicurativi che erogheranno e garantiranno il prestito pensionistico. 
Gli stessi requisiti dell’Ape social sono previsti per l'uscita dal lavoro dei contribuenti precoci per la quota 41. Tale possibilità, tuttavia, è riservata ai lavoratori che hanno almeno un anno di contributi versati prima del superamento dei 19 anni di età. 
Anche per i precoci bisognerà attendere il maggio 2017 per la piena operatività della misura previdenziale. Entro il 1° marzo 2017, invece, i lavoratori che beneficeranno dell'ottava salvaguardia, i cosiddetti esodati, dovranno produrre domanda presso l'Inps per andare in pensione anticipata. 
Confermati i tre mesi aggiuntivi alle lavoratrici per l'opzione donna: nello specifico ne beneficeranno le nate negli ultimi 3 mesi del 1958 (se dipendenti) o del 1957 (se autonome), purché abbiano versato contributi pari a 35 anni entro la fine del 2015. Per le lavoratrici che usufruiranno dell'opzione donna, la pensione anticipata è prevista tra giugno ed agosto per le dipendenti, mentre per le autonome la misura scatterà tra dicembre e febbraio del 2018 in conseguenza delle cosiddette finestre. Per i lavoratori usuranti, ovvero coloro che sono impiegati nelle attività di miniere e delle fonderie, di notte o nelle catene o autisti di veicoli pesanti, la pensione anticipata arriverà con la quota 97. Le novità della legge di Bilancio 2017 riguardano l'eliminazione sia delle finestre che comportavano ulteriori attese di un anno che dell'aggiornamento dei requisiti all'aspettativa di vita a partire dal 2019.

autore / Luca Lippi
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