Cosa chiederanno a giugno Macron e Merkel all'Italia

09 maggio 2017 ore 16:11, Luca Lippi
A 48 ore dall'elezione di Macron alla guida della Francia appaiono due scenari. Uno che prevede la conferma di una solida rappresentanza in grado di governare il Paese dei cugini d’oltralpe, l’altro scenario è quello di individuare se (e a quali condizioni) l’Italia sia inclusa nel progetto di asse (attualmente) franco-tedesco. Andiamo con ordine ed esaminiamo la questione dalla base. A giugno in Francia ci saranno le elezioni politiche, e qui si dovrà vedere se Macron avrà un parlamento adeguato a seguirlo oppure dovrà soccombere alla sua opposizione.
Fino a poche ore fa Macron, che non aveva un partito e quindi in serio pericolo di ‘mangiare il panettone’, come d’incanto si trova un partito bello e fatto, già confezionato (o almeno quello che resta). L'ex premier francese socialista Manuel Valls correrà nella lista del movimento En Marche! del presidente eletto Emmanuel Macron alle elezioni di giugno per il nuovo Parlamento: lo ha detto questa mattina lo stesso Valls alla radio Rtl.
Cosa chiederanno a giugno Macron e Merkel all'Italia
Detto questo, Macron (che è già nuovo rispetto a Hollande che di economia e di finanza ne sapeva poco e niente, quindi fuori gioco nell’Ue finanziarizzata) si profila come una figura presidenziale autorevole, in particolare nel campo dell’economia e della finanza. Si pone al centro esatto dell’asse politico francese e si raccatta (perché servono numeri) i socialisti, allo sbando. 
A Macron sono legati anche i Gollisti che con molta probabilità, dopo le elezioni per la Camera, avranno un ruolo determinante, sia in parlamento sia nel governo sia nelle politiche economiche francesi ed europee. Sicché la politica economica e finanziaria di Macron sarà condizionata anche da loro e dagli elementi di dirigismo a favore dell’interesse nazionale, fortemente presenti nelle istituzioni della Francia. In parte questo rafforza a sua autorità (di Macron) ponendolo in una posizione di forza sia a livello di euro, sia nell’Ue nel complesso.

GERMANIA - Adesso vediamo la situazione in Germania che nel discorso è piuttosto importante. In Germania, dove ci saranno presto le elezioni, non si delinea un successo netto né dei socialisti, né dei popolari, guidati da Angela Merkel, indebolita dagli errori nell’immigrazione. È probabile che a Berlino ci sarà ancora un governo di coalizione, ma ammesso che la Merkel torni cancelliere, i falchi finanziari tedeschi (i suoi personali e quelli della Bundesbank) dovranno confrontarsi, nelle politiche fiscali, del credito, della moneta, all’interno con i socialdemocratici e fuori con la Francia di Macron, che guiderà un fronte compatto ed è abile nel fare la sintesi mediana operativa, calcolando che la gran Bretagna si è tagliata fuori, il ruolo più confacente eè della Francia di Macron.

A GIUGNO - La Francia necessita solamente di una guida e di un parlamento pronti a marciare di pari passo, per tutto il resto sono troppo avanti rispetto anche alla Germania. Tuttavia in una Europa germano-centrica un asse franco-tedesco è in prospettiva immediata assolutamente comprensibile.
La posizione di forza francese è che non ha debito, ha un sistema bancario-assicurativo che è il più forte in Europa, una riforma del mercato del lavoro che lo rende più agile e aiuterà la crescita. La Francia non ha una tassazione immobiliare pesante, che crei una crisi come la nostra in questo settore fondamentale per la crescita. Macron vuole ridurre le tasse immobiliari, come fece Berlusconi.
Cosa chiederanno a giugno Macron e Merkel all'Italia
Sempre ammesso e non concesso che a giugno Macron avrà la spalla del Parlamento, quale sarà la posizione dell’Italia? È del tutto naturale che l’Italia avrebbe diritto a pieno titolo di primeggiare nella Ue al fianco di Francia e Germania, ma siamo in grado di procedere alla medesima velocità? Soprattutto, ce lo consentiranno?
Renzi è convinto che Italia e Francia sono prossimi a creare un asse prima ancora che Francia e Germania. Macron è un uomo dell’Ue e certamente non andrà a braccetto con l’Italia per modificare le regole dell’Europa sul debito e sul deficit o per derogare nella loro applicazione. Piuttosto il contrario! La Francia ha il pallino in mano per tagliarci definitivamente fuori dalla contesa della premiership nella Ue, non si lascerà sfuggire l’occasione. Quindi è più probabile un rafforzamento dell’asse franco tedesco nelle politiche fiscali, del credito e del commercio internazionale.

FISCO - In Italia aleggiano voci di inasprimenti fiscali sulle proprietà immobiliari (il contrario di quello che predica Macron), e la prospettiva è che ‘appesantendo’ il settore edilizio la crescita scompare dietro il crinale del rigore senza prospettiva. Macron è in grado (ci sono le condizioni) di dare stimoli alla crescita veri, non bonus. Per l’Italia l’occasione di accodarsi alla Francia è ghiotta, ma bisogna prima mettere a posto i conti perché Macron non sarà mai favorevole a sconti e tanto meno fare piazzate a Bruxelles, questione di stile. 

MACRON E L'ITALIA - Non è da escludere che Macron, per l’Italia, accetti politiche facili sul debito pubblico, che generino un rischio per la stabilità finanziaria dell’Europa. La Francia cercherà alleggerimenti per il livello del suo deficit e rifiuterà il dogma per cui il rapporto debito/Pil, in ogni stato membro, deve scendere, con scatti predeterminati, al 60% del Pil. L’Italia ha il debito al 130% del Pil mentre la Francia è sotto il 100. 
Berlino, non sembra in vena di nuove concessioni a pochi mesi dalle elezioni. quindi occhi puntati solo e unicamente sull'Italia e sulla situazione in forte bilico a causa di una crescita troppo debole.
Non sarà facile per Padoan trovare comprensione nelle capitali europee. La sua missione, del resto, non è stata certo facilitata dalle continue richieste di “flessibilità”, culminate in nuove spese e più debiti inutili bonus, senza investimenti concreti.
Ora gli occhi sono puntati da tutti solo sull’Italia. Draghi faticherà ad allungare il Qe con l’opposizione di Francia e Germania. Se non si individuerà una rotta virtuosa di rientro dal debito, oltre che il contenimento del deficit. Secondo Padoan, nel calcolare la crescita potenziale, occorre tener conto della situazione di partenza di un Paese: se si parte da numeri molto bassi è necessario uno sforzo espansivo in più, pena l’avvitamento in recessione. Ebbene, i numeri dell’italia sono molto, ma molto bassi. Con le attuali regole, e con l’inclusione nei trattati del pareggio di bilancio, saremo costretti a dover varare una manovra correttiva di 16 miliardi circa  (oltre la Finanziaria) nel prossimo autunno per rispettare la tabella di rientro dei conti pubblici. Una mazzata in grado di riportare il Paese, oggi in timida ripresa, in recessione.
In conclusione, forse non sarà l’asse franco-tedesco, magari basta solo Macron che volta le spalle, ma se l’Italia volesse guidare l’Ue invece di cadere nel purgatorio dell’Europa del sud, basta un movimento falso, una parola di troppo, una battuta inutile e fuori luogo in un momento dove non c’è niente da ridere ed ecco che il cappio si stringe inesorabilmente. Un cappio da 16 miliardi e subito che si dovranno aggiungere a una finanziaria da minimo 30 mld. C’è poco da stare sereni.

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autore / Luca Lippi
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