Mattarella su Civiltà Cattolica, De Carli (PdF): "Ha ragione... i giovani in politica, anche cattolici"

09 marzo 2017 ore 12:50, intelligo
di Stefano Ursi

Mattarella su Civiltà Cattolica, De Carli (PdF): 'Ha ragione... i giovani in politica, anche cattolici'
I giovani tornino ad impegnarsi in politica. Questo l'appello che emerge dall'intervista di Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella riportata in alcuni stralci dal Corriere della Sera di oggi. C'è bisogno di un ritorno alla politica anche dei giovani cattolici? Come ricreare il rapporto fra cattolici e politica? A queste e altre domande risponde, a IntelligoNews, Mirko De Carli, responsabile Popolo della Famiglia Emilia-Romagna.

L'appello è al ritorno all'impegno dei giovani in politica: possiamo rivolgere questo appello anche ai cattolici?


''Assolutamente sì. Credo che oggi i giovani soprattutto cattolici dovrebbero riprendere in mano l'appello che Benedetto XVI fece davanti alla Madonna di Cagliari, dicendo che c'era bisogno di una nuova generazione di laici cristiani impegnati in politica. Abbiamo bisogno di cattolici senza paura. Una nuova generazione che deve battersi in politica e che ha il dovere di farlo con un pensiero cristiano forte, che non va portato a compromessi al ribasso con la mentalità dominante oggi. Non possiamo più essere la generazione di cristiani in politica che si accontenta di dire che la legge 194 va applicata, ma dobbiamo avere il coraggio di sostenere la nostra vera posizione sull'aborto. L'appello ha un senso se viene raccolto con questa prospettiva, altrimenti rimane generico e vuoto di speranze''.

Tornare ad impegnarsi come cattolici in politica sottintende anche la ricerca di nuovi leader?


''Credo che oggi ci sia bisogno, dopo le delusioni avute con quelli che venivano definiti dai media tradizionali come i nuovi leader cattolici, penso a Renzi o Alfano, di un'inversione di tendenza. Anche noi abbiamo sperato che alcune figure, che venivano da cultura ed esperienza cattolica, potessero porre un argine alla deriva ideologica che stava diventando dominante a livello italiano e occidentale relativamente alla vita e alla famiglia. Oggi c'è bisogno di persone che facciano della dottrina sociale della Chiesa il proprio punto di riferimento obbligatorio, tassativo e non negoziabile attraverso il quale declinare un'azione politica: sulle unioni civili sapevamo che qualsiasi legge avrebbe portato agli effetti dell'utero in affitto e del matrimonio egualitario, e i cattolici in politica dovevano avere il coraggio di non accettare alcun compromesso. E invece ci troviamo ad accontentarci di Donald Trump, che porta avanti le nostre battaglie, pur non essendo certo un'espressione della storia e della dottrina sociale della Chiesa''.

Quale ricetta per ricreare un rapporto forte fra cattolici e politica?

''L'unica ricetta per ricreare e rianimare questo rapporto credo sia quella di non avere paura del conflitto. Per troppo tempo i cattolici hanno sempre cercato di accomodare i propri ideali con il potere del momento: era il tentare di evitare il conflitto e di mettersi all'interno delle dinamiche del potere ritagliandosi una riserva indiana dove contare fino ad un certo punto. Lo abbiamo visto nelle ultime stagioni della politica italiana, da Berlusconi fino a Renzi. I cattolici, lo ripeto, non devono avere paura del conflitto e porsi come alternativa a un sistema che sta morendo: la storia lo insegna, il pensiero cristiano ha sempre fatto rifiorire i continenti nei momenti di crisi. Il coraggio deve portare a porsi come alternativa ad un sistema morente, che è quello dei partiti della Seconda Repubblica. Solo così si può tornare rilevanti, tramite il conflitto e la lotta: del resto anche Benedetto XVI ha sempre detto che il cristianesimo è lotta, non pace fine a se stessa. Già da tempo il cardinale Scola ripeteva che i cattolici dovranno, prima o poi, tornare a misurarsi con il processo democratico e il consenso. E i tempi, penso, sono maturi ormai''.

La sfida del Popolo della Famiglia.

''Il Popolo della Famiglia incarna plasticamente questo tipo di percorso, perché oggi non è erede della Democrazia Cristiana ma nemmeno l'ennesimo partitino nato da qualche leader che vuole tornare in Parlamento: rappresenta un tentativo di un popolo di dare rappresentanza ad ideali che in quel consesso non sono minimamente rappresentati. Lo stesso Renzi si era espresso dicendo che si scende in due milioni in piazza e in Parlamento si hanno zero voti: questa è la risposta forte che noi diamo come Popolo della Famiglia, che quel milione di famiglie che è sceso in piazza ha il coraggio di non accettare i ricatti della politica ma di divenire influenti e rilevanti nel panorama della politica del Paese. Questa è la sfida che lanciamo, ora staremo a vedere se gli elettori ci daranno il consenso''.

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autore / intelligo
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