Giappone a caccia di balene, Sea Shepherd "depone le armi" dopo 12 anni

30 agosto 2017 ore 10:02, Micaela Del Monte
Giappone 1 - balene e Sea Shepherd 0. Il gruppo attivista radicale ha infatti deciso di abbandonare dopo 12 anni la sua annuale campagna di inseguimento e ostruzione delle baleniere giapponesi che ogni estate australe operano nei mari antartici, riconoscendo di avere poche possibilità di successo contro la potenza economica e militare di Tokyo. 

Giappone a caccia di balene, Sea Shepherd 'depone le armi' dopo 12 anni
L’annuncio della resa è arrivato dal fondatore canadese Paul Watson, anima di Sea Shepherd dal 1977: "Non possiamo competere", ha detto. Intercettare le navi del nemico è ormai impossibile, perché i giapponesi impiegano tecnologia satellitare militare per sfuggire ai loro inseguitori. Inoltre il Giappone ha approvato leggi antiterrorismo che sanciscono la presenza delle navi di protesta vicino alle baleniere come reato di terrorismo. Watson ha accusato in particolare il governo australiano di dare sostegno alle baleniere giapponesi ostacolando in ogni modo le attività di Sea Shepherd. "E' tutto per placare il Giappone. Gli accordi commerciali hanno priorità sugli obblighi internazionali di conservazione", ha detto, ricordando che le uccisioni avvengono in un'area designata come santuario delle balene. Ci sono anche nuove leggi anti-terrorismo approvate da Tokyo, e l’ingiunzione di un tribunale americano di non avvicinarsi a meno di 500 metri dalle navi giapponesi. Questa "ritirata" però non è la fine del controverso gruppo di attivisti.  L’idea di Watson è "fare un passo indietro e ripensare le strategie: non abbandoneremo mai le balene".
 
In 12 anni di azioni contro le baleniere giapponesi, Sea Shepherd ha salvato con le sue azioni di contrasto 6.500 dei grandi cetacei, mentre la quota annuale di caccia è stata ridotta da 1000 balene per stagione a 333. E assicura che Sea Shepherd "non abbandonerà mai le balene", ma formulerà un nuovo piano per contestarne la caccia.

Sea Shepherd interviene dal 1977 con azioni dirette per la protezione della fauna selvatica marina come foche, delfini e balene. Queste includono operazioni di intelligence e documentazione, volte a denunciare alle autorità vigenti attività di bracconaggio, ed informare l'opinione pubblica sulle minacce alla biodiversità nei mari di tutto il mondo tramite campagne stampa. Oltre che, a volte, l'affondamento di pescherecci impegnati in attività di pesca industriale mentre si trovavano ormeggiati in porto, il sabotaggio di navi anch'esse ormeggiate, lo speronamento della nave Sierra per la caccia alla balena nel porto di Lisbona, Portogallo, e la cattura, con conseguente distruzione, di reti da pesca alla deriva in pieno oceano.

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