Lascia il Pd renziano Piero Martino. E scatta il benvenuto di Mdp

01 agosto 2017 ore 9:51, Stefano Ursi
Piero Martino, per anni responsabile della comunicazione Pd, e prima della Margherita e dei Popolari con Marini, lascia il Partito Democratico. Lo annuncia lui stesso in un'intervista all'Huffington Post a firma Alessandro Angeloni: ''Ho deciso di uscire dal Pd perché l'aria è irrespirabile". Al giornale Martino lascia una lunga intervista nella quale spiega le motivazioni della sua scelta di lasciare il partito di aderire a Mdp. Alla domanda su quando ha detto "ora basta, non ne posso più", così risponde: ''Dopo l'ultima direzione – spiega – durante la quale il segretario in sostanza ha detto: chi non è d'accordo con me, se ne vada. È evidente non ci sono più i margini per fare politica dentro il Pd di Renzi perché sta diventando, o è già diventato, una cosa diversa rispetto a quando è nato. Vedo citare a sproposito il Lingotto, ma quell'impostazione non c'entra nulla con l'oggi''.

Lascia il Pd renziano Piero Martino. E scatta il benvenuto di Mdp
Piero Martino
A Martino viene poi chiesto chi ha tentato di dissuaderlo dalla sua scelta, ovvero Dario Franceschini: ''Ha tentato di trattenermi spiegandomi alcune cose. Poi mi ha guardato negli occhi, ha riconosciuto la mia determinazione e mi ha lasciato andare come si fa tra due amici e rimarremo per sempre tali anche perché io sono sicuro che ci ritroveremo presto sullo stesso treno''. L'intervista scorre, fra un argomento e l'altro, e Martino, a domanda sul perché si avverta in ogni sua parola una critica a Renzi, risponde: ''Ho fatto campagne elettorali in auto, pullman, treno a nave... E vuoi sapere quale è la conclusione? Che non è importante il mezzo, ma chi guida. E la guida di Walter non era il "meno siamo meglio stiamo", o l'illusione dell'autosufficienza. Quel Pd – spiega Martino – si rivolgeva a tutto l'elettorato di centrosinistra. E poi aveva alleati come Di Pietro e la Bonino. Non voglio dire che va idealizzato, però, diamine, quello era un partito inclusivo. Qua siamo passati dal "ma anche" a Renzi che dice "anche no", verso possibili alleati politici, verso chi è stato segretario e verso mondi sociali rappresentati anche dai sindacati''.

Fin qui il lido che Martino lascia, il Partito Democratico, poi si passa al lido di approdo: ''Mi iscrivo al gruppo di Mdp. E aggiungo che trovo davvero bizzarri i toni che in molti usano verso quel partito. Neanche fossero Berlusconi, Grillo o una setta di estremisti''. Molti gli argomenti che nell'intervista vengono sviscerati e la conclusione richiama alle vicende attuali, anche a livello internazionale, con risvolti relativi al cambiamento delle leadership. La chiamano macronizzazione – chiede Angeloni: leaderismo, volti nuovi.... Così Martino: ''Macron ha vinto in Francia perché ha rappresentato una novità, il nostro ha fatto tre anni il premier e il segretario del Pd e ha già perso. E ora che fa? Si ripresenta dicendo "il nuovo sono io, ritorniamo a mille giorni fa". Più che un processo politico serio vedo l'intento di scrollarsi di dosso quello che non serve, dai dirigenti con la spina dorsale ai tanti che hanno lavorato alla vita del Pd''. Già da ieri sono scattati, sui social, i messaggi di benvenuto da parte degli esponenti Mdp.

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autore / Stefano Ursi
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