Fiscal compact via, Renzi non originale per Brunetta e "non credibile"

10 luglio 2017 ore 10:11, intelligo
Matteo Renzi non convince e anzi, scatena la rivolta dell'opposizione. "Non basta porre il veto sul Fiscal compact, e non credo neppure che Gentiloni avrà la forza per farlo. Bisogna tornare allo spirito della Maastricht di Guido Carli, non solo per 5 anni, ed eliminare tutti gli accordi successivi voluti dalla Germania che hanno irrigidito il sistema e scavato un fossato tra i paesi del Nord e del Sud Europa"A parlare così contro Renzi è Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, che a "La Stampa" rilascia l'intervista contenuta tutta in questa frase: "Per fare tutto questo Renzi non è credibile, perché nei suoi 1.000 giorni di governo il debito e' aumentato, nonostante i ripetuti sconti arrivati da Bruxelles", ha sottolineato. 
Fiscal compact via, Renzi non originale per Brunetta e 'non credibile'
Nel suo libro "Avanti. Perché l'Italia non si ferma" in libreria da mercoledì prossimo, l'ex premier e segretario del Pd, ci ha provato a proporre uno scambio alla Ue: niente Fiscal compact ma riduzione del debito pubblico e forte taglio delle tasse (30 miliardi di euro in meno ogni anno per 5 anni) per sostenere la crescita. Il punto è che ora gli danno del copione. Tagliare le tasse è l'ultima arma di Matteo contro la flat tax lanciata da Silvio Berlusconi e il reddito di cittadinanza di Beppe Grillo, ma non è originale. E le accuse gli arrivano anche dai "suoi", ossia da chi sta al governo ora anche grazie al Pd renziano.
PROPOSTE: "Se prendessimo la strada dei tagli fiscali a pioggia o delle mance elettorali, o ancora, se mentre proponiamo di aumentare il deficit rallentiamo le riforme, penso alla concorrenza, o le privatizzazioni, leggi Poste, beh allora meglio tenersi al sicuro nei parametri europei", sottolinea il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, in un'intervista al Corriere della Sera.
"Credo che Renzi debba aprire una discussione ampia sul cosa oltre che sul quanto, chiudendo definitivamente la fase della rottamazione e aprendo quella della condivisione e della progettualità. Le sfide che abbiamo davanti impongono un pensiero lungo e una strategia articolata. E aggiungo una squadra ampia e un lavoro con quei corpi intermedi che hanno dimostrato di saper affrontare la sfida del cambiamento. Forse queste sono le alleanze di cui dovremmo parlare oggi piu' che di quelle elettorali". Sul deficit per Calenda, "l'Italia deve presentare prima un 'piano industriale per il Paese' dettagliato e credibile e solo poi andare a chiedere spazi ai finanziatori", afferma poi Calenda, secondo cui "aumentare il deficit è un rischio che possiamo correre solo a tre condizioni". 
Poi detta le condizioni: "La prima condizione è che le risorse liberate vengano concentrate sugli investimenti, la produttività e interventi organici sulle situazioni di reale emergenza sociale. La seconda condizione èriprendere vigorosamente la strada delle privatizzazioni e dell'abbattimento del debito. Al di là di Bruxelles e del Fiscal compact, dobbiamo convincere chi il debito lo deve comprare anche in vista della riduzione degli stimoli della Bce. La terza condizione è continuare con le riforme: concorrenza, diritto fallimentare, politiche attive, lavoro 4.0 e rafforzare quella della Pa". 

Ma attenti a pensare che Calenda voglia scendere in campo: "Non credo che un nuovo partito farebbe la differenza. Il mio contributo e' finire bene il mio lavoro", dichiara. E sui nomi fatti da Silvio Berlusconi, "Draghi è l'uomo che ha salvato l'Europa e Marchionne la Fiat. Io faccio da un anno il ministro dello Sviluppo economico. Non credo di giocare nella stessa categoria. Devo pedalare ancora parecchio per arrivarci".

DIFESA: "È venuto il momento di dirlo: firmare il Fiscal compact e il pareggio di bilancio in Costituzione è stato un grave errore. Probabilmente in quel momento non si poteva fare altrimenti, ma ciò non toglie che le cose vanno cambiate". Su "La Stampa" appare la difesa del ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio. "Il Fiscal compact non è il Vangelo. È servito alla crescita dell' Italia o della Grecia? La risposta è no. Oggi c'è bisogno di stimolare la crescita aumentando gli investimenti e abbassando la pressione fiscale", aggiunge. E se l'Italia ha il terzo debito pubblico del mondo "noi non lo eluderemo. Abbiamo allo studio varie ipotesi, molte delle quali avanzate da economisti non Pd. Ma per abbassare il debito dobbiamo crescere di più, e per crescere occorrono politiche espansive" prosegue il ministro che, intervenendo sulle affermazioni di Pierluigi Bersani che la ritiene una ricetta di destra, risponde: "Sono allibito. Da quando in qua la lotta all'austerità è una ricetta di destra? Non diceva il contrario fino a ieri?. 
"La penso come Renzi: dobbiamo parlare delle cose che interessano ai cittadini. Ma anche Franceschini e Orlando pensano siano prioritari i contenuti. Propongo una moratoria: prima si parla delle nostre proposte, poi si discute delle alleanze. Dobbiamo fare come Berlusconi", dice ancora Delrio spiegando, che l'ex premier "è stato abilissimo: ha vinto molti ballottaggi con il sostegno dei fascisti di CasaPound, eppure nessuno ha aperto un dibattito sulle alleanze a destra". 

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