L'attacco Usa in Siria, una sceneggiata? Trump e Putin d'accordo sul dopo Assad

11 aprile 2017 ore 9:56, Americo Mascarucci
Lo abbiamo scritto a poche ore dall'attacco missilistico degli Stati Uniti contro la Siria. Intelligonews non si è fidato delle dichiarazioni ufficiali e ha dato poco credito agli scambi d'accuse fra Usa e Russia, fra Trump e Putin, che sono sembrati da subito gli attori perfetti di un copione già scritto. Il presidente degli Stati uniti intervenendo in Siria senza attendere alcuna decisione dell'Onu ha tolto infatti le castagne dal fuoco proprio a Putin. Perché se le Nazioni Unite si fossero attrezzate attraverso gli strumenti tradizionali, le scontate risoluzioni e poi magari anche la decisione di bombardare la Siria, la Russia si sarebbe trovata in grandissima difficoltà, isolata sul piano internazionale.
L'attacco Usa in Siria, una sceneggiata? Trump e Putin d'accordo sul dopo Assad
Attaccando in anticipo, Trump ha invece messo tutti d'accordo e ha evitato quindi che l'Onu agisse, ottenendo così il massimo risultato con il minimo sforzo. In questo modo infatti l'Onu non dovrebbe aver motivo di riunirsi e la Russia potrà non esercitare quel diritto di veto che l'avrebbe costretta a ritrovarsi sola contro tutti. Di fatto il Presidente Usa ha evitato così sia la frattura frontale tra Stati Uniti e Putin, e ha evitato che gli stati membri intervenissero singolarmente come accade quando qualcuno esercita il diritto di veto. 

LA VERA POSTA IN GIOCO
Ormai appare chiaro, dietro le quinte Trump e Putin hanno concordato il futuro della Siria. Ormai Bashar Al Assad è fuori gioco, appare chiaro come con lui al potere la crisi siriana non potrà mai essere risolta. Gli oppositori del regime non accetteranno mai di sedersi al tavolo del negoziato con il dittatore e Assad dal canto suo non sarà certamente disponibile a lasciare campo libero ai suoi avversari. Ma la guerra in Siria non potrà durare all'infinito e di questo sono consapevoli tanto Putin che Trump. Quindi la fine del conflitto non potrà non passare da un "sacrificio" di Assad, questo ormai appare inevitabile. E Russia e Usa su questo sarebbero d'accordo. 
Restano solo da definire le modalità dell'uscita di scena di Assad e soprattutto come costruire la successione. In pratica Putin vuole la garanzia che il prossimo governo di Damasco continui a tutelare gli interessi russi in medio Oriente senza essere ostile all'Occidente. Una transizione concordata dunque, che metta fine al conflitto e che porti la firma congiunta di Trump e Putin. 
Assad sarebbe quindi già sacrificato sull'altare degli interessi comuni, ora bisognerà soltanto attendere che maturino le condizioni perché esca di scena. Non saranno gli Stati Uniti ad abbatterlo o come avvenuto per Gheddafi a consegnarlo ai propri nemici per farne scempio: Putin otterrà per lui tutte le tutele possibili, ma il destino è segnato. L'attacco Usa in Siria è soltanto il primo passo di questa strategia. Una strategia nascosta, mascherata da "guerra fredda", da dichiarazioni ufficiali, proteste formali, minacce di ritorsioni e tanto altro, ma in realtà pronta presto a mostrare tutta la sua vera natura di strategia mirata e ben concordata fra gli amici-nemici. Del resto se Trump ha fatto quello che Obama non ha mai osato fare un motivo ci dovrà pur essere. E davvero di colpo tutti sono diventati così sensibili al dramma dei bimbi siriani uccisi dalle bombe chimiche? 
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