Pd, Renzi verso le dimissioni: messaggio a Orlando e Franceschini

11 febbraio 2017 ore 12:08, Americo Mascarucci
Matteo Renzi sarebbe pronto a dimettersi nella direzione nazionale del Partito Democratico in programma lunedì. Dimissioni che, nell'ottica del segretario, si renderebbero a questo punto inevitabili per anticipare il congresso. Renzi vorrebbe andare a votare a giugno ma dentro il Pd sta crescendo sempre di più la fronda del "non voto". Anche perché l'equilibrio che l'ex premier aveva raggiunto si sta sfaldando. 
Appare evidente come ormai il premier Gentiloni, ma anche i ministri Franceschini e Orlando, non siano più troppo in sintonia con Matteo pur sapendo però al momento di non potersi permettere di rompere con lui.
Renzi si sente accerchiato e teme che "vivacchiando" finisca con il logorare il suo potere.
Pd, Renzi verso le dimissioni: messaggio a Orlando e Franceschini

Ecco perché di fronte ad un orizzonte in cui le elezioni anticipate appaiono sempre più distanti, Renzi intende giocarsi subito la partita congressuiale. 
Non tanto per spuntare le armi alla minoranza Dem quanto per obbligare le correnti che sostengono la sua stessa leadership a schierarsi. 
Tradotto, il segretario vuole capire una volta per tutte se può ancora contare su Gentiloni, Franceschini e Orlando oppure dovrà guardarsi anche da loro. 
Celebrare il congresso il prima possibile nell'ottica renziana tornerebbe utile per tenere ancora unita la sua maggioranza che, al contrario, potrebbe sfilacciarsi nel caso di tempi lunghi e di estenuanti discussioni su una legge elettorale che il Pd per primo non è in grado di proporre essendo lacerato al proprio interno.
Un congresso anticipato, in cui Renzi è ancora convinto di mantenere l'equilibrio intorno alla sua leadership garantendo al trio Gentiloni - Franceschini e Orlando la tenuta del Governo fino a scadenza naturale, permetterebbe di congelare inoltre la partita della legge elettorale per rinviarla successivamente, cioè quando, uscita dal congresso la nuova leadership e la nuova maggioranza sarà possibile per il partito proporre una proposta del Pd. 
Questo lo scenario più probabile.
A meno che dalla direzione di lunedì non emerga invece una linea diversa che sarebbe poi quella che Renzi in fondo prediligerebbe ancora ma che vede sempre più lontana: accelerare sulla nuova legge elettorale apportando significativi correttivi ai sistemi vigenti in grado di garantire la governabilità (il costituzionalista Stefano Ceccanti starebbe lavorando su questo) e votare a giugno dopo aver scelto il candidato premier con le primarie. Scenario sempre più improbabile, ma in politica non può mai essere detta l'ultima parola. 
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