Banche, economia, deficit: cosa trova da sistemare Gentiloni

12 dicembre 2016 ore 10:52, Luca Lippi
Seguendo una metodologia di sola rilevazione di dati ‘visibili’, proviamo a tracciare schematicamente una fotografia della situazione lasciata dal governo Renzi e di conseguenza, di quello che troverà Gentiloni. 
Sottolineiamo che la maggioranza in Parlamento è la medesima e quindi, presumibilmente, non cambierebbe nulla.
Immobilismo sulla questione banche
Al netto del fatto che le misure adottate dal governo (principalmente attraverso le soluzioni "private", con la nascita di Atlante 1 e Atlante 2) queste appaiono del tutto insufficienti per stabilizzare il sistema bancario.
Per essere più concreti, la sensazione è che le misure adottate rischiano addirittura di aggravare la situazione, proprio perché sono articolate coinvolgendo altre banche sane, che rischiano così di indebolirsi,  per soccorrerne altre gravemente malate.
Di conseguenza, la situazione della debolezza del settore determina una zavorra pesantissima alla crescita economica.
Scarsi risultati sul fronte della crescita economica
Tutti i paesi sono tornati a sopra i livelli precedenti la crisi (perfino l'Area euro a 19 paesi). Tutti tranne l'Italia, che naviga ancora nell'abisso. 
La grande recessione è finita nel secondo trimestre del 2009, e quindi, gli altri paesi, sono almeno 7 anni che crescono. Un ciclo abbastanza maturo e anche stanco, stando ai dati (deboli) che giungono dalle altre economie.
L'Italia, secondo il governo (Renzi), sarebbe dovuta essere "la locomotiva dell'europa".
Purtroppo non è così, cresce pochissimo e nei numeri è totalmente insufficiente.

Banche, economia, deficit: cosa trova da sistemare Gentiloni

IVA
In assoluto l’Iva, che nel 2018 sarà al 25% e nel 2019 al 25,9%. E’ il rischio che corre l’Italia nell’immediato perchè fatti due conti appare inevitabile.
Carte alla mano, il futuro presidente del dovrà trovare 19 miliardi nella prossima manovra per il 2018 e 23 miliardi nella manovra per il 2019. Altrimenti scatteranno le clausole di salvaguardia. Dove sono questi soldi? Non ci sono!
Si dovranno trovare con una manovra lacrime e sangue, attraverso la quale si praticheranno tagli e saranno messe nuove tasse: infatti non potremo più rinviare l'aumento dell'Iva emettendo altro debito perché dobbiamo ridurre fino ad azzerarlo nel 2019 il deficit strutturale di bilancio. 

UE

-Tutto nasce dalla disattesa degli impegni contratti con l’Ue; Il 16 maggio 2016, in una lettera ufficiale, i Commissari europei Dombrovskis e Moscovici hanno concesso un deficit per il 2016 al 2,3%, solo a condizione che il Ministro Padoan si impegnasse per iscritto all'obiettivo di un rapporto Deficit/Pil per il 2017 pari all'1,8%. 
Padoan, il 17 maggio, ha dovuto inviare una lettera di risposta nella quale confermava tale impegno.
A maggio Bruxelles non ha aperto la procedura di infrazione solo grazie a tale impegno. 
Il governo Renzi, con la Legge di Bilancio approvata al Senato, non ottempera a tale impegno, chiede una flessibilità dello 0,5% e porta il deficit strutturale di bilancio per il 2017 al 2,3%. 
È quindi matematicamente impossibile che l'impegno del Ministro Padoan ad abbassare il deficit all'1,8% per il 2017 sia confermabile.
Infatti l’Ufficio Parlamentare di Bilancio rileva non sarà possibile eliminare le clausole di salvaguardia come si legge nel documento Rapporto sulla politica di bilancio 2017.
- L'annullamento delle clausole di salvaguardia è l'intervento più importante nella Legge di Bilancio: esso vale lo 0,9 per cento del PIL, 15,3 miliardi: 6,95 miliardi servono per evitare che l'Iva agevolata passi dal 10 al 13%, 8,1 miliardi servono per evitare che l'Iva ordinaria passi dal 22 al 24%, 220 milioni per evitare l'incremento delle accise.
L'anno prossimo, nella manovra per il 2018, la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia ci costerà 19,5 miliardi: sempre 6,9 miliardi per evitare l'aumento dell'Iva agevolata dal 10 al 13%, e 12,2 miliardi per evitare che l'Iva ordinaria passi dal 22 al 25%. Non è finita qui. Nella manovra del 2018 per il 2019 la sterilizzazione ci costerà 23,2 miliardi. Non solo 6,9 miliardi per evitare l'aumento dell'Iva agevolata dal 10 al 13%, non solo 12,2 miliardi per evitare che l'Iva ordinaria passi dal 22 al 25%: questi sono i costi per sterilizzare le clausole precedenti. Si aggiungeranno nuove clausole: nel 2018 serviranno altri 3,6 miliardi per evitare che l'Iva arrivi dal 25 al 25,9%.
- Ora è importante ricordare due passaggi: 
1) noi usiamo la maggior parte del deficit per evitare l'aumento dell'Iva; ci indebitiamo per evitare l'aumento delle imposte: tale aumento è la clausola di salvaguardia per Bruxelles qualora non facessimo tagli equivalenti nel bilancio dello stato; 
2) poiché il governo si è impegnato nel 2019 ad azzerare il deficit strutturale di bilancio, poiché il governo scrive che nella manovra del 2018 serviranno 23 miliardi per evitare l'aumento dell'Iva, nel 2018 cosa succederà?
Se non possiamo più indebitarci per annullare l'aumento dell'Iva, dovremo tagliare 23 miliardi nelle spese dello stato. E qui è interessante cosa fa notare l'Upb; nel Def 2016, il consolidamento fiscale, quindi l'aumento delle tasse (o i tagli) necessari per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2019 erano concentrati nel 2019 senza toccare il 2018.
In conclusione, per fare più deficit nel 2017 (dall'1,8% pattuito al 2,3% oggi richiesto, ovviamente sempre rispetto al PIL), Renzi è stato costretto ad aumentare la riduzione del deficit strutturale di bilancio nel 2018. Quindi, il deficit del 2017 evita l'aumento dell'Iva: l'espansione fiscale ha un effetto anticiclico.
Poi nel 2018-2019 la restrizione fiscale ovvero il possibile aumento dell'Iva dovuto all'impossibilità di indebitarci, ha un effetto pro-ciclico.
La Fiscal Stance (espressione utilizzata per indicare l’impostazione della politica di bilancio rispetto alla posizione dell’economia nel ciclo economico. In teoria, per operare un’efficace funzione di stabilizzazione, la politica di bilancio dovrebbe essere di carattere anticiclico: nelle fasi espansive del ciclo economico dovrebbero essere messe in atto azioni di consolidamento fiscale, viceversa nelle fasi recessive), l'indirizzo economico prima moderatamente espansivo poi restrittivo della politica di bilancio sull'andamento macroeconomico, aggraverà la crisi. Soluzioni? La più veloce è quella di ricontrattare i trattati Ue e investire, Ue permettendo!

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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