É riconquista in Siria, Palmira torna dell'Isis: cosa ha sbagliato Putin

12 dicembre 2016 ore 11:58, Andrea De Angelis
L'Isis ha ripreso Palmira. Una notizia che sconvolge e preoccupa, viste le immagini che ormai più di un anno fa avevano colpito l'opinione pubblica internazionale. La distruzione di opere artistiche patrimonio dell'umanità fecero indignare molti. Poi il sospiro di sollievo che oggi sembra essere stato tirato troppo in fretta. 

Migliaia di miliziani dell’Isis si sono radunati per un nuovo assalto alla città siriana di Palmira. “In più di 4000 hanno lanciato un’offensiva” ha sottolineato il Centro per la riconciliazione del ministero della Difesa russo in una nota. Sottolineando come i combattenti abbiano trasferito forze ingenti da altre città. Il Centro, citando dati dell’intelligence, ha mostrato come i terroristi abbiano spostato per l’operazione su Palmira, almeno 5mila miliziani da Raqqa e dalla roccaforte di Mosul.
Mentre tutta l’attenzione delle cancellerie internazionali – e dell’esercito di Damasco – era concentrata sulla battaglia di Aleppo, dove anche oggi sono continuati i bombardamenti, i miliziani hanno messo insieme una forza di migliaia di uomini che, stando ai media, ha sbaragliato la resistenza delle forze lealiste in soli quattro giorni. E ora torna l’incubo per possibili nuove distruzioni di antichi monumenti in quello che è uno dei siti archeologici più importanti del Medio Oriente e patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

É riconquista in Siria, Palmira torna dell'Isis: cosa ha sbagliato Putin
Sembra, ad una primissima analisi (che necessiterà sicuramente di ulteriori approfondimenti, visto che lo scenario appare tutt'altro che chiaro) che proprio la chiave di lettura relativa agli ultimi accadimenti in Siria abbia portato a un calo di attenzione nei confronti di Palmira. Una sorta di effetto Aleppo, con gli sforzi tutti concentrati sul massacro di bambini, donne e uomini che stava avvenendo nella città.
Come scrive Stabile, inviato a Beirut de La Stampa, il rovescio di Palmira è "uno smacco per Bashar al-Assad e l’alleato Vladimir Putin, la dice lunga sulle difficoltà nell’estirpare i fanatici islamisti dal nocciolo sunnita della Mesopotamia".  

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