Banche venete, ok della Camera alla fiducia. 318 sì: quanto costa allo Stato

12 luglio 2017 ore 16:32, intelligo
La Camera ha votato la fiducia posta dal governo sul decreto relativo alle BANCHE venete, con 318 sì, 178 no e un'astensione. Al momento, tuttavia, non è possibile fare una previsione sull'orario in cui l'Aula procederà al voto finale sul decreto, in quanto i 5 Stelle hanno preannunciato l'ostruzionismo sugli ordini del giorno. Sono infatti oltre 80 quelli presentati dai soli 5 Stelle, e verranno tutti illustrati. Il che significa che il voto finale potrebbe anche slittare a domani. 
Tutti i deputati del Movimento 5 Stelle hanno presentato Odg con la richiesta di illustrarli in Aula. I tempi per arrivare al voto finale quindi si allungano e sarà necessaria probabilmente una seduta fiume domani. Il voto finale potrebbe quindi arrivare nel tardo pomeriggio di domani o slittare anche a venerdì.
Banche venete, ok della Camera alla fiducia. 318 sì: quanto costa allo Stato
I PUNTI: Il passaggio a Montecitorio non ha modificato il decreto, che vede confermato l'impianto uscito dal Consiglio dei ministri del 25 giugno, con in più l'innesto del dl Bond, che sospende il rimborso dei bond per le banche che hanno chiesto una ricapitalizzazione precauzionale. Come Veneto banca (poi non andata in porto) e come Mps (autorizzata la scorsa settimana da Bruxelles). Durante l'esame in commissione Finanze alla Camera, si era pensato di inserire nel decreto delle modifiche. Il Governo aveva presentato un emendamento per riscrivere gli articoli 2,4 e 5 del decreto, sul salvataggio di Veneto banca e popolare di Vicenza e sullo smaltimento degli Npl. L'Esecutivo ha poi ritirato l'emendamento, prima che la commissione lo dichiarasse inammissibile. Il relatore Giovanni Sanga (Pd) aveva da parte sua presentato un altro emendamento che allargava la platea dei risparmiatori rimborsati, inaspriva le pene per gli amministratori delle banche in crisi, esentava dal bail-in anche le casse previdenziali private e inseriva i bond chirografari tra le fattispecie aggredibili dal bail-in prima dei bondholders subordinati e dei correntisti. L'emendamento non è stato mai votato in commissione (che ha chiuso i lavori in fretta e furia rinviando per l'aula l'esame dell'80% degli emendamenti presentati) e la fiducia posta dal Governo sul testo commissione lo ha fatto decadere. Il decreto, con cui lo Stato stanzia 5,2 miliardi, fa da cornice all'acquisizione da parte di Intesa San Paolo della parte "buona" di Veneto banca e Popolare di Vicenza. Mentre la parte "bad" rimarrà in una bad bank e i crediti deteriorati saranno gestiti dal Sga del Tesoro. Come recita l'articolo 1 del decreto salva venete, il provvedimento "disciplina l'avvio e lo svolgimento della liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza Spa e di Veneto Banca Spa nonché le modalità e le condizioni delle misure a sostegno di queste ultime in conformità con la disciplina europea in materia di aiuti di Stato". Le due banche in liquidazione cedono un ramo d'azienda a Banca Intesa, comprensivo della maggior parte dei rapporti di lavoro e dei rapporti con i clienti. Restano alle banche in liquidazione i crediti deteriorati e una parte del personale che verrà gestita con una ristrutturazione per la quale sono stati stanziati 1,285 miliardi. (Public Policy) 

AIUTI DI STATO: Gli aiuti di Stato previsti dal decreto, e concordati con l'Europa, servono da una parte per far sì che l'operazione risulti a costo zero per Intesa San Paolo e dall'altra per garantire la cessione dei crediti da parte delle due banche. Gli aiuti pubblici consistono in 4 misure: concessione della garanzia dello Stato a copertura dello sbilancio di cessione; erogazione di un supporto finanziario per ricostituire i fondi propri del cessionario per un ammontare idoneo a fronteggiare l'assorbimento patrimoniale derivante dalle attività ponderate per il rischio acquisito; concessione della garanzia dello Stato sull'adempimento di obblighi assunti dalle banche in relazione ad impegni, dichiarazioni e garanzie da esse assunti; erogazione al cessionario di fondi a sostegno di misure di ristrutturazione aziendale. (Public Policy) 

QUANTO SPENDE LO STATO: Gli aiuti di Stato ammontano a 4,785 miliardi in termini di anticipo di cassa e 400 milioni di garanzie (a copertura di impegni per un importo massimo di 12 miliardi). In totale i soldi messi in campo dallo Stato saranno al massimo 5,2 miliardi. I saldi pubblici rimangono invariati perché questi 5,2 miliardi di euro vengono presi dai 20 miliardi di maggior debito già sbloccati dal decreto salva risparmio di fine 2016. Di questi soldi pubblici, 3,5 miliardi servono come supporto finanziario a Banca Intesa per evitare che l’acquisizione di crediti peggiori i ratio patrimoniali a causa dell’acquisizione dei rapporti commerciali in essere presso le due banche. (Public Policy) 
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