Referendum autonomia, per Zaia e Maroni "è qui la Catalogna": torna Bossi

12 ottobre 2017 ore 9:55, Americo Mascarucci
"Vuoi tu che alla Regione Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?". Questo il quesito che si troveranno stampato sulla scheda gli elettori veneti che il 22 ottobre parteciperanno al referendum sull'autonomia indetto dalla Regione a guida Lega Nord. E altrettanto in Lombardia. Luca Zaia e Roberto Maroni, ossia l'anima istituzionale del Carroccio ma anche i simboli di una Lega ancorata a scampoli di indipendentismo. 
Il Carroccio, agli inizi degli anni '90, raggiunse l'apice del consenso promuovendo proprio sotto la spinta di Umberto Bossi e dell'ideologo Gianfranco Miglio la secessione del Nord dal resto d'Italia. Poi in seguito la posizione secessionista, di fronte alla possibilità di diventare forza di governo, ha ceduto il passo al federalismo. Oggi di fronte all'idea di Lega sovranista portata avanti da Matteo Salvini, il referendum sull'autonomismo promosso da Lombardia e Veneto è senza dubbio il segnale della resistenza di un'anima "indipendentista" che non vuole affatto rinunciare all'idea di un Nord più autonomo e se possibile "sovrano".
Referendum autonomia, per Zaia e Maroni 'è qui la Catalogna': torna Bossi

SOGNANDO LA CATALOGNA
Il Governatore Zaia avanza paragoni con la Catalogna. Sebbene i referendum autonomisti di Lombardia e Veneto siano legalmente legittimi in quanto indetti all'interno della cornice costituzionale, è evidente come Venezia in questo momento si senta un po' la Barcellona d'Italia. 
E' Zaia stesso a lasciarlo intendere: "Il Veneto è la Catalogna d'Italia, fatto di pmi, l‘80% delle quali sotto i 15 dipendenti, 600.000 imprese, 150 miliardi di Pil, disoccupazione più bassa d‘Italia col 6,8%, e 5 milioni di abitanti". Il governatore veneto non nasconde di sentirsi il Puigdemont italiano, al punto da far stampare 100.000 copie di un opuscolo intitolato: "Le 100 domande dei veneti a Luca Zaia".
Maroni non è da meno. Anche il governatore lombardo guarda a Barcellona e arriva a rivendivare come il residuo fiscale che la Lombardia vanta nei confronti dello Stato sia molto più alto di quello della Catalogna. Quasi a dire che addirittura la Lombardia avrebbe più ragioni di Puigdemont per chiedere l'indipendenza. 

L'APPELLO DI BOSSI
E che i referendum autonomisti rappresentino anche una specie di resa dei conti all'interno del Carroccio lo lascerebbero presagire le parole di Umberto Bossi, il più accanito contestatore della politica del segretario Matteo Salvini. Bossi si rivolge direttamente a Berlusconi invitandolo ad impegnarsi di più per sostenere l'autonomismo. "È giusto procedere con il referendum, hanno fatto molto bene Maroni e Zaia a volerlo e a portarlo avanti - ha detto Bossi - molto bene farebbe Silvio Berlusconi a sostenerlo con convinzione: Lo chiamerò e gli dirò di farlo". E Bossi si sa nella Lega rappresenta l'anima "berlusconiana" quella più critica con la linea "indipendentista" (in questo caso intesa come autonomismo dal berlusconismo) di Salvini. Il messaggio sembra chiaro: far vincere i referendum autonomisti rafforzerà l'asse del Nord (Zaia e Maroni) nella futura ottica dell'indebolimento della leadership salviniana. Questo però nell'ottica di Bossi.

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