Spy story sulla caduta di Berlusconi: il ruolo di Usa e Monti

12 ottobre 2017 ore 17:06, Luca Lippi
Una 'spy story' dietro la caduta del governo Berlusconi del 2011. Lo scoop è stato fatto da la Stampa. Dopo tre governi, uno tecnico (Governo Monti) e altri due a guida politica (Letta prima e Renzi poi), senza contare l’attuale governo Gentiloni, ecco che appaiono due mail inviate dall’ambasciatore Usa in Itlaia dell’epoca, David Thorne, al suo presidente. Nelle mail si faceva riferimento, secondo le ricostruzioni de La Stampa, alle raccomandazioni di due ministri del governo Berlusconi che mettevano in guardia il potente alleato sulla situazione economica italiana ai limiti della catastrofe. In sostanza dalle mail emerge che l’Italia nel 2011 era nella medesima situazione della Grecia, ma date le sue dimensioni economiche e soprattutto dati i rapporti commerciali del Belpaese col resto del mondo, il rischio di un bail-out, con conseguente contagio ‘mondiale’ doveva essere interrotto in ogni modo prima che si fosse raggiunto il punto di ‘non ritorno’.
 
Spy story sulla caduta di Berlusconi: il ruolo di Usa e Monti
 

A questo punto, parrebbe secondo indiscrezioni appannaggio del quotidiano La Stampa, che alcuni collaboratori avrebbero proposto a Obama di ordire un piano per far cadere Berlusconi. Ma pare anche che Obama abbia respinto la proposta.

COSA ACCADDE VERAMENTE NEL 2011
Alla luce delle rivelazioni del quotidiano torinese, il fatto che due ministri del governo in carica lanciarono l’allarme starebbe a significare che ci sarebbe stato un vero e proprio ‘ammutinamento’. Oggi parrebbe invece che Berlusconi sia in piena campagna elettorale e dai sondaggi emergerebbe che il suo partito sarebbe anche sopra (nei sondaggi) al Pd e al M5S.
Berlusconi vinse le elezioni nel 2008, tuttavia la sua coalizione era zoppa dell’alleato Fini col quale c’era stata la rottura mentre faceva capolino una delle crisi economiche e finanziarie più dure che si ricordino. La crescita dello spread ha cominciato a incalzare il governo e la guida del Paese si stava facendo sempre più complicata. Una manovra mostruosa da 60 miliardi apriva le porte a una politica di austerity che sarà poi il mantra della Ue per tutti i Paesi meno virtuosi.
La maggioranza cominciò a vacillare e arrivavano i primi intoppi dal Parlamento. Berlusconi fu costretto a rassicurare Napolitano sulla tenuta del Governo e Napolitano costrinse il premier a scrivere una lettera a Bruxelles dove garantiva maggiori misure di austerità, tra cui l’innalzamento dell’età pensionabile, con degli osservatori del Fondo Monetario Internazionale che furono incaricati di monitorare i nostri conti. La maggioranza in ogni caso non teneva e sono cominciate le prime diserzioni (legge del contrappasso per Berlusconi). Berlusconi dichiarò che avrebbe rassegnato le proprie dimissioni appena approvata la Legge di Stabilità, ed è quello che successe realmente.
Il resto è noto a tutti.

LA SPIA DEI DUE MINISTRI
Secondo quello che è stato riportato come il parere dei ministri ribelli di Berlusconi, la manovra varata era insufficiente e addirittura perniciosa per la complessa situazione economica del Paese. Nello specifico, i due fecero sapere che “I numeri sulla crescita usati come base per i pacchetti di austerità varati a luglio e agosto sono superati ed eccessivamente ottimistici. Lui teme che gli investitori smettano di comprare i bond italiani di lungo termine, perché gli acquisti del debito di Roma fatti dalla Banca centrale europea sui mercati secondari hanno generato una rendita artificialmente bassa”. Questa a detta de La Stampa sarebbe una delle ‘confidenze’.
In buona sostanza, quanto riportato dal quotidiano torinese è il tradimento di due ministri di Berlusconi. Allo stato dell’arte, che si fosse corso un grande rischio è il mantra in uso dal 2011 e più volte smentito da autorevoli commentatori e soprattutto dall’allora ministro Tremonti che non ha mai risparmiato critiche al ‘suo’ premier, ma ha sempre respinto, a modo suo motivandola, ogni teoria di pericolo imminente per le finanze italiane.
tuttavia,  subito dopo le dimissioni di Berlusconi, un cablogramma firmato dall'ambasciatore Usa diceva: "Le opzioni del presidente Napolitano includono le elezioni anticipate o un governo tecnico di ampia base guidato da qualcuno tipo l'economista Mario Monti". Già, proprio lui. Quel Monti che gli americani non hanno mai negato di stimare e che, plausibilmente, è stato "spinto" a Palazzo Chigi anche grazie all'aiuto di Washington.

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autore / Luca Lippi
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