Per Alitalia fumata bianca con riserva: ora accordo al vaglio dei lavoratori

14 aprile 2017 ore 14:27, Luca Lippi
Nella notte raggiunto un preaccordo fra Alitalia e le organizzazioni sindacali. Ora l’ultima parola passerebbe ai lavoratori, questi ultimi, con un referendum, saranno chiamati a esprimersi sulla lunga mediazione intercorsa con i rappresentanti del Governo. Se il risultato della consultazione sarà positivo, condizione per ottenere le risorse dai soci bancari, come ha assicurato il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, "lo Stato italiano attraverso Invitalia potrà dare una garanzia se le cose dovessero andare male nel 2018", altrimenti "tutti i costi finirebbero sullo Stato", e si tratta di "più di un miliardo".    
I termini dell’intesa - come è scritto nel verbale messo a punto nella notte al Mise, la preintesa prevede oltre alla riduzione degli esuberi e al minor taglio degli stipendi per il personale di volo, la necessità di accelerare la crescita dei ricavi, in particolare inserendo nuovi aerei per il lungo raggio. 
Riguardo gli esuberi - la riduzione avviene attraverso il superamento del progetto di esternalizzazione nelle aree di manutenzione e altre aree; 
-ricorso alla cigs entro maggio 2017 per due anni; 
-l'attivazione di riqualificazione e formazione; 
-misure di incentivazione all'esodo; 
-miglioramento della produttività ed efficienza con rinvio in azienda entro maggio 2017 per la definizione.    
Per quanto riguarda il personale navigante - sono previsti scatti di anzianità triennali con primo scatto nel 2020; 
-tetto all'incremento retributivo in caso di promozione pari al 25%; 
-per i neo assunti applicazione del contratto Cityliner; 
-riduzione dei riposi annuali da 120 a 108; 
-esodi incentivati dei piloti e assistenti di volo; 
-prosecuzione della solidarietà fino al la scadenza prevista per legge, 24 settembre 2018.     
Si legge dal verbale -  l'azienda attraversa una crisi economico-finanziaria, un gruppo di azionisti e finanziatori propone una ripatrimonializzazione dell'azienda per circa 2 miliardi di cui 900 come nuova finanza. Il cda ha approvato un piano che prevede crescita dei ricavi e una significativa riduzione dei costi di cui circa un terzo riferito al costo del lavoro e che l'immissione di risorse finanziarie è propedeutica al rilancio della società. 
Poletti - "Sforzo importante, ok disponibilità parti. Abbiamo fatto uno sforzo importante e dobbiamo dare atto a tutte le parti di aver messo in campo una disponibilità che dà il senso di attaccamento".
Susanna Camusso - "Per il lavoro mettiamo a disposizione tutte le strumentazioni, è stato uno strumento di accompagnamento". Ha poi aggiunto la Camusso: "Abbiamo definito un verbale del confronto che si è svolto in questo periodo, che sottoporremo a referendum vincolante la prossima settimana" spiegando che "le ragioni del lungo confronto sono la situazione molto critica dell'azienda e le ragioni che ci hanno spinto a continuare, il fatto che bisogna provare a salvarla". 
Anna Maria Furlan - "E' stato un lungo lavoro e credo che abbiamo portato a casa risultati assolutamente importanti" ha commentato la segretaria generale della Cisl, Anna Maria Furlan. "Abbiamo preso atto che questo era il limite massimo fino a cui si poteva trattare e ci sembra soddisfacente anche per il punto di partenza. Non parliamo più di licenziamenti ma di cig, di utilizzo di ammortizzatori sociali". 
Barbagallo -  "In questi mesi ci siamo adoperati per evitare il rischio default. Abbiamo fatto il massimo possibile nel confronto. Ora la parola spetta ai lavoratori". 
In conclusione - Dai quasi 1400 esuberi si passa a poco meno di mille. Molti settori, tuttavia, sono pronti ad essere esternalizzati. Il primo esame è passato al momento, tuttavia non è il primo salvataggio cui è sottoposta l’azienda. La conclusione più logica è che nel breve sarà necessario un nuovo taglio senza evitare una nuova crisi. È piuttosto lampante che così com’è strutturata l’azienda questa non è più in grado di sostenere le nuove esigenze del mercato. I costi troppo elevati sono comunque una zavorra per affrontare il mercato che chiede una maggiore disponibilità alla riduzione dei costi per ottimizzare i ricavi. Continuare a intervenire con risorse pubbliche, anche la cig è un costo che nel medio termine, pesa sui ricavi di uno stato che non ha più la possibilità di battere moneta. La visione immediata è che non si è raggiunta una soluzione ma solamente un’altra toppa assai peggiore del buco e tra massimo due abbi saremo punto e a capo con il problema più grande di quanto non lo sia adesso.

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autore / Luca Lippi
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