Istat, Pil a +0,9 nel 2016: il migliore dal 2010 e Padoan ‘respira’

14 febbraio 2017 ore 13:00, Luca Lippi
La stima flash dell’Istat ci dice che nel 2016 il Pil italiano è aumentato in termini grezzi dello 0,9% rispetto al 2015. Il dato corretto per gli effetti di calendario segna invece un aumento dell'1,0%. Dunque, un valore leggermente superiore anche alle stime del governo italiano che, nel Documento programmatico di bilancio di ottobre, aveva previsto un rialzo dello 0,8% dopo lo 0,7% del 2015.
L'Istat sottolinea che, sul fronte della domanda, si registra un contributo positivo della componente nazionale al lordo della scorte, e un apporto negativo della componente estera netta. In apparenza il dato è il migliore dal 2010, tuttavia bisogna aspettare la conferma (la stima Istat di queste ore è provvisoria).
L'Istat calcola poi che nell'ultimo trimestre del 2016 il Pil italiano, corretto per gli effetti di calendario destagionalizzato, è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell'1,1% nel confronto con il quarto trimestre del 2015: si rileva dunque nel quarto trimestre (tre giornate lavorative in meno del terzo e due in meno del quarto 2015) un lieve rallentamento rispetto al terzo trimestre, che si era chiuso a +0,3%. E allo 0,3% si attesta anche la variazione acquisita del Pil per quest'anno.

Istat, Pil a +0,9 nel 2016: il migliore dal 2010 e Padoan ‘respira’

Finita la sfilata dei numeri c’è da chiarire qualcosa, perché se la crescita del Pil è sinonimo di benessere economico, è altrettanto vero che la percezione di questo benessere, o una sorta di ripresa, non è affatto percepito dalle famiglie, piuttosto il contrario.
C’è una spiegazione a tutto questo; il Pil in Italia è formato oggi per almeno il 50% dalla spesa delle pubbliche amministrazioni, per un 25% circa dai settori produttivi (agricoltura e pesca, manifatturiero in senso stretto, edilizia). Il restante sono i servizi (alberghi, commercio, comunicazioni, professioni, ecc).
Da questo si capisce il motivo per cui il Pil cresce,  a crescere è soprattutto la spesa delle pubbliche amministrazioni. Cresce  cioè la spesa che viene finanziata prevalentemente con le tasse gravanti sui servizi e sulle attività produttive e, quando ciò non basta, con il debito pubblico. E allora si capisce anche perché le famiglie non percepiscono il miglioramento. Perché concretamente il Pil generato dai settori produttivi è fermo al palo da almeno il 2008!
In Economia ci sono delle regole che non possono mai essere ignorate. Per il benessere ed il futuro di un Paese non è la stessa cosa se a crescere è la sua base produttiva o le attività improduttive. È la prima che finanzia la seconda, operando sui mercati, e non viceversa.

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autore / Luca Lippi
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