Ilva: respinto patteggiamento dei Riva "per gravità dei fatti"

15 febbraio 2017 ore 14:37, Luca Lippi
In seguito alla decisione della famiglia Riva di rinunciare a ogni contenzioso con lo Stato italiano sul tesoretto da 1,3 miliardi di euro (bloccato e sequestrato in Svizzera dal 2013) Il gip di Milano ha bocciato le richieste di patteggiamento di Adriano, Fabio e Nicola Riva in uno dei procedimenti milanesi su Ilva. Il via libera alla richiesta di patteggiamento degli imputati era stata avviata nelle settimane scorse dalla procura di Milano.
I soldi bloccati dalla Guardia di Finanza in Svizzera erano destinati al risanamento ambientale dello stabilimento di Taranto, tuttavia l’importo e le pene da patteggiare sono risultate insufficienti per ottenere la ratifica.

LA PRIMA INTESA FRA RIVA E STATO
A novembre scorso i legali della famiglia Riva avevano avanzato una richiesta di patteggiamento con la rinuncia a ogni contenzioso. I Pm di concerto col procuratore capo avevano dato il placet al patteggiamento dopo la decisione della famiglia Riva di rinunciare ai contenziosi che, di fatto, apriva al rientro in Italia dei capitali destinati ai progetti di risanamento e riqualificazione degli impianti dell’Ilva. 
Adriano Riva, accusato di bancarotta, truffa ai danni dello Stato e trasferimento fittizio di valori, aveva concordato con i magistrati una pena pari a 2 anni e 6 mesi di carcere. Suo nipote, Fabio, accusato di reato di bancarotta, aveva invece proposto un patteggiamento della pena compresa tra i 4 e i 5 anni di reclusione, in continuazione con una condanna già diventata definitiva. L’altro nipote di Adriano, Nicola, anche lui indagato per bancarotta, voleva invece patteggiare una pena inferiore ai due anni di carcere.

Ilva: respinto patteggiamento dei Riva 'per gravità dei fatti'

L’IMPORTO OGGETTO DEL PATTEGGIAMENTO
Il giudice ha ritenuto incongrue, perché troppo basse, le pene concordate, e ha respinto anche l’importo che la famiglia proprietaria del gruppo intende restituire: un miliardo e 330 milioni di euro. Tale somma (già posta sotto sequestro) dovrebbe rientrare dalla Svizzera ed essere destinata alla bonifica ambientale dell’Ilva. Il rientro delle somme era stato annunciato a novembre, ma ora è possibile che tutta l’operazione messa a punto possa subire un rallentamento.

LE MOTIVAZIONI AGLI ATTI
Per il giudice, le richieste di patteggiamento avanzate da Adriano, Fabio e Nicola Riva “non possono essere accolte per assoluta incongruità delle pene concordate (...) a fronte dell’estrema gravità dei fatti contestati, costituiti (...) da plurimi reati di bancarotta fraudolenta caratterizzati da numerose distrazioni asseritamente realizzate attraverso le complesse operazioni» ricostruite dalla Procura «di importi rilevantissimi ai danni della società Riva Fire spa e Ilva spa”.

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autore / Luca Lippi
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