Vincono i liberali ma perdono, il voto in Olanda e lo spettro Wilders

16 marzo 2017 ore 10:14, Marta Moriconi
L'analisi politica del voto si basa su quella numerica, ma prescinde da quelli che volgarmente vengono chiamati i conti della "serva". Il Vvd è primo nonostante abbia perso 10 seggi rispetto al 2012, mentre Wilders ne ha guadagnati 4. Questo significa che l'Europa non può dormire sonni tranquilli, al contrario dei titoloni dei commentatori che ormai sembrano più tifosi che veri analisti. Se per il premier Rutte "è la vittoria dell'Europa", l'altra Europa non sta affatto male, sta crescendo forte (e laicista comunque) come è in Olanda, non apparendo per nulla malata. 
I limiti di Wilders erano del tutto evidenti dall'inizio, chi conosce il mondo delle destre (e i suoi limiti) aveva considerato l'ultra nazionalista e anti-europeista Geert Wilders molto lontano dalla ben più organizzata e politicamente 'formata' Marine Le Pen. Per un semplice motivo: lei ha anche un programma economico, sociale, non ha dalla sua parte solo slogan anti-islam. 
Vincono i liberali ma perdono, il voto in Olanda e lo spettro Wilders
Detto questo non basta una "calante" vittoria a mettere al riparo l'Europa dall'anti-europeismo. Se l’Europa ha sempre visto l’Olanda come un modello, come il simbolo della "globalizzazione dei diritti civili", oggi l'Europa deve pensare al Paese dei mulini ai vento come a un Paese in crisi di identità perché ha fatto guadagnare troppi seggi all'uomo della Nexit. Sciocco sarebbe pensare di fermare il vento anti-europeista con queste mani, quelle che si sono viste ieri. Si tratta solo di tempo, appare sempre più chiara l'insofferenza del popolo contro le caste globaliste, anche nella patria dei tulipani che economicamente sta molto meglio di noi (motivo per cui resiste il filone europeista).  
La vittoria di Wilders inizia a marciare, e forse non sarà neanche lui a raccoglierne i frutti: troppo concentrato solo sulla battaglia agli islamici, poco preparato su tutto il resto. 
E' chiaro (e basta leggere i social) che il popolo europeo soffre quest'Europa: sacrificando anni di conquiste (più che sociali "umane") sull'altare della globalizzazione economica senza offrire nel contempo tutela né al lavoro, né alle produzioni locali, danneggiate da una concorrenza che non è affatto leale come dicono, non si può pensare di prendere molti voti ed è chiaro che chi proporrà qualcosa di alternativo verrà visto come il salvatore della patria, rischiando così però di finire dritti dritti e presto in mano a qualche dittatura. 
Come scongiurare questo pericolo? Aprendo gli occhi e il cervello. E partendo da un semplice dato storico e si sa la storia si ripete: così come il Comunismo ha fallito il tentativo di uniformare il mondo ad un modello sociale fondato sul proletariato, oggi rischia di fallire anche il modello capitalistico basato sul solo profitto. Perché, se è vero che era folle il progetto comunista di imporre il socialismo reale, è altresì folle pensare di creare una società di tutti contro tutti, senza il rispetto delle peculiarità, delle differenze, del pensiero davvero libero e non unico. Un giorno, molto presto, rimpiangeranno tutti (anche i laicisti) l'Europa degli ospedali anche per gli indigenti, della cura del debole, di San Benedetto? Forse, ma gli stessi sbaglieranno votando un dittatore. Ecco il vero pericolo.
Come arginare lo sbilanciamento fra chi ha troppo e chi niente? Tra chi è debole e chi è forte? Compito della buona politica. Ma faccia presto: il problema è che gli europei hanno la netta sensazione che la guerra la stanno vivendo, anche se ancora non è stata combattuta. 

da Obiettivo Italia

#olanda #voto #wilders #rutte
caricamento in corso...
caricamento in corso...