Bando di gara Alitalia in serata, tre 'vie d'uscita'

17 maggio 2017 ore 17:07, Luca Lippi
La pubblicazione del bando per le manifestazioni di interesse per Alitalia è atteso per questa sera. Ovviamente tutto deve essere svolto a Borse chiuse; i tre commissari Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari stanno portandosi al ministero dello Sviluppo economico per ottenere l’autorizzazione alla pubblicazione. Le scelte operate dai commissari e incluse nella proposta, sono tre: 
-ristrutturazione; 
-vendita in blocco; o 
-vendita di beni e contratti (il temuto “spezzatino”).
La preferenza da parte dei commissari e del Governo tendono per la ristrutturazione o la vendita in blocco.
Se tutto procede come previsto (il ministro Calenda sottoscriverà il piano), da domani potranno arrivare le manifestazioni di interesse da parte di terzi, poi ci sarà l’apertura della data room per fornire le informazioni ai potenziali acquirenti. Infine, entro fine giugno, sono attese le manifestazioni di interesse non vincolanti; per luglio-agosto le offerte non vincolanti e per settembre-ottobre quelle vincolanti.
Bando di gara Alitalia in serata, tre 'vie d'uscita'
Intanto il ministro Graziano Delrio, durante l’audizione alla Commissione Lavori pubblici del Senato, ha nettamente bocciato l’ipotesi di un interesse in Alitalia da parte delle Ferrovie dello Stato: “Fs sta appena incominciando ad andare bene sulla sua strada. Ciascuno deve fare il proprio lavoro: sia Ferrovie e sia il governo. Serve un azionista industriale. È mia opinione personale che per Alitalia servano investitori di medio-lungo periodo o operatori del settore”.
Tuttavia, manca anche il piano annunciato dal Pd. Ricordiamo che il 26 aprile scorso, Matteo Renzi, nel corso del confronto su Sky con gli altri candidati alla segreteria Dem, annunciava: “Il Pd presenterà una proposta su Alitalia entro il 15 maggio”. La scadenza è passata, ma le scadenze per cose così importanti spesso slittano.
L'ex presidente del consiglio, però, è tornato a parlare di Alitalia e ha confermato che le difficoltà della compagnia sono da addebitare “ai costi eccessivi e agli errori del management”. 
Nel 2014, è stato presentato il piano industriale di Etihad che ha rilevato il 49% di Alitalia. Dopo il 2014, però, nessuno si è fatto carico di controllare come stava procedendo la “arabizzazione” della compagnia: le perdite si erano ridotte da 600 a 200 milioni, ma sulle lunghe tratte Alitalia ha continuato a pagare la forte concorrenza di altri vettori, come pure sulle rotte europee a corto e medio raggio ha dovuto scontare la concorrenza spietata delle compagnie low cost. 
La vittoria del NO al referendum interno di Alitalia, con la rivolta dei lavoratori dell’azienda, andrebbe letto anche come una resa all’evidenza dei fatti; se i risultati incassati da Etihad negli anni scorsi non hanno risolto la crisi Alitalia, e del fantomatico piano di rilancio industriale si è saputo poco e niente, eccetto che prevedeva nuovi tagli a stipendi e personale, perché i lavoratori avrebbero dovuto votarlo? Già stasera dovremmo avere notizie al riguardo.

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autore / Luca Lippi
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