Renzi, D'Alema e Bersani occhio alla maledizione della scissione

02 febbraio 2017 ore 12:13, intelligo
La minoranza Dem ha marcato stretto tutta la settimana il segretario Matteo #Renzi affinché giungesse in tempi rapidi al congresso. Ora però il mirino degli scontenti si sta spostando verso la #scissione, l’ombra nera che si affaccia sul Pd. Enrico Rossi, governatore della Toscana a IntelligoNews ha dichiarato: "Intendo candidarmi al congresso proponendo la costituzione di un’area che si ispiri al socialismo". Poi Stefano Fassina, già uscito dai dem e in Sinistra Italiana dice di guardare a D’Alema, mentre Pippo Civati manda un segnale al "vecchio Pd": “Avanti con chi ci sta, ma senza affidarci ai leader di ieri".
Insomma sono tutti decisi a proseguire il ricatto a Renzi in vista di un nuovo Ulivo, che proprio Bersani per la prima volta ha nominato ufficialmente. 
Renzi, D'Alema e Bersani occhio alla maledizione della scissione
Sembra di rivedere Alfano col "suo" Berlusconi, che ormai pare ammetta anche lui che la scissione dal Pdl è stata un mezzo fallimento. Una vera e propria maledizione che ha colpito tutte le scissioni della Seconda Repubblica e ve lo dimostriamo. 
Addio Dc per il Ccd, Cdu, Udeur, Udr…

Poi ci furono le scissioni della sinistra ex comunista e rifondarola: prima Cossuuta che fonda Rifondazione Comunista contro la svolta di Occhetto, poi Garavini che lascia Rifondazione in polemica con Bertinotti e fonda Comunisti Unitari, poi ancora Cossutta e Diliberto che fondano i Comunisti Italiani, infine Mussi e Salvi. Chi si ricorda cos’era Sinistra democratica? Forse nessuno. Come dimenticare poi la rottura fra Vendola e Ferrero. L'ex Governatore della Puglia che molla il Prc sconfitto da Ferrero e fonda Sinistra Ecologia e Libertà. 
Anche la destra tuttavia non scherza. A Fiuggi nel 1995 ci fu la rottura fra Gianfranco Fini e Pino Rauti, poi dopo il 2005 quella fra Fini e Storace che originò La Destra. In ultimo Fini che lascia il Pdl portandosi dietro trentatré deputati e dieci senatori per fondare un mostriciattolo di partito chiamato Futuro e libertà. 0,4 per cento.

Quasi tutti i partiti che dal 1994 a oggi hanno avuto rappresentanza in Parlamento, sono originati da scissioni, quello di Alfano, il Nuovo centrodestra, è soltanto l’ottantaquattresimo. Partiti che però dopo aver avuto successo sul momento con titoloni sui giornali per i riflessi più o meno determinati che sul momento hanno provocato negli equilibri parlamentari, sono poi precipitati nell'oblio più assoluto, causa lo scarso consenso elettorale. 
Eccoli elencati:
I Repubblicani europei (scissione dal Pri), l’Unione democratica dei consumatori (scissione dal Pd), Movimento politico dei cittadini (scissione comunista), l’Italia di mezzo (do you remember Follini?), l’Api di Francesco Rutelli… Ciascun partito ha la scissione che si merita che poi puntuialmente finisce male. 
Alfano sta provando a rafforzare il suo peso unendosi a Casini, ma alla fine è soltanto la sommatoria di due debolezze. Così come Ala di Verdini, dopo la rottura con Forza Italia, ha cercato di incrementare il proprio peso parlamentare unendosi al gruppo di Scelta Civica capitanato da Enrico Zanetti (peccato che quest'ultimo però si sia portato dietro soltanto una manciata di ex montiani) per portare acqua al mulino di Renzi e avere quindi più peso contrattuale per entrare nel Governo (calcolo sbagliato visto che con Gentiloni non hanno beccato nulla).   
Fra Berlusconi e Renzi la teoria dei "due forni" sembra sembra funzionare molto bene. Alfano e company lo hanno capito e chiusi nel loro fortino attendono gli eventi e forse anche la stategia più utile per non morire. 
autore / intelligo
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