Anche in permesso con la Legge 104 si più perdere il lavoro 'per giusta causa'

20 gennaio 2017 ore 16:05, Luca Lippi
L’abuso di permessi lavorativi usati come ferie, o al posto delle ferie, ormai non è più possibile, e per questo motivo, anche chi usufruisce dalla cosiddetta legge 104 non è esentato dal rischio di vedersi licenziato qualora ne abusasse.
Chi usufruisce della legge 104
Tutte quelle persone che lavorando per il pubblico o per il privato, abbiano bisogno di assistere un parente o coniuge entro il 2° e a volte 3° grado di parentela. Chiaramente il diritto decade nel momento in cui la persona disabile venga assistita da qualcuno 24 ore su 24. Recentemente la Corte Costituzionale ha deciso che i tre giorni di permesso spetterebbero anche al convivente e non solo al coniuge e che devono essere utilizzati esclusivamente per assistenza al portatore di handicap.
I permessi spettano nella misura di 3 giorni al mese e devono essere utilizzati per l’assistenza al soggetto disabile – rispetto al quale deve essere prodotta la prevista certificazione medico legale – e non per altri scopi.
Secondo una recente sentenza della Cassazione (Cass. sent. n. 54712/16.), ricercando il giusto equilibrio tra l’obbligo di assistere il familiare handicappato con il diritto del lavoratore al giusto riposo personale, si è stabilito che lo scopo dei permessi è sicuramente quello di consentire al lavoratore di prestare assistenza con maggiore continuità al familiare invalido, ma questo non esclude la sua possibilità “di ritagliarsi un breve spazio di tempo per provvedere ai propri bisogni ed esigenze personali”. Anzi, “nei giorni di permesso, l’assistenza, sia pure continua, non necessariamente deve coincidere con l’orario lavorativo”.
In definitiva, il lavoratore che usufruisce dei permessi di cui alla legge 104/1992 può organizzare, come meglio crede, l’assistenza al parente con handicap secondo orari e modalità flessibili in modo da “poter svolgere un minimo di vita sociale, e cioè praticare quelle attività che non sono possibili quando l’intera giornata è dedicata prima al lavoro e, poi, all’assistenza”.

Anche in permesso con la Legge 104 si più perdere il lavoro 'per giusta causa'

Detto questo, per chi interpretasse la sentenza come un punto a favore, invitiamo a proseguire nella lettura perché ci sono i diritti, ma anche i doveri.
Previsto il licenziamento per chi usufruisce della Legge 104
Il lavoratore che usufruisce della legge numero 104 del 1992 può essere licenziato qualora abusi delle giornate di permesso. Se è vero, che non esiste più (a seguito di una recente riforma Art. 24 della legge 183/2010) l’obbligo dell’assistenza continuativa dell’invalido durante l’intera giornata (e, quindi, non bisogna stare con lui per tutto l’arco delle 24 ore) è anche vero che il dipendente non può neanche sfruttare l’integrale giornata per fare una gita o altre attività che escludano completamente l’assistenza al familiare disabile. 
Ad esempio è colpevole il lavoratore che, avendo chiesto e ottenuto di poter usufruire dei giorni di permesso retribuiti, li utilizzi per recarsi all’estero in viaggio di piacere, non prestando, quindi, alcun genere di assistenza. In tali casi scattano due gravi conseguenze:
-il reato di truffa ai danni dello Stato, visto che viene percepito denaro pubblico in modo indebito (la retribuzione delle giornate di permesso, sebbene anticipata dall’azienda, viene alla fine sostenuta dall’Inps);
-il licenziamento per giusta causa (ossia senza il preavviso) da parte del datore di lavoro.
Secondo il recente indirizzo della Cassazione, il lavoratore, pur non essendo obbligato a prestare assistenza alla persona handicappata nelle ore in cui avrebbe dovuto svolgere attività lavorativa, non può, tuttavia, utilizzare quei giorni come se fossero giorni di ferie, senza quindi prestare alcuna assistenza al disabile. Infatti “da nessuna parte della legge si evince che, nei casi di permesso, l’attività di assistenza deve essere prestata proprio nelle ore in cui il lavoratore avrebbe dovuto svolgere la propria attività lavorativa”.
Nel 2010, la legge 104 è stata modificata, in quanto sono stati cancellati i requisiti della “continuità ed esclusività” dell’assistenza per fruire dei permessi mensili retribuiti. Ciò nonostante, i permessi “non possono e devono essere considerati come giorni di ferie (…), ma solo come un’agevolazione che il legislatore ha concesso a chi si è fatto carico di un gravoso compito, di poter svolgere l’assistenza in modo meno pressante e, quindi, in modo da potersi ritagliare in quei giorni in cui non è obbligato a recarsi al lavoro, delle ore da poter dedicare esclusivamente alla propria persona”.

autore / Luca Lippi
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