Ius Soli per fiducia: Alfano ci ripensa ma è rebus Formigoni

20 settembre 2017 ore 10:29, Americo Mascarucci
A che punto è lo Ius Soli? C'è la possibilità che possa essere approvato entro la fine della legislatura? In queste ore da parte del Partito Democratico è ripartito il pressing su Alternativa Popolare per convincere Angelino Alfano a votare il testo come già fatto alla Camera nel 2015. Il segretario di Ap, che ha ritrovato sintonia con Matteo Renzi come dimostra l'intesa raggiunta in Sicilia sulla candidatura a governatore di Fabrizio Micari, sarebbe quasi convinto di dare il via libera al provvedimento, ma sarebbe contrario al voto di fiducia perché teme di spaccare il partito. Avrebbe chiesto inoltre ulteriori mitigazioni del testo trasformandolo da Ius Soli in Ius Culturae. 
I senatori che fanno riferimento a Roberto Formigoni hanno ribadito di non essere disponibili a votare lo Ius soli anche con il voto di fiducia perché in questo momento sarebbe controproducente dal punto di vista elettorale: ma Alfano non può restare indifferente ai richiami della Conferenza episcopale e si trova quindi di fronte ad un bivio.
Maurizio Lupi da questo punto di vista è stato chiaro: "Su una legge così importante non si può fare una forzatura inutile come l'introduzione della fiducia, a meno di non voler trasformare, a fine legislatura, il Senato in un'arena facendo di un importante provvedimento una bandierina politica che le varie tifoserie possono sventolare in campagna elettorale". 
Il leader di Ap è però anche consapevole del fatto che l'unico modo per tentare di far passare il provvedimento è mettere la fiducia. Tirare dritto quindi sul No, o rivedere la posizione rischiando di andare alla rottura con parte del suo gruppo? E se Formigoni e company decidessero come già accaduto di non votare la fiducia, i numeri ci sarebbero ugualmente?
Ius Soli per fiducia: Alfano ci ripensa ma è rebus Formigoni

SOCCORSO ROSSO
Di sicuro arriverebbero i voti di Mdp e Sinistra Italiana con o senza la fiducia. Il leader di Campo Progressista Giuliano Pisapia ha inviato due distinte lettere pubblicate l'una su Repubblica, l'altra sul Corriere della Sera, ribadendo la necessità di votare al più presto lo Ius Soli. "Sarebbe un atto di civiltà contro la resa allo spirito dei tempi - ha detto Pisapia - la prova che siamo capaci di riprendere quell'egemonia culturale che la sinistra, l'associazionismo laico e cattolico, il civismo e la tradizione liberale, sembrano aver smarrito, per questo è da qui che vogliamo ripartire".
Dunque semaforo verde allo Ius Soli. Non a caso erano state proprio le foze di sinistra all'indomani dell'annuncio del capogruppo Dem Zanda di ritirare l'esame dello Ius Soli dal calendario dei lavori a Palazzo Madama a criticare il Governo per la decisione di non porre la fiducia.

LE BARRICATE DELLA LEGA
Dal centrodestra invece si annuncia battaglia dura e anche questo sta mettendo in difficoltà i centristi della maggioranza che temono di rafforzare Salvini consentendo l'approvazione dello Ius Soli. Invece dentro Ap c'è chi vorrebbe intestarsi a pieno titolo la paternità di aver bloccato una legge che in questo momento, stando ai sondaggi, la maggioranza degli italiani sembrerebbe non gradire.
"Se provano a iniziare a pronunciare la parola ius soli blocchiamo il Parlamento. E se non basta bloccarlo dentro lo blocchiamo fuori" ha minacciato il leader del Carroccio. E se l'appello del direttore di Avvenire Marco Tarquinio ai parlamentari di Ap e Forza Italia a rivedere il loro No ha fatto quasi breccia nella coscienza di Alfano, non si può dire altrettanto degli azzurri dove nessun passo indietro sullo Ius Soli è al momento in programma. 
"Lo ius soli è un provvedimento normativo capestro, inutile, dannoso e lontano anni luce dalla realtà del nostro Paese" attacca il capogruppo alla Camera Renato Brunetta. E spiragli non sembrano venire neanche dalla corrente moderata dei forzisti. 
Antonio Tajani infatti ha specificato: " La questione dello ius soli deve essere affrontata a livello europeo perché quando una persona diventa cittadino italiano, è allo stesso tempo anche cittadino europeo -ha spiegato il presidente del parlamento europeo -  Il tema va condiviso con tutti i Paesi membri e non affrontato in questo momento, ma dopo le elezioni. È una questione molto delicata e non va strumentalizzata perché a rimetterci sono soltanto i cittadini".

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