Mps, sos Padoan: "20 milioni contro il bail-in". Ue d'accordo

21 dicembre 2016 ore 23:59, Luca Lippi
Il Mps non riesce da solo a completare l’aumento di capitale da 5 miliardi entro il 31 dicembre, e preventivamente il ministro Padoan ha chiesto ufficialmente di avviare la discussione con procedura d’urgenza per il sostegno pubblico, non solo al Monte Paschi.
In sostanza il ministro non vuole correre il rischio bail-in e lo ha spiegato molto chiaramente, ma è utile ribadirne il concetto per chiarire lo stato di necessità.
Perché dal Mef si chiede il decreto per varare l’aiuto di stato alle banche?
In sostanza, un conto è che fallisca una banca locale, altro conto che a fallire sia una banca di dimensioni e diffusione sul territorio di primaria importanza. Ovviamente il ministro chiede un importante sacrificio a debito per salvare Mps ma non solo. Dopo l’esperienza di quanto accaduto con le note quattro banche nello scorso anno, oggi il Mef deve tutelare l’Economia del paese e il risparmio che ne è parte integrante.
Far fallire una banca significa bruciare risparmi di privati incolpevoli e soprattutto significa immobilizzare ogni attività di finanziamento per aziende e imprese che si troverebbero senza liquidità, costrette a chiudere senza alcuna possibilità di sperare un destino diverso.
Monte paschi è una banca enorme rispetto alle realtà locali, e il danno sarebbe difficilmente riparabile, per questo motivo Padoan chiede l’intervento dello stato.
Il consiglio dei ministri per approvare il decreto dovrebbe arrivare venerdì, ma non si escludono del tutto tempi più rapidi in caso di bisogno.

Mps, sos Padoan: '20 milioni contro il bail-in'. Ue d'accordo

Prima, però, come sottolinea ilSole24ore, serve appunto l’ok del Parlamento al nuovo debito, e di questo si è discusso ieri nelle commissioni. La relazione, ha spiegato Padoan, parla di un aumento una tantum del debito “fino a 20 miliardi”, cifra che si spiega con un’ottica “precauzionale”. Tradotto: non è detto che il governo debba effettivamente utilizzare tutta la dote, che modifica il fabbisogno e il saldo netto da finanziare ma non il percorso di aggiustamento strutturale dei conti pubblici. Saranno gli eventuali provvedimenti successivi a destinarne una quota a questo o a quell’istituto in difficoltà. 
Il sistema nel suo complesso, rivendica Padoan, mostra “una tenuta generale e non è assolutamente sull’orlo del baratro” (definizione emersa nel dibattito in commissione dalle parti dell’opposizione), ma presenta casi critici che possono aver bisogno dell’aiuto pubblico sul capitale o sulle emissioni di liquidità: due “strumenti standard” in questi casi, secondo Padoan, che oggi non sono a diretta disposizione del governo a causa dell’evoluzione delle regole Ue.
Il bail-in
Senza il sostegno pubblico straordinario per gli aumenti di capitale necessari a rispettare le soglie della vigilanza ma non attuabili sul mercato, il bail-in serve al governo anche per rivendicare l’ottica “salva-risparmio” della rete pubblica, come da etichetta usata dal premier Gentiloni. 
Nel caso del Monte dei Paschi, l’insuccesso del mercato porterebbe con sé il burden sharing a carico degli obbligazionisti subordinati, con la conversione volontaria dei titoli a prezzi più bassi rispetto a quelli riconosciuti dal meccanismo volontario in scadenza oggi. 
Per i piccoli investitori, però, il decreto dovrebbe mettere in campo strumenti di rimborso, riconosciuti anche dall’Unione europea quando il titolo venduto non corrisponde al profilo di rischio di chi lo ha comprato. Anche su questo punto la “riservatezza” del ministro è dettata dall’esigenza di non intervenire a operazione di mercato aperta, ma anche all’interno di questi binari stretti qualche conferma importante è arrivata, il ministro Padoan ha detto: “Le operazioni di salvaguardia del risparmio hanno natura specifica e per questo non sono entrato nel dettaglio, ma ciò non vuol dire che il problema non si ponga”.
Tra domani e venerdì arriverà il decreto, che il governo ha intenzione di varare anche a prescindere dal caso MPS per risolvere le altre questioni bancarie ancora aperte, che sarà trasmesso immediatamente al Parlamento come chiesto dal presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia (Pd).

autore / Luca Lippi
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