Dietro lo strappo di Errani con Governo e Pd: "Terremoto" per Renzi-Gentiloni

22 febbraio 2017 ore 17:23, Americo Mascarucci
"Sì, se le cose non cambiano vado via. E sabato pomeriggio spiegherò perché a Ravenna, nella mia sezione, com’è giusto che sia". A parlare è Vasco Errani, ex Governatore dell'Emilia Romagna e attuale commissario per la Ricostruzione post-terremoto nel Centro Italia. Incarico ricevuto dall'ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Quella formula "se le cose non cambiano" assomiglia tanto al maldestro tentativo di nascondere una decisione già presa, e che in sostanza dovrà essere soltanto ratificata. Anche perché cosa potrebbe cambiare in due giorni?

Le ragioni 
Errani dunque lascia il Pd e la sua è un'altra uscita che farà rumore. Nonostante sia quasi scontata considerando la vicinanza storica di Errani a Pierluigi Bersani, in pochi sembravano pronti a scommettere che anche lui avrebbe optato per la via del divorzio. In primis perché, stando a chi lo conosce, l'ex Governatore è stato sempre un mediatore di professione e in secondo luogo in virtù del delicato incarico che è stato chiamato a ricoprire per volontà del precedente Governo, quello appunto di commissario per la ricostruzione post sisma nel Centro Italia.
La sua scelta, motivata dall'ex Premier Renzi per le indubbie capacità dimostrate da Errani come commissario della ricostruzione in Emilia Romagna, secondo molti nascondeva in realtà una sorta di "contentino" per la minoranza Dem in quel momento lacerata al proprio interno fra chi sosteneva il sì al referendum costituzionale e chi invece spingeva per il No (linea che poi ha preso il sopravvento).

Gli scenari
Adesso se Errani metterà davvero in pratica quanto minacciato, lascerà il Pd e seguirà Bersani, Speranza e company nel nuovo progetto politico, si potrebbe aprire un braccio di ferro fra Renzi e Gentiloni sulla sua permanenza nell'incarico di commissario del Governo per la ricostruzione. 
Braccio di ferro che in questo momento non converrebbe specialmente a Palazzo Chigi che ha tutto l'interesse a non incrinare i rapporti con gli scissionisti. Se i "bersaniani" dovessero mettersi di traverso nei confronti del Governo infatti, Gentiloni potrebbe avere grosse difficoltà ad andare avanti considerando anche quanti nel Pd, e nel fronte renziano in particolare, non hanno scartato del tutto l'idea di andare a votare a giugno accelerando la crisi di Governo e il crollo di una maggioranza debole soprattutto in Senato.  
A meno che non sia lo stesso Errani a togliere la patata bollente dalle mani di Gentiloni rassegnando le dimissioni. Ipotesi anche questa che Gentiloni preferirebbe scongiurare.
In ogni caso, qualora Errani rassegnasse le dimissioni o venisse sostituito a farne le spese sarebbero i terremotati del Centro Italia. Inevitabilmente infatti l'iter della ricostruzione subirebbe stop e rallentamenti di cui francamente nessuno sente il bisogno. 
#errani #pd #scissione 

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