Ora l'Ue chiede la tassa sulla prima casa per i ricchi: è effetto patrimoniale

22 maggio 2017 ore 10:42, Luca Lippi
Da Bruxelles è arrivato l’invito di reintrodurre la tassa sulla prima casa per i proprietari ad alto reddito. E così torniamo a: ‘E' l’Europa che ce lo chiede’, tant’è che subito (quindi oggi stesso), nel pacchetto di “raccomandazioni specifiche per Paese” che verrà diffuso alle 11.30, al primo punto della lista, Bruxelles dirà all’Italia che la manovra per il prossimo anno dovrà portare a uno sforzo di bilancio ‘robusto’, senza però entrare nel merito delle cifre. 
La trattativa probabilmente sarà rimandata a settembre prossimo, intanto però sembrerebbe che la Commissione indicherà già nel dettaglio alcune misure concrete da prendere: reintroduzione dell’Imu sulla prima casa (ma solo per le famiglie sopra un certo reddito), riforma del catasto, ampliamento dell’obbligo di fatturazione e di pagamento elettronici.
Ora l'Ue chiede la tassa sulla prima casa per i ricchi: è effetto patrimoniale
Contestualmente, le Raccomandazioni di oggi serviranno a certificare il via libera alla manovra correttiva approvata dal governo (0,2% del Pil). Promosso anche il Programma delle Riforme e nessuna contestazione sugli investimenti non fatti nel 2016: la Commissione ha accolto le motivazioni dell’Italia e la flessibilità ottenuta non sarà più in discussione.
Nel dettaglio: Bruxelles chiederà all’Italia di spostare l’imposizione fiscale dai fattori di produzione (per esempio le imposte sul lavoro) ai fattori che hanno meno impatto sulla crescita (come la tassa sulla prima casa per i redditi alti). E inviterà a ridurre la spesa pubblica. Tutto questo perché da qui a ottobre bisognerà trovare tra i 5 e i 10 miliardi.
Tradotto: i Paesi come l’Italia dovrebbero fare uno “sforzo strutturale” pari allo 0,6% del Pil, poco più di 10 miliardi nel nostro caso. Ma il confronto interno alla Commissione ha portato a una linea più morbida che permetterà di prendere in considerazione le circostanze particolari. Nelle raccomandazioni verrà infatti scritto che lo sforzo richiesto all’Italia dovrà essere ‘robusto’ per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche, ma non dovrà pregiudicare la crescita. 
Per Padoan è solo un primo passo: in sostanza, il nostro ministro aveva chiesto di raccogliere le esortazioni di Bruxelles a patto che la Commissione considerasse la sostenibilità delle finanze pubbliche e quindi senza pregiudicare la crescita. Il secondo passo sarà quello di convincere gli altri colleghi ministri economici a rimettere mano alla tabella allegata al Patto di Stabilità che stabilisce l’entità delle correzioni dei conti pubblici. A tale proposito oggi è in programma una riunione dell’Eurogruppo e gli occhi sono puntati sul bilaterale tra Bruno Le Maire, il nuovo ministro francese, e l’omologo tedesco Wolfgang Schaeuble: il loro confronto servirà a capire quali margini ci sono per il futuro.
Tra le altre raccomandazioni all’Italia, Bruxelles metterà l’accento sulla lunga durata delle cause civili che va ridotta, sulla necessità di insistere nella lotta alla corruzione, sul processo di riforma della pubblica amministrazione che va portato avanti e sull’esigenza di migliorare l’efficienza delle aziende pubbliche. 
Nello stesso ‘pacchetto di raccomandazioni’ si leggerà di migliorare gli interventi per i disoccupati, in modo da favorire il loro reinserimento nel mondo del lavoro. Ci sarà un focus sui non-performing loans, i crediti bancari deteriorati: il problema delle insolvenze verrà sottolineato per molti Paesi, non solo l’Italia.
In conclusione, La trattativa complessiva viene rimandata all’autunno, ma da qui a ottobre bisogna trovare tra i 5 e i 10 miliardi. Uno sforzo di bilancio robusto per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche, ma che non dovrà pregiudicare la crescita, speriamo. 

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autore / Luca Lippi
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