Ue, conto alla rovescia per la manovra dell’Italia: o correzione o stangata

23 febbraio 2017 ore 15:19, Luca Lippi
La commissione europea ha espresso disappunto sulla prima lettera inviata dal ministro Padoan, in relazione alla questione dell’eccessivo debito e del richiamo da parte della Ue. Tuttavia si è dichiarata soddisfatta per quanto riguarda le lettere inviate dal governo italiano l'1 e il 7 febbraio, al cui interno sono presenti impegni in linea con quanto richiesto.
In concreto, però, il risultato finale non cambia, se il governo del nostro paese non dovesse attuare in un modo giudicato "credibile" tutte le misure atte a correggere di almeno lo 0,2% del Pil, e non lo dovesse fare entro il prossimo mese di aprile, la commissione stessa si troverà nelle condizioni di non poter considerare rispettata la regola del debito.
Si legge nel rapporto Ue che la situazione italiana potrebbe anche creare rischi per gli altri Paesi. Ad esempio, se si dovessero bloccare le riforme nel nostro Paese, a rischiare una contrazione sarebbe il Pil dell'eurozona. Il documento precisa che una simulazione ha evidenziato, in caso di temporaneo shock di fiducia inerente gli investimenti produttivi in Italia, una possibile riduzione del Pil reale dell'1% nel primo anno e di un altro 0,6% nel secondo. Fiducia legata, in questo caso, a un eventuale arresto nel processo delle riforme strutturali.
Il commissario europeo agli affari economici Pierre Moscovici ha dichiarato in conferenza stampa di nutrire fiducia circa il rispetto delle regole da parte dell'Italia, questo anche alla luce di un incontro con Padoan avvenuto lunedì. E il ministro, su Twitter, ha spiegato che i primi effetti delle riforme sono già visibili, anche se occorre fare di più. Per il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis sarebbe già possibile oggi aprire una procedura per debito eccessivo, ma si attenderà comunque aprile.

Ue, conto alla rovescia per la manovra dell’Italia: o correzione o stangata

IL RAPPORTO UE
Nel rapporto si legge: “La Commissione non prevede che l’Italia soddisfi la regola del debito né nel 2016, né nel 2017”. L’Italia ha avuto per il 2017 un margine dello 0,32% del Pil per migranti e terremoti, ma non basta: avrebbe dovuto fare un miglioramento dello 0,6% del Pil nel 2017 e invece ha programmato un peggioramento dello 0,4%, uno scarto di un punto pieno, di qui la richiesta della Commissione di una correzione dello 0,2%. 
Il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici ha dichiarato: “Spero e ho fiducia sinceramente che questi impegni possano essere realizzati in tempo”. A Bruxelles nutrono dubbi su alcuni aspetti delle misure preventivate dal Tesoro. Ad esempio sullo 'split payment' (che prevede che l’Iva delle fatture a enti pubblici sia versata direttamente da questi ultimi all’erario, per ridurre l’evasione fiscale), da cui il governo prevede un gettito di un miliardo quest’anno. Il problema è che serve il via libera unanime dell’Eurogruppo, in quanto è una deroga alla direttiva sull’Iva. 

CLAUSOLE DI SALVAGUARDIA
Non dovrebbe essere un problema, ma Bruxelles vorrebbe comunque una clausola di salvaguardia (tipo l’aumento di accise) nell’eventualità che l’Eurogruppo dica di no. Così come ci sono dubbi sui 900 milioni di tagli di spesa indicati dal Tesoro, visto che il titolare Pier Carlo Padoan ha escluso la riduzione di esenzioni fiscali e dei tassi ridotti dell’Iva.
Nel mirino è anche il 2016. Per quell’anno l’Italia ha goduto di altri margini per un totale di 0,35% del Pil vincolati però alla realizzazione di investimenti e di riforme, mentre entrambi hanno segnato il passo. La Commissione, dopo le previsioni di primavera, potrebbe decidere dunque di aprire una procedura anche relativa a quell’anno. 
E non finisce qui, c’è il capitolo riforme. Afferma sempre Moscvici: “Ci sono segnali incoraggianti che vanno sottolineati: occupazione, dualismo del mercato del lavoro. Riforme significative nel settore bancario, amministrativo, della giustizia. La materializzazione di queste riforme prende tempo”. Solo che, ha aggiunto, “allo stesso tempo abbiamo notato che sembra esserci un rallentamento nello sforzo di riforme” nella seconda metà del 2016. 
Un rallentamento, scrive la Commissione, dovuto a “sviluppi interni”. Un giudizio evidenziato nel rapporto sull’Italia (come su altri Paesi) sugli squilibri macroeconomici. 
Sempre nel rapporto Ue si leggeL’alto livello di debito del governo e una dinamica protratta di debole produttività implicano rischi con rilevanza transfrontaliera in prospettiva, in un contesto di alti crediti deteriorati e disoccupazione”. Per la prima volta Bruxelles ha assegnato una “clausola di rendezvous” all’Italia, cioè la Commissione analizzerà con particolare attenzione il Piano nazionale di riforma che Roma (come tutti gli altri stati membri) dovrà inviare a Bruxelles entro fine aprile. Se non sarà sufficiente, la Commissione ne chiederà uno migliorato con riforme più ambiziose, altrimenti scatteranno multe salate. Dombrovskis ha avvertito che tutte le opzioni sono aperte, anche una procedura” per squilibri macroeconomici. Finora, non c’è mai stata per nessuno.

IN CONCLUSIONE
Non correggere immediatamente sarebbe una sventura perché le procedure di infrazione sarebbero più di una, ma come la mettiamo col Fiscal Compact? Entro il 2018 dobbiamo mettere a posto i conti definitivamente. Fatichiamo a trovare 3,4 miliardi!

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autore / Luca Lippi
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