Padoan al Financial Times su Ue e crisi Euro: "Via austerity o danni"

26 maggio 2017 ore 10:20, Luca Lippi
Padoan ha dichiarato al Financial Times: Il paradigma dell’austerità porterà all’aggiustamento dannoso”: il messaggio sembra criptico, ma è solo ‘banchese’ e proponiamo la traduzione seguendo la logica delle sue affermazioni all’interno dell’intervista rilasciata dal ministro al principale giornale economico-finanziario del Regno Unito ed uno dei più antichi, autorevoli e letti del mondo. 
I ministri delle finanze dei cosiddetti G7 si sono incontrati a Bari, ne abbiamo scritto qui e in quell’occasione il nostro Padoan si deve essere confrontato con l’omologo francese per discutere delle politiche europee. Affermiamo questo perché le affermazioni di Padoan di cui andremo ad esaminare i passaggi salienti sono il frutto di un confronto con ‘qualcosa di nuovo’ e questo è individuabile solamente nell’elezione di Macron in Francia
Oggi dunque Parte il G7 di Taormina, che nella sostanza è solamente una carrellata di burocrati e rappresentanti che discutono di tutto e del contrario di tutto (in 48ore non si può decidere alcuna sorte internaionale) quindi il G7 più importante è quello finanziario, e si è svolto a Bari. 
Il ministro Padoan deve aver cercato una sponda Oltralpe per condividere le politiche europee del prossimo futuro. Questa è stata l’occasione per parlare dei problemi legati al paradigma dell’austerità, della necessità di crescita e persino della possibilità della fine dell’euro senza un cambio di rotta.
Padoan al Financial Times su Ue e crisi Euro: 'Via austerity o danni'
Il titolare del Mef ha avvertito l’Europa dei rischi che si potrebbero correre se ci si limitasse a politiche fiscali restrittive perché correremmo gli stessi rischi del 2010 e del 2011”. A cinque anni di distanza è ormai pacifico, anche per Padoan, che l’austerity è stata controproducente e tutti, o quasi, concordano che senza gli effetti devastanti sull’economia oggi gli indici di finanza pubblica sarebbero migliori. Sicuramente quelli dell’Italia, che ha subito prima una recessione senza precedenti e poi le sue conseguenze sul sistema bancario: cinque anni di depressione e crisi di fiducia grazie all’austerity.
Ricordiamo che le conclusioni di Padoan sono la conseguenza diretta della richiesta avanzata da Macron di un budget comune europeo che riduca le differenze tra le economie, perché, afferma il ministro delle finanze italiano: “Queste divergenze hanno creato le tensioni di cui ha sofferto l’Italia recentemente”. Padoan aggiunge: “L’incubo dell’elettore medio tedesco è perdere i soldi dandoli ai terribili europei del sud. Siamo seri: la storia ci dice che l’integrazione monetaria richiede qualche forma di redistribuzione. Altrimenti l’aggiustamento che verrà presto o tardi sarà molto più dannoso per tutti i Paesi”.
Dunque, dice Padoan, non può esserci un’unione monetaria, con la stessa valuta, la stessa banca centrale e le stesse leggi in cui ci sono Paesi con la disoccupazione al 25% e altri al 5%, in cui alcuni hanno un surplus finanziario e altri un deficit.

Il ragionamento di Padoan -  Sottolinea che le crescenti tensioni in Europa sono il frutto di conseguenze causate da una rigidità che non trova riscontri in una omogeneità politica e fiscale. In sostanza l’Europa è attualmente un coacervo di Paesi diversi senza nessun meccanismo di redistribuzione interna e quindi assolve la moneta unica che è anch’essa vittima di questa politica insensata. “L’aggiustamento dannosodi cui parla Padoan senza la redistribuzione si chiama rottura dell’euro.
La ricetta del ministro è quella di fare allineare (leggi ulteriore cessione di sovranità)  i Paesi del Sud Europa a condizione che simultaneamente si compia concretamente lo spostamento del carico della crescita e della redistribuzione sull’Europa. È piuttosto normale che in assenza di questa simultaneità nessun governo è disposto a cedere ulteriore sovranità, non ci sono garanzie!
Padoan al Financial Times su Ue e crisi Euro: 'Via austerity o danni'

Dal punto di vista politico - E' piuttosto ovvio che il cittadino tedesco non accetti che l’Europa raccolga tasse per dare un sussidio di disoccupazione a un greco o per costruire una fabbrica o un ponte ad Atene, come faceva un Veneto per la Calabria, ma questo è problema facilmente risolvibile se solo ci si mettesse intorno a un tavolo e stilare un documento nel quale siano tracciate le linee per fare emergere tutti vantaggi goduti dalla Germania e dalla Francia durante tutti questi anni di politiche insensate e a senso unico perpetrate ai danni delle economie meno elastiche e con tanto da perdere rispetto a chi (prima dell’unione) storicamente non ha mai avuto niente se non un disegno per depredare chi ha accettato ciecamente di farsi derubare in cambio di qualcosa che la storia ci renderà noto in futuro. 
Al di fuori di questo è pura follia ipotizzare che la distanza tra Grecia e Germania si possa accorciare quando, via austerity, è ormai chiaro a tutto il mondo che può solo allargarsi.

Caso Germania - Proseguendo nella lettura dell’intervista del Financial Times, si legge che senza questo cambiamento non solo l’euro finisce, ma finisce malissimo con la Germania circondata dalle macerie in Italia, Spagna, Portogallo, Grecia (140 milioni di europei, mezza Europa) e forse anche in Francia. Se l’Italia accetta di inserire in Costituzione il pareggio di bilancio trasferendo sovranità alla Germania via Europa, la Germania deve accettare che l’Europa tassi i tedeschi per pagare i sussidi di disoccupazione, deve accettare che i greci abbiano qualcosa da dire sulle tasse dei tedeschi esattamente come i tedeschi decidono le riforme in Grecia. Altrimenti la Germania si tiene, lecitamente, i suoi soldi e l’Italia ritorna alla lira con cui ha dimostrato di saper vivere benissimo con i suoi pregi e i suoi difetti.

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autore / Luca Lippi
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