Renzi accusa D'Alema per la scissione: la conversione Pd secondo Matteo

27 febbraio 2017 ore 13:30, Andrea De Angelis
Ci sono scissioni che la scissione non conosce. Ci sono ragioni, questo sì, che invece sono note a chi segue da vicino il Partito Democratico. Quella scissione, come ha detto su IntelligoNews più di una voce intervistata a proposito nelle ultime settimane, è già avviata da tempo. "Il Pd è già finito", ha avuto modo di dire ad esempio Cacciari prima della Direzione in cui forse come mai prima d'ora è maturata l'idea di mettere la parola fine dopo un decennio al progetto politico che fuse Ds e Margherita. Ora però l'ex segretario del Pd, nonché il favorito per le primarie del prossimo 30 aprile, vede in un personaggio politico ben preciso l'artefice di quanto è accaduto. Della scissione appunto. 

Renzi accusa D'Alema per la scissione: la conversione Pd secondo Matteo
RENZI PUNTA IL DITO CONTRO D'ALEMA
"A me dispiace molto perché abbiamo fatto di tutto per evitare che chiunque se ne andasse, ma abbiamo avuto l'impressione che fosse un disegno già scritto. Scritto, ideato e prodotto da Massimo D'Alema", dice l'ex premier a "Che tempo che fa" su Rai 3. "Possono chiedermi di dimettermi, di rinunciare alla poltrona ma non di rinunciare a un ideale", aggiunge nel salotto di Fazio. 
"Un valore che la sinistra deve avere è di sapere accettare che se all'interno del proprio schieramento qualcuno vince la competizione interna, anche se non viene dalla stessa storia dei capi di prima, ha tutto il diritto a poter fare il proprio lavoro. Non sto dicendo che chissà chi vince le prossime primarie, io sto dicendo che chi vince non può avere dal giorno dopo quelli che gli fanno la guerra all'interno, che per tre anni e mezzo non hanno buttato giù il rospo", ha detto ancora l'ex premier.

IL PENSIERO DI D'ALEMA
Esattamente dieci giorni fa, in quel di Lecce, D'Alema parlò già da ex Pd. "La scissione non è un dramma o una tragedia. Certo non è una festa, ma è anche l’inizio di un processo di costruzione di un nuovo centrosinistra". "Renzi sa che sul lungo periodo può perdere tutto, e dunque accelererà. L’uomo ha ambizioni modeste, sa bene che non prende il 40 per cento, e punta a portare in Parlamento un gruppo di fedelissimi che gli ubbidiscano", disse D'Alema, lasciando intendere che non ci sarebbe stato un congresso vero. E ancora, parlando di "deriva neocentrista del Pd", l'ex premier lasciò intendere che in quel Pd non c'era più spazio per lui. Anzi aggiunse che sarebbe servito un movimento che “tenga aperta la prospettiva di una ricomposizione unitaria”: “Un movimento di questo tipo può raccogliere quelli che non votano più, quelli che non voterebbero mai più il Pd di Renzi, ne conosco svariate migliaia, e sarebbe in grado anche di contendere l’elettorato ai Cinque stelle". Con buona pace di Renzi.
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